Stipendi e lavoro: Modena terza
Ottima posizione nazionale per la provincia: le “buone” occupazioni sono il 68%
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Modena terza in Italia nel rapporto tra occupazione e stipendi “pesanti”. Bolzano provincia ideale per chance di lavoro e per il “peso” della busta paga: è nel capoluogo del Trentino Alto Adige, infatti, che il tasso d'occupazione sfiora il 73% e che la retribuzione media si scopre esser la migliore d'Italia (1.476 euro). Al contrario, in fondo allo Stivale, a Reggio Calabria, meno di 4 persone su 10 risultano impiegate, mentre spetta ad Ascoli Piceno la maglia nera degli stipendi che, mediamente, si fermano a 925 euro.
A scattare la foto del mercato del lavoro nel nostro Paese è lo studio realizzato dall'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, presentato al Teatro Augusteo di Napoli.
Il dossier conferma lo stato di salute decisamente più confortante delle aree del Settentrione, a scapito del Mezzogiorno: dal secondo posto in giù si collocano le province nelle quali sono occupati più di due terzi della popolazione in età lavorativa ovvero, nell'ordine, Bologna (71,8%), Belluno e Modena (68,8%), Parma (68,7), Milano (68,4%), Lecco e Forlì-Cesena (68,3%), Reggio Emilia (68,2%), Siena (67,9%), Cuneo e Pordenone (67,7), Firenze e Pisa (67,5%), Arezzo (67,4%) e Lodi (67%).
Molto distanziata Roma (al numero 57 della classifica), allarmante la condizione lavorativa del capoluogo calabrese (soltanto il 37,1% di persone in attività) e di altri grandi centri del Sud come Palermo (37,4%), Caserta (38%), Napoli (38,6%), Crotone (38,7%), Agrigento (39,1%), Vibo Valentia (39,4%), Catania (39,6%) e Trapani (39,8%).
Analizzando, poi, il cosiddetto “gender gap” (il divario maschi/femmine), il report accende i riflettori sul tasso d'occupazione femminile più cospicuo nella provincia di Bologna, dove due terzi delle donne hanno un posto (66,5%), al contrario a Barletta-Andria-Trani le occasioni lavorative “rosa” sono scarse, giacché a svolgere mansioni fuori casa è meno di un quarto delle abitanti della provincia pugliese (24,1%). Bolzano si rivela, inoltre, 'regina' pure per l'inserimento nel mercato dei “Neet” (gli under 29 che non lavorano, né studiano): soltanto il 9,5% rimane al palo, diversamente da quanto accade nella provincia sarda di Medio Campidano.
A scattare la foto del mercato del lavoro nel nostro Paese è lo studio realizzato dall'Osservatorio statistico dei consulenti del lavoro, presentato al Teatro Augusteo di Napoli.
Il dossier conferma lo stato di salute decisamente più confortante delle aree del Settentrione, a scapito del Mezzogiorno: dal secondo posto in giù si collocano le province nelle quali sono occupati più di due terzi della popolazione in età lavorativa ovvero, nell'ordine, Bologna (71,8%), Belluno e Modena (68,8%), Parma (68,7), Milano (68,4%), Lecco e Forlì-Cesena (68,3%), Reggio Emilia (68,2%), Siena (67,9%), Cuneo e Pordenone (67,7), Firenze e Pisa (67,5%), Arezzo (67,4%) e Lodi (67%).
Molto distanziata Roma (al numero 57 della classifica), allarmante la condizione lavorativa del capoluogo calabrese (soltanto il 37,1% di persone in attività) e di altri grandi centri del Sud come Palermo (37,4%), Caserta (38%), Napoli (38,6%), Crotone (38,7%), Agrigento (39,1%), Vibo Valentia (39,4%), Catania (39,6%) e Trapani (39,8%).
Analizzando, poi, il cosiddetto “gender gap” (il divario maschi/femmine), il report accende i riflettori sul tasso d'occupazione femminile più cospicuo nella provincia di Bologna, dove due terzi delle donne hanno un posto (66,5%), al contrario a Barletta-Andria-Trani le occasioni lavorative “rosa” sono scarse, giacché a svolgere mansioni fuori casa è meno di un quarto delle abitanti della provincia pugliese (24,1%). Bolzano si rivela, inoltre, 'regina' pure per l'inserimento nel mercato dei “Neet” (gli under 29 che non lavorano, né studiano): soltanto il 9,5% rimane al palo, diversamente da quanto accade nella provincia sarda di Medio Campidano.
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