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Modena, “Don Ruspa” compie i suoi primi 90 anni: «La festa? Più avanti»

di Stefano Luppi
Modena, “Don Ruspa” compie i suoi primi 90 anni: «La festa? Più avanti»

Il famoso sacerdote tifoso della Ferrari è convalescente alla Casa della Gioia: «Pensare che l’ho fatta costruire io»

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MODENA. Don Sergio Mantovani, ex parroco di Santa Caterina, meglio conosciuto come “Don Ruspa” e soprattutto tifosissimo della Ferrari e sacerdote dei piloti, compie novant’anni oggi.
«Mi sto rimettendo in forma - dice il prete modenese - dopo un brutto malanno grave nei giorni scorsi, qui alla Casa della Gioia e Del Sole di Santa Caterina di Modena che facemmo costruire trent’anni fa».
«Mai avrei pensato di utilizzarla un giorno confessa il sacerdote che nonostante l’età è ancora energico e mostra ancora un grande cuore rosso Ferrari - ma ora sono vecchio anche se sto recuperando e questi auguri e attenzioni di rendono davvero felice. Ma sono felice perché la Ferrari è tornata a vincere e perché Dio e i miei amici mi sono vicini». Prosegue il sacerdote: «Abbiamo rinviato una piccola festa di compleanno per quando starò meglio, anche la Maserati mi voleva festeggiare».
Un compleanno importante, questo, per uno dei personaggi vicinissimi a Enzo Ferrari - scomparso nel 1988 - un amico e un confidente del Drake. Al pari, per fare un altro esempio, di Massimo il barbiere personale di corso Canalgrande del fondatore della Rossa. Ma don Ruspa è don Ruspa.
Su don Mantovani - già cappellano di Ferrari e Maserati - hanno scritto in molti e due anni fa è anche uscito un libro intervista affidato alla penna di Cesare De Agostini, mentre Luca Dal Monte nella sua monumentale recente biografia su Enzo Ferrari gli dedica in giusto spazio.
Il caratteristico soprannome di “ruspa” glielo diede lo stesso Ferrari quando fece abbattere, nonostante il “no” della Soprintendenza, una piccola pieve antica in Santa Caterina per costruire appunto una casa di riposo per gli anziani.
«Già - ricorda il fresco novantenne - e ricordo ancora che lo stesso Ferrari mi diceva che se mi avessero messo in galera non mi sarebbero mancati i pasti in carcere recapitati sempre con la Ferrari. In quella occasione infatti presi dieci mesi di galera e 30 milioni di vecchie lire di multa. Poi per fortuna finì bene».
Don Sergio è molto su di morale: «Ringrazio Dio e i miei amici per questo, il gruppo di Modena Motori mi è sempre vicino, tutti ragazzi meravigliosi che amano le auto».


Don Sergio è un pozzo autentico di aneddoti: «Ricordo - spiega ridendo - che quando la Ferrari perdeva davano la colpa a me dicendomi che le mie preghiere non servivano molto. Mentre quando vinceva la Rossa il merito era ovviamente suo e dei meccanici. Comunque non mi dimentico certo di tutto il personale dell’azienda ed Enzo Ferrari, certo un carattere forte ma una persona che ha fatto grande Modena e il mondo intero». Don Ruspa non dice di più, comprensibilmente deve riposarsi per rimettersi in forze. Ma chi conosce il mondo dei motori e le infinite storie che corrono intorno alla Ferrari di certo sa che don Ruspa è stato il confidente di tanti piloti - da Fangio, Lauda, Villoresi e De Angelis fino ai campioni degli ultimi anni tra cui il campione Schumacher - e al contempo un parroco rigoroso: le sue passioni, la Rossa e appunto Dio, sono state unite nel consueto appuntamento di Monza con don Sergio che celebra la messa ogni anno in occasione del gran premio. E in passato don Sergio è stato anche capace di offrirsi in cambio di Giulio De Angelis - papà del pilota Elio scomparso prematuramente nel 1986 - che era stato sequestrato dalla Anonima sequestri sarda. «Trattai con i rapitori per cinque mesi, volevo prendere in suo posto», disse il prete-tifoso che non dimentica il prossimo. Nemmeno a 90 anni.

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