Gazzetta di Modena

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«Sfrutta il lavoro nero» Bufera sul fornitore Liu Jo 

di Valeria Cammarota
«Sfrutta il lavoro nero» Bufera sul fornitore Liu Jo 

Scandalo nel Napoletano. Gli schiavi del tessile pagati un euro e mezzo all’ora Marchi: «Contratto rescisso. Non è semplice avere il controllo della situazione»

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«Con l’obiettivo di operare nel pieno rispetto delle norme e della responsabilità sociale dell’impresa, i contratti di fornitura periodici che Liu Jo stipula con fornitori terzi prevedono che questi assicurino che i prodotti e i materiali rispettino pienamente tutte le norme previste per la commercializzazione e che i fornitori stessi siano obbligati contrattualmente a garantire il pieno rispetto della legislazione vigente, in particolare per quanto riguarda il lavoro minorile, le norme di sicurezza, di protezione dei lavoratori e le norme ambientali». È questa la dichiarazione ufficiale fornita dall’azienda tessile carpigiana, all’indomani della puntata di Piazza Pulita, andata in onda sul canale La7, nell’ambito della quale la giornalista Alessandra Buccini ha condotto un’indagine sul distretto tessile di San Gennaro Vesuviano, in provincia di Napoli, dove terzisti bengalesi realizzano, sottopagati, capi di abbigliamento per conto di aziende che, a loro volta, lavorano per noti e prestigiosi marchi di moda italiani. Tra questi Liu Jo il cui amministratore unico, Marco Marchi, è stato raggiunto dall’emittente televisiva. L’inviata ha scandagliato, fingendosi a sua volta imprenditrice, l’invisibile: operai bengalesi che lavorano in luoghi senza finestre, alla luce dei neon, per una cifra che va da 1,50 euro all’ora per arrivare a 4 euro “se sei molto bravo”, ha riferito un testimone. Dodici, anche tredici ore al giorno di seguito, anche senza permesso di soggiorno, feste comprese trascorse a “lavorare e mangiare, lavorare e mangiare”. Alcune di queste persone prestano la loro manodopera per un’azienda intermediaria al cui vertice è Gianni Coppola, titolare di Corsair srl, azienda di Nola (Na), che lavora a costi bassissimi e che è in rapporto diretto con Liu Jo. Marco Marchi, intervistato, ha concordato sull’illegalità di dette procedure di “mercato”. «È un tema su cui aziende e organi competenti devono darsi da fare - ha affermato - Occorre prendere coscienza del problema, che va riportato in termini etici. Per evitare casi come questo ci fidiamo delle strutture cui ci rivolgiamo: da lì, non è semplice avere il controllo della situazione». L’imprenditore ha fatto notare come sia complicato sincerarsi che i contoterzisti operino secondo la legge. «Quanto successo verrà subito risolto - ha concluso - quanto a garantire che non accada più, non posso farlo e credo non lo possa fare nessuno: non è nelle nostre possibilità». L’azienda ha precisato come Liu Jo vincoli «tutti i fornitori a sottoscrivere e rispettare la tutela dei lavoratori, delle condizioni lavorative e il rispetto della legge». L’azienda dichiara, inoltre, che «la produzione di Corsair per Liu Jo, sviluppatasi negli ultimi 2 anni, ha rappresentato una percentuale molto marginale rispetto alla produzione totale, circa lo 0,3% dei capi prodotti». Nessuna irregolarità era stata riscontrata dai controlli periodici. Liu Jo si è dunque dissociata da ogni tipo di pratica illegale e ha sospeso il contratto con la società campana.
Valeria Cammarota

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