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Eredità Delfini: E ora trattativa con i parenti Accordo bonario o causa?

“Eccellenza reverendissima, mi premuro comunicarle che questa Congregazione, sulla base della documentazione presentata e dopo attento studio, ha accolto la domanda di licenza per la desiderata...

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“Eccellenza reverendissima, mi premuro comunicarle che questa Congregazione, sulla base della documentazione presentata e dopo attento studio, ha accolto la domanda di licenza per la desiderata operazione e ha emesso il relativo rescritto. Mi permetto di suggerire a Vostra eccellenza di far celebrare delle Sante Messe in suffragio delle anime dei due suddetti fratelli, lasciando alla Sua libertà le modalità di attuazione di questo atto di misericordia della Chiesa nei loro confronti”.
Così, con una lettera formale, il cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregatio pro Clericis, ha comunicato al vescovo castellucci il via libera del Vaticano all’accettazione dell’eredità. Il placet dei prelati più vicini a Papa Francesco chiude così la prima pagina di una vicenda che minaccia di essere molto più lunga di quello che sembra.
La soluzione bonaria, di una trattativa che riconosca ai sei cugini una loro parte dell’eredità, non è al momento all’orizzonte. I primi passaggi però hanno retto alla prova della ricognizione dei beni per arrivare all’inventario definitivo.
Vediamo di riepilogare le tappe della vicenda.
Quando il 29 maggio scorso Giulio Delfini pone termine ai suoi giorni, nel testamento scritto di suo pugno mette in chiaro due cose. La prima è il desiderio di donare tutto il patrimonio suo, e quello del fratello con cui c’era stata un’intesa in questo senso, alla Chiesa cattolica. La seconda sta nei due dettagli che inserisce. Dice che dopo essersi accorto del decesso del fratello Paolo, dettagliando le modalità della scoperta del decesso, dispone la devoluzione dei beni alla Chiesa cattolica, “tolto quanto dovuto al fisco e tolta l’eventuale legittima spettante agli eredi”.
Prima questione. Chi rappresenta la Chiesa indicata in modo così generico? Il suo parroco, il vescovo o il Papa? Codice canonico e sentenze di Cassazione alla mano è arrivato il primo punto fermo. Il Papa, o chi per lui, autorizza il vescovo locale, mons. Castellucci. Di qui l’accettazione - con riserva - dell’eredità.
Secondo: la “quota legittima” non esiste legalmente per parenti così lontani. Di fatto però li menzione e su questo si fanno forti i sei cugini, sparsi tra Modena, Bologna e l’Argentina, difesi dagli avvocati Moschi e Adani.
Molto facile che i legali puntino a contestare la capacità d’intendere e di volere di Giulio: chi sta per spararsi un colpo di rivoltella al cuore ha la lucidità di decidere cosa fare dopo la morte? Se un accordo sulla spartizione non verrà trovato si andrà a una vertenza destinata a durare per anni nei tre gradi, sino in Cassazione. (s.c.)

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