Gazzetta di Modena

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La prescrizione devasta il maxi processo 

di Daniele Montanari
La prescrizione devasta il maxi processo 

Alla prima udienza “svaniscono” tutti i reati sull’inceneritore di San Dalmazio. Resta il nodo confisca per Casa Morandino

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SERRAMAZZONI. Un maxi processo sull’urbanistica che parte azzoppato e con la consapevolezza che all’arrivo, il verdetto - quale che sia - sarà con tutta probabilità penalmente nullo. Il previsto ciclone prescrizione comincia ad abbattersi sulla grande inchiesta che riunisce quattro vicende molto discusse a Serra: l’asilo di Riccò, il trittico Casa Morandino-inceneritore-terreno di Casa Contardo a San Dalmazio, la funeral house di Serra e villa Iseppi a Selva.
Ieri all’apertura dell’istruttoria (collegio presieduto dal giudice Cristina Bellentani) è stata posta subito la questione: quanti dei 12 capi d’imputazione possono considerarsi già prescritti ancora prima di iniziare i lavori? La risposta è stata quattro - per ora - e un quinto resta in bilico. Finisce con un nulla di fatto innanzitutto la vicenda dell’inceneritore di San Dalmazio, che aveva suscitato ampia mobilitazione popolare facendo un po’ da vaso di Pandora. Non luogo a procedere dunque per l’imprenditore Remo Uccellari, sua moglie Stefania Minozzi, l’ingegnere Daniele Zanni e l’ex capo del Servizio urbanistica Enrico Tagliazucchi. Per l’ex dirigente comunale va in prescrizione anche la della variante “fantasma” di Casa Contardo (doppio capo d’imputazione: abuso d’ufficio e falso).
Ma in quel di San Dalmazio resta in piedi ancora la vicenda della palazzina da 36 appartamenti in cui è sfociata la riconversione di una stalla a Casa Morandino: il processo continua per Uccellari, Zanni e Tagliazucchi, con la consapevolezza però che manca pochissimo perché la lottizzazione abusiva vada in prescrizione. Resterà però lo stesso qualcosa di grosso in ballo: la possibile confisca del complesso immobiliare in caso di condanna, misura pesante che vale comunque un processo.
Paradosso per la funeral house del capoluogo: esce dal processo il geometra Dante Minelli, nonostante la sua falsa asseverazione di conformità urbanistica del 14 marzo 2009 abbia fatto da preambolo all’intervento edilizio concretizzato successivamente. Ragion per cui rimangono invece imputati l’ex sindaco Luigi Ralenti e ancora Tagliazucchi (in abbreviato l’impresario William Franchini è stato invece condannato a 4 mesi).
Tagliazucchi rimane sul banco degli imputati anche per la vicenda di “palazzo Iseppi” a Selva, da cui sono invece usciti da tempo il proprietario Arduino Iseppi (sempre per prescrizione) e il tecnico Stefano Belloi (per non aver commesso il fatto). E Tagliazucchi ancora in aula anche per l’asilo di Riccò assieme a Ralenti (mentre in rito abbreviato don Franco Mislei è stato assolto e il progettista Paolo Sorzia condannato a 4 mesi). Insomma, finito ieri per altri due (Minelli e Minozzi) un processo che da maxi sta diventando sempre più magro e che si giocherà soprattutto sul fattore confisca.

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