Nel lascito Delfini anche case a Riccione e molti mobili antichi
di Saverio Cioce
Tra i beni, per circa 12 milioni di euro, la casa di Rua Muro, un appartamento e box auto al mare, terreni a Medolla
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La notizia non era di quelle che potevano passare inosservate. La supereredità dei fratelli Delfini, andata per il momento alla Curia modenese, non solo trasferisce beni per quasi 12 milioni alla nostra Diocesi, ma pone di fatto la maggiore autorità religiosa della provincia in una delle più importanti cliniche italiane.
Con l’accettazione, con riserva, dell’eredità effettuata davanti al notaio Giulio Dallari di Maranello, il vescovo mons. Castellucci diventa di fatto uno dei tre soci della casa di cura Villa Igea, specializzata in malattie nervose. In più, sempre in virtù della quota del 32% che apparteneva ai defunti Giulio e Paolo Delfini, siede allo stesso tavolo nel consiglio d’amministrazione degli altri due soci, eredi dei fondatori che nel 1937 crearono la casa di cura.
Assieme a questa struttura il vescovo, ovvero l’amministratore che sarà da lui delegato, entrerà come socio a nome della Curia nella casa di cura Villa Maria Luigia di Montechiarugolo (Parma): per quest’ultima però potrebbe anche ricevere una liquidazione della quota spettante perché i patti societari prevedono questa facoltà per i due soci rimasti.
Dopo il suicidio del dottor Giulio Delfini, che era anche presidente della società che gestisce Villa Igea, le quote sono state valutate dai periti attorno ai 4 milioni. Attenzione però, la presenza della Chiesa come socio in queste strutture sarà defilata sino a quando non sarà raggiunto l’accordo con gli altri sei cugini.
Assieme alle quote azionarie c’è però ben altro. Gli immobili, tanto per cominciare. C’è il palazzo di Rua Muro dove abitavano i fratelli nel loro appartamento, un altro appartamento a Riccione con cantina; sempre nel centro turistico della Romagna appartenevano ai due fratelli due posti auto e quattro garage. A questi immobili vanno aggiunti due fondi rustici con relative case coloniche a Medolla. Assieme a mattoni e terre ci sono poi titoli azionari e di risparmio più quadri e mobili antichi, oggetti preziosi e gioielli di famiglia che i curatori, alla presenza delle parti, hanno stimato in oltre un milione di euro. Questi ultimi, sempre a procedure ultimate con l’assenso dei parenti, verranno ceduti a una casa d’aste che provvederà a venderli.
Con l’accettazione, con riserva, dell’eredità effettuata davanti al notaio Giulio Dallari di Maranello, il vescovo mons. Castellucci diventa di fatto uno dei tre soci della casa di cura Villa Igea, specializzata in malattie nervose. In più, sempre in virtù della quota del 32% che apparteneva ai defunti Giulio e Paolo Delfini, siede allo stesso tavolo nel consiglio d’amministrazione degli altri due soci, eredi dei fondatori che nel 1937 crearono la casa di cura.
Assieme a questa struttura il vescovo, ovvero l’amministratore che sarà da lui delegato, entrerà come socio a nome della Curia nella casa di cura Villa Maria Luigia di Montechiarugolo (Parma): per quest’ultima però potrebbe anche ricevere una liquidazione della quota spettante perché i patti societari prevedono questa facoltà per i due soci rimasti.
Dopo il suicidio del dottor Giulio Delfini, che era anche presidente della società che gestisce Villa Igea, le quote sono state valutate dai periti attorno ai 4 milioni. Attenzione però, la presenza della Chiesa come socio in queste strutture sarà defilata sino a quando non sarà raggiunto l’accordo con gli altri sei cugini.
Assieme alle quote azionarie c’è però ben altro. Gli immobili, tanto per cominciare. C’è il palazzo di Rua Muro dove abitavano i fratelli nel loro appartamento, un altro appartamento a Riccione con cantina; sempre nel centro turistico della Romagna appartenevano ai due fratelli due posti auto e quattro garage. A questi immobili vanno aggiunti due fondi rustici con relative case coloniche a Medolla. Assieme a mattoni e terre ci sono poi titoli azionari e di risparmio più quadri e mobili antichi, oggetti preziosi e gioielli di famiglia che i curatori, alla presenza delle parti, hanno stimato in oltre un milione di euro. Questi ultimi, sempre a procedure ultimate con l’assenso dei parenti, verranno ceduti a una casa d’aste che provvederà a venderli.
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