Abbazia di Nonantola, l’apertura slitta sette mesi
Inaugurazione a Natale. Si è reso necessario modificare il cantiere più volte I tecnici: «Scoperte fessurazioni e guai al tetto». Da oggi tesori d’arte in mostra
NONANTOLA. Alla fine dell’anno sarà riaperta al pubblico l’abbazia di Nonantola, chiusa dal maggio del 2012 a causa del sisma che rischiò seriamente di farla crollare. Chi oggi entra nella millenaria abbazia la trova rivestita di ponteggi: la chiesa che fu al centro dell’impero di Matilde di Canossa è infatti un grande malato, affidato alle cure di alcuni professionisti modenesi tra cui Augusto Gambuzzi e Vincenzo Vandelli. I coordinatori di un gruppo di restauratori stanno infatti intervenendo sulla muratura dell’edificio antico, ristrutturato nel corso dei secoli, con lo scopo di rinforzarlo. E quindi di riprenderlo al pubblico: la “rinascita” doveva avvenire a maggio, ma poi si è pensato di spostare alla fine dell’anno per dare modo ai tecnici di continuare il lavoro.
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«In edifici di questo tipo - spiega Vandelli - è impossibile portare al termine in progetto di restauro con il quale si era partiti. Durante i nostri interventi, infatti, abbiamo scoperto una serie di problemi ai muri che era impossibile preventivare. Per questo siamo costretti a continue varianti e quindi abbiamo anche bisogno di fondi. Ricordo che questo è un lavoro di messa in sicurezza, ma sarebbe necessario fare molto altro».
L’ingegner Gambuzzi, ieri non presente alla presentazione del cantiere, spiega: «Il monitoraggio, possibile grazie ai ponteggi montati, ci fornisce analisi maggiormente dettagliate sulle fessurazioni murarie e sullo stato della copertura. Le prime sono in numero maggiore di quanto immaginavamo e la copertura è messa peggio del previsto. L’estetica dell’abbazia è stata completamente rispettata e presto sarà di nuovo fruibile e sicura».
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Nell’attesa, presso il vicino museo diocesano e benedettino i visitatori - tanti, 15mila nell’ultimo anno con 6mila alunni - possono ammirare la nuova mostra “Frammenti di bellezza. Da Zanobi Strozzi a Elisabetta Sirani, tre secoli di arte ritrovata”. Inaugura oggi alle 15.30 alla presenza del vescovo e abate Erio Castellucci poi prosegue fino al 10 dicembre. Si potranno vedere, lungo il percorso del museo che contiene molti capolavori a partire da quelli bizantina e d’epoca matildica, opere d’arte restaurate provenienti soprattutto da piccole chiese dell’Appennino.
«In questa rassegna - spiega la curatrice Simona Roversi - mostriamo una serie di opere d’arte restaurate grazie ai denari che la Cei ricava dall’8 per mille. Sono soldi investiti nel recupero di opere d’arte e così c’è la possibilità di valorizzare capolavori come la Madonna del Rosario di Elisabetta Sirani che proviene dalla chiesetta di Coscogno. Inoltre abbiamo riportato all’antico splendore un crocifisso in legno del secondo ’300 che era nascosto da una vecchia colatura in gesso. È un’opera molto intensa, arriva da Fanano, che dimostra come l’alto Appennino sia uno scrigno di arte e fede. Abbiamo qui anche una serie di capolavori, dalle pergamene di Carlo Magno, di Matilde, di papi medievali, reliquiari bizantini, fino al Guercino di Finale».
Intanto a Nonantola, al momento, sono stati anche tolti i ponteggi alla torre dei Modenesi. E domani alle 15,30 nella sala verde del Palazzo Abbaziale verrà presentato il libro “Matilde nel Veneto” per il IX centenario della morte di Matilde di Canossa.
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