Renzi, Orlando, Emiliano: fa più paura l’astensione
Il confronto a tre organizzato al Villaggio Giardino va meglio rispetto al “deserto” della Villa d’Oro, la caccia ai voti continua. Polemiche sui rappresentanti di lista
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Buona la seconda per il Pd, che almeno ieri sera è riuscito a mettere a sedere qualche decina di persone per ragionare sulle primarie. Il confronto fra le tre mozioni in vista del voto di domani prosegue con la caccia alle preferenze e soprattutto con il tentativo di allontanare lo spettro dell’astensione. Quanti andranno ai seggi? Pochi, sembra, anche a Modena. I segnali arrivano proprio dalle riunioni di queste ore. Rispetto agli otto presenti alla Villa d’Oro giovedì sera, va detto che è andata meglio ieri al Villaggio Giardino: a sedere fino a 40 persone, che sono poche ma sono sempre di più del flop di due giorni fa. Segno comunque che la misura è quasi colma.
Nella sala di via Curie ci hanno provato Federica Venturelli, consigliere comunale che sostiene Andrea Orlando, l’onorevole Giuditta Pini che sta con Matteo Renzi e Antonino Grimaldi in rappresentanza di Michele Emiliano: confronto serio dove Renzi, nel bene e nel male, è comunque protagonista per quanto fatto, o meno, fino a dicembre quando era al Governo. Presentazione delle mozioni a parte, l’anima del Pd si è respirata nei tanti interventi dalla platea. E a parte i campanilismi, un sentimento comune c’è: «Vada come vada, basta che da lunedì questo discorso finisca e si ragioni del bene degli italiani, a cominciare dal lavoro».
Il tema della sana competizione ha scricchiolato quando è emerso che nei seggi ci saranno i rappresentanti di lista: «Rappresentanti di lista all’interno di uno stesso partito?», ha tuonato qualcuno, quasi a voler dire che serviranno chissà quali controlli per essere sicuri dell’esito del voto. Una mancanza di fiducia generalizzata, Renzi o Orlando che sia, «che fa male al partito».
Un passaggio sulla situazione politica lo ha fatto Gianluca Fanti, con attenzione ad Articolo 1. Per Marco Miana, che sta con Orlando, non si può ridurre la scissione ad una scelta di opportunismo. Il tema dei dissidenti è emerso anche nell’intervento dell’ex sindacalista Giancarlo Bernini, che non ha esitato ad attaccare Bersani ponendo però l’attenzione sul tema vero del ragionamento futuro, ovvero l’unità del partito. Sarà Renzi o sarà Orlando a garantirla? Certamente non l’astensione che ci si aspetta.
Davide Berti
Nella sala di via Curie ci hanno provato Federica Venturelli, consigliere comunale che sostiene Andrea Orlando, l’onorevole Giuditta Pini che sta con Matteo Renzi e Antonino Grimaldi in rappresentanza di Michele Emiliano: confronto serio dove Renzi, nel bene e nel male, è comunque protagonista per quanto fatto, o meno, fino a dicembre quando era al Governo. Presentazione delle mozioni a parte, l’anima del Pd si è respirata nei tanti interventi dalla platea. E a parte i campanilismi, un sentimento comune c’è: «Vada come vada, basta che da lunedì questo discorso finisca e si ragioni del bene degli italiani, a cominciare dal lavoro».
Il tema della sana competizione ha scricchiolato quando è emerso che nei seggi ci saranno i rappresentanti di lista: «Rappresentanti di lista all’interno di uno stesso partito?», ha tuonato qualcuno, quasi a voler dire che serviranno chissà quali controlli per essere sicuri dell’esito del voto. Una mancanza di fiducia generalizzata, Renzi o Orlando che sia, «che fa male al partito».
Un passaggio sulla situazione politica lo ha fatto Gianluca Fanti, con attenzione ad Articolo 1. Per Marco Miana, che sta con Orlando, non si può ridurre la scissione ad una scelta di opportunismo. Il tema dei dissidenti è emerso anche nell’intervento dell’ex sindacalista Giancarlo Bernini, che non ha esitato ad attaccare Bersani ponendo però l’attenzione sul tema vero del ragionamento futuro, ovvero l’unità del partito. Sarà Renzi o sarà Orlando a garantirla? Certamente non l’astensione che ci si aspetta.
Davide Berti
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