Gazzetta di Modena

Modena

«Mia madre era incinta e venne torturata» 

«Mia madre era incinta e venne torturata» 

Castelfranco. Dopo le accuse di Rosi, Savina Reverberi difende l’onore della partigiana uccisa

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELFRANCO. Non ci sta ad accettare quelle parole. Non su sua madre, non sul fratello che non ha mai potuto conoscere. Savina Reverberi, figlia della medaglia d’oro al valor militare Gabriella Degli Esposti, replica punto su punto alle accuse mosse martedì, giorno della Liberazione, dal consigliere di San Cesario Luciano Rosi, che aveva criticato i contenuti del suo libro ‘Gabriella Degli Esposti: mia madre’.
Critiche che la signora Savina vede come «non solo false, ma offensive della memoria dei miei genitori e della verità storica che questa persona cerca di ribaltare. La mia mamma non era solo una casalinga, era apertamente antifascista, divulgatrice di stampa clandestina, accoglieva i fuggitivi perseguitati dal regime nella nostra abitazione, era cassiera del comitato nazionale di Liberazione, aveva guidato le donne in protesta per la scarsità di pane e legna al municipio di Castelfranco e si era definitivamente esposta reclamando il corpo di Roberto Moscardini appeso davanti alle scuole medie. Si badi bene che per ognuna delle cose che ho detto ci sono testimonianze e documenti».
Ma tra le critiche del consigliere del centrodestra ce n’è una in particolare che ha ferito la signora Savina: «Questa persona insinua che la mia mamma, quando fu uccisa, non fosse incinta. A parte il fatto che io ho visto e ben ricordo la mia mamma e il suo pancione, soprattutto quando la rapirono davanti ai miei occhi (ma questo, Rosi non può saperlo perché non c’era, fortuna sua). A ogni modo, il generale Roberto D’Elia, che ha condotto le indagini al processo di La Spezia sul fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna, ha confermato che la mia mamma aspettava un figlio».
Secondo Rosi, inoltre, la signora Gabriella non avrebbe subito torture: «Fa male pensare che il sacrificio, il silenzio e il contributo che la mia mamma e i suoi compagni di martirio hanno portato avanti per tutti - incalza la signora Reverberi - passino in secondo piano. Comunque, le torture cui tutti furono sottoposti emergono da documenti ufficiali: il foglio numero 53 custodito nel fascicolo 663 dell’Armadio della Vergogna dice che la mia mamma fu “seviziata e uccisa”. Se poi, infine, il capogruppo del centrodestra pensa che la mia tesi (sul fatto che il bimbo mai nato di mia madre possa essere ancora vivo) sia grottesca, è libero di crederlo. La mia forse è una speranza. Quello che io desidero è portare una testimonianza alle nuove generazioni, è raccontare un dramma che fu di tutta l’Italia, è andare oltre il dolore e soprattutto insegnare a non vivere nell’odio. Provo invece una pena sempre nuova di fronte a chi, come Luciano Rosi, lancia accuse false. Ma anche a lui mi rivolgo quando parlo di non vivere nell’odio».
Luca Gardinale

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google