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La storia di simone luppi 

Dai pezzi della Formula Uno alle cover uniche per sigarette

di Valeria Cammarota
Dai pezzi della Formula Uno alle cover uniche per sigarette

Voglia di creare qualcosa e attenzione a non rovinare tutto. Sono queste le basi cui Simone Luppi si è ispirato nella propria startup. Tutto inizia a ottobre, quando il ragazzo - che lavora nella...

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Voglia di creare qualcosa e attenzione a non rovinare tutto. Sono queste le basi cui Simone Luppi si è ispirato nella propria startup. Tutto inizia a ottobre, quando il ragazzo - che lavora nella tabaccheria dei genitori - ha un’idea. Osserva una nuova sigaretta elettronica e la immagina protetta e decorata come uno smartphone, tramite una cover che, a questo punto, realizza lui stesso, non esistendo ancora. La fortuna bacia il giovane che, a soli 21 anni, potrebbe riposare sugli allori, dato che un lavoro già ce l’ha. Ma a lui non basta.
«È sempre stato il mio sogno avere qualcosa che portasse il mio nome». Un passo indietro. Simone dopo gli studi trova lavoro in un’azienda locale. «Facevo i turni di notte - racconta - ed era molto stressante: realizzavamo pezzi meccanici per la Formula Uno e bisognava stare attenti al millesimo. Quindi ho deciso, nonostante il contratto a tempo indeterminato, di licenziarmi».
Simone ha le idee chiare: recuperare ritmi lavorativi più regolari e realizzare un sogno. «Ho cominciato progettando cover sottili - spiega - ma erano molto semplici da fare, così ho deciso di realizzare una cosa nuova e ne è venuto fuori questo prodotto resinato, carino. Poi, è capitato incontrassi una persona che produceva le stesse cover, ma per il telefono, per conto della Hangover di Massa Carrara. Il prodotto è piaciuto e ho iniziato a collaborare con l’azienda».
Capita poi di essere contattato dalla Philip Morris che, in Italia, commercializza la sigaretta e che gli chiede di ricevere alcune cover in visione. «A quel punto cosa faccio, gliele spedisco? Sono andato da loro e ora mi ritrovo a firmare un contratto perché gestiscano la parte marketing e immagine».
Una catena fortunata, lo ammette. «È stato tutto un caso. Tanto che ho ritenuto di dover registrare il design del prodotto, perché nessuno potesse copiarmelo».
La prossima creazione? «Adesso porto avanti questo progetto stando molto attento perché le cose da tener sotto controllo sono tante. Voglia ce né tanta. E anche attenzione: non bisogna avere smania, perché basta un passo falso e rischi di rovinare tutto».

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