Guercino, il basista “sceglie” il silenzio
I legali: «Siamo in attesa di conoscere le accuse della Procura di Casablanca. Ci opporremo all’estradizione in Marocco»
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«Per ora Mustapha Tahir non parlerà. È una scelta che noi difensori abbiamo adottato solo in attesa di conoscere le accuse esatte che vengono formulate contro di lui dalla Procura di Casablanca. Tahir non ha detto nulla e non ammette nulla».
L’avvocato Domenico Ippolito - che col collega Luca Brezigar difende il 34enne marocchino accusato di essere l’autore del furto e l’organizzatore della spedizione in Marocco della tela del Guercino rubata in San Vincenzo - spiega che Tahir si torva tra l’incudine e il martello: da un lato lo vogliono le autorità giudiziarie marocchine per processarlo coi quattro complici per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione dell’opera d’arte e dall’altro lato è al centro dell’inchiesta della Procura di Modena per furto aggravato.
Tahir si trova a Sant’Anna dall’altro giorno, quando la Sezione Catturandi della Squadra mobile lo ha aspettato sotto casa e arrestato su richiesta del giudice marocchino. Un immigrato “a posto”, insospettabile, al centro di una sola segnalazione di tanti anni fa per guida in stato di ebbrezza, un operaio con lavoro fisso e papà di due bambini piccoli avuti dalla compagna italiana. Ma è anche l’uomo che abita all’ultimo piano del portone accanto all’uscita secondaria della chiesa, quella in via Gherarda. Un palazzo che tra l’altro ha una porticina comunicante con l’interno della chiesa, anche se il parroco don Gianni Gherardi ha detto che il giorno del furto quella porticina era chiusa dall’interno della chiesa e che quindi i ladri non potevano averla utilizzata. Oggi Tahir è sospettato di essere il basista, uno degli autori del furto e, secondo la Procura di Casablanca, colui che ha arrotolato il quadro in un tappeto e lo ha spedito in patria. Spiega Ippolito: «Tahir si è avvalso della facoltà di non rispondere in attesa dell’udienza della Corte d’Appello di Bologna, che si terrà martedì. Si tratterà di un’udienza di identificazione nella quale gli verrà chiesto se accetta l’estradizione. Noi siamo contrari all’estradizione».
«Non conosciamo ancora gli atti che lo accusano. Arriveranno da Casablanca al Ministero di Grazia e Giustizia che li trasmetterà alla Corte d’Appello di Bologna entro un mese. Sicuramente, dal punto di vista della giurisdizione, si è creata una situazione complessa: Tahir è accusato sia dal Tribunale di Casablanca che dalla Procura di Modena e poi bisognerà vedere gli accordi di reciprocità tra i due Stati. Certo, in Italia abbiamo valori costituzionali che sono favorevoli alla difesa. Basti pensare che in Marocco è accusato di associazione a delinquere per un solo episodio, mentre da noi non sarebbe possibile, e rischia fino a vent’anni di carcere».
La partita si giocherà insomma in Corte d’Appello, ma le accuse restano per ora generiche. Anche per Modena. «Si sa che la dottoressa Claudia Ferretti indaga sul furto da anni, ma non sappiamo se Tahir era stato indagato».
Carlo Gregori
L’avvocato Domenico Ippolito - che col collega Luca Brezigar difende il 34enne marocchino accusato di essere l’autore del furto e l’organizzatore della spedizione in Marocco della tela del Guercino rubata in San Vincenzo - spiega che Tahir si torva tra l’incudine e il martello: da un lato lo vogliono le autorità giudiziarie marocchine per processarlo coi quattro complici per associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione dell’opera d’arte e dall’altro lato è al centro dell’inchiesta della Procura di Modena per furto aggravato.
Tahir si trova a Sant’Anna dall’altro giorno, quando la Sezione Catturandi della Squadra mobile lo ha aspettato sotto casa e arrestato su richiesta del giudice marocchino. Un immigrato “a posto”, insospettabile, al centro di una sola segnalazione di tanti anni fa per guida in stato di ebbrezza, un operaio con lavoro fisso e papà di due bambini piccoli avuti dalla compagna italiana. Ma è anche l’uomo che abita all’ultimo piano del portone accanto all’uscita secondaria della chiesa, quella in via Gherarda. Un palazzo che tra l’altro ha una porticina comunicante con l’interno della chiesa, anche se il parroco don Gianni Gherardi ha detto che il giorno del furto quella porticina era chiusa dall’interno della chiesa e che quindi i ladri non potevano averla utilizzata. Oggi Tahir è sospettato di essere il basista, uno degli autori del furto e, secondo la Procura di Casablanca, colui che ha arrotolato il quadro in un tappeto e lo ha spedito in patria. Spiega Ippolito: «Tahir si è avvalso della facoltà di non rispondere in attesa dell’udienza della Corte d’Appello di Bologna, che si terrà martedì. Si tratterà di un’udienza di identificazione nella quale gli verrà chiesto se accetta l’estradizione. Noi siamo contrari all’estradizione».
«Non conosciamo ancora gli atti che lo accusano. Arriveranno da Casablanca al Ministero di Grazia e Giustizia che li trasmetterà alla Corte d’Appello di Bologna entro un mese. Sicuramente, dal punto di vista della giurisdizione, si è creata una situazione complessa: Tahir è accusato sia dal Tribunale di Casablanca che dalla Procura di Modena e poi bisognerà vedere gli accordi di reciprocità tra i due Stati. Certo, in Italia abbiamo valori costituzionali che sono favorevoli alla difesa. Basti pensare che in Marocco è accusato di associazione a delinquere per un solo episodio, mentre da noi non sarebbe possibile, e rischia fino a vent’anni di carcere».
La partita si giocherà insomma in Corte d’Appello, ma le accuse restano per ora generiche. Anche per Modena. «Si sa che la dottoressa Claudia Ferretti indaga sul furto da anni, ma non sappiamo se Tahir era stato indagato».
Carlo Gregori
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