PROCESSO CaRDIOLOGIA
Da indagata a prof. in università Usa: «Ecco la mia verità»
Da specializzanda in cardiologia al Policlinico - indagata nella maxi-inchiesta, poi prosciolta - a professoressa universitaria di cardiologia negli Stati Uniti. A raccontare la sua stupefacente...
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Da specializzanda in cardiologia al Policlinico - indagata nella maxi-inchiesta, poi prosciolta - a professoressa universitaria di cardiologia negli Stati Uniti. A raccontare la sua stupefacente autobiografia professionale ieri mattina in aula nel corso del maxi processo “Camici sporchi” è arrivata da oltreoceano la professoressa Fabiana Rollini.
Oggi è docente all’Università della Florida di Jacksonville, è a capo di una struttura di ricerca e tiene lezioni e convegni. “Ieri” era una specializzanda a contratto sotto la professoressa Maria Grazia Modena. Ma la sua storia ha origini ancora più lontane. È partita dal basso: originaria di San Prospero, diplomata al Deledda come maestra d’asilo, solo grazie alla sua tenacia mentre lavorava da infermiera al Policlinico ha studiato Medicina a Modena, si è laureata e ha potuto proseguire gli studi. Arrivando, in un certo senso attraverso la sua disavventura giudiziaria a lieto fine, a doversene andare dall’Italia e trovando chi apprezzava le sue qualità.
La Rollini ha raccontato ai giudici del Secondo Collegio del Tribunale che la sua attività a Emodinamica iniziò dopo la morte del dottor Geraci. Fece in tempo a vedere un possibile successore che però sparì senza apparente motivo. Poi arrivò Giuseppe Massimo Sangiorgi e divenne direttore di Emodinamica. «Prima di lui, capo pro tempore era il dottor Rosario Rossi. Si faceva routine. Ricordo che c’era una sola sperimentazione. Poi l’arrivo di Sangiorgi sconvolse tutto. Iniziarono tanti studi, si facevano riunioni, si parlava continuamente degli aggiornamenti su quello che era in programma, si predisponevano dati e pubblicazioni, prendevamo confidenza con attrezzatura e apparecchiature. In poco tempo entrammo all’interno di un mondo per noi studenti fin ad allora sconosciuto. Un mondo dinamico e al passo con la ricerca che poi ho ritrovato negli Stati Uniti e che per me oggi è la quotidianità». Tutto cambia quando nell’aprile 2011 Sangiorgi se ne va. «Si creò una situazione caotica - spiega la Rollini - venimmo a sapere dai giornali che era stato nominato Rossi come responsabile di Emodinamica. Ci rimasi male: non ci aveva detto nulla. Così con un collega andai nel suo ufficio e gli chiesi cosa stava succedendo». Rossi era alterato, racconta l’ex specializzanda. «Arrivò a dire: “Sappi che non mi fermerò finché non vedrò la Modena strisciare per terra”. Prese un plico di fogli. Erano di noi specializzandi. “Quante ore, eh?”, disse. Poi finì la conversazione».
Parlando della sua esperienza clinica, la Rollini ha lanciato un’accusa pesante contro i colleghi che sono i principali accusatori al processo: «Facendo il turno dalle 20 alle 8 di mattina mi capitò di restare da sola perché Rossi e Sgura erano di sotto a fare la libera professione durante l’orario di lavoro». Quanto a Sangiorgi e alle sperimentazioni, ha ribadito più volte che era lui a gestire tutto, anche i rapporti col Comitato Etico («Non sapevo neanche cosa fosse»). (c.g.)
Oggi è docente all’Università della Florida di Jacksonville, è a capo di una struttura di ricerca e tiene lezioni e convegni. “Ieri” era una specializzanda a contratto sotto la professoressa Maria Grazia Modena. Ma la sua storia ha origini ancora più lontane. È partita dal basso: originaria di San Prospero, diplomata al Deledda come maestra d’asilo, solo grazie alla sua tenacia mentre lavorava da infermiera al Policlinico ha studiato Medicina a Modena, si è laureata e ha potuto proseguire gli studi. Arrivando, in un certo senso attraverso la sua disavventura giudiziaria a lieto fine, a doversene andare dall’Italia e trovando chi apprezzava le sue qualità.
La Rollini ha raccontato ai giudici del Secondo Collegio del Tribunale che la sua attività a Emodinamica iniziò dopo la morte del dottor Geraci. Fece in tempo a vedere un possibile successore che però sparì senza apparente motivo. Poi arrivò Giuseppe Massimo Sangiorgi e divenne direttore di Emodinamica. «Prima di lui, capo pro tempore era il dottor Rosario Rossi. Si faceva routine. Ricordo che c’era una sola sperimentazione. Poi l’arrivo di Sangiorgi sconvolse tutto. Iniziarono tanti studi, si facevano riunioni, si parlava continuamente degli aggiornamenti su quello che era in programma, si predisponevano dati e pubblicazioni, prendevamo confidenza con attrezzatura e apparecchiature. In poco tempo entrammo all’interno di un mondo per noi studenti fin ad allora sconosciuto. Un mondo dinamico e al passo con la ricerca che poi ho ritrovato negli Stati Uniti e che per me oggi è la quotidianità». Tutto cambia quando nell’aprile 2011 Sangiorgi se ne va. «Si creò una situazione caotica - spiega la Rollini - venimmo a sapere dai giornali che era stato nominato Rossi come responsabile di Emodinamica. Ci rimasi male: non ci aveva detto nulla. Così con un collega andai nel suo ufficio e gli chiesi cosa stava succedendo». Rossi era alterato, racconta l’ex specializzanda. «Arrivò a dire: “Sappi che non mi fermerò finché non vedrò la Modena strisciare per terra”. Prese un plico di fogli. Erano di noi specializzandi. “Quante ore, eh?”, disse. Poi finì la conversazione».
Parlando della sua esperienza clinica, la Rollini ha lanciato un’accusa pesante contro i colleghi che sono i principali accusatori al processo: «Facendo il turno dalle 20 alle 8 di mattina mi capitò di restare da sola perché Rossi e Sgura erano di sotto a fare la libera professione durante l’orario di lavoro». Quanto a Sangiorgi e alle sperimentazioni, ha ribadito più volte che era lui a gestire tutto, anche i rapporti col Comitato Etico («Non sapevo neanche cosa fosse»). (c.g.)
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