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Primarie Pd: Renzi va oltre il 75% ma a Modena il Pd perde metà voti

di Davide Berti
Primarie Pd: Renzi va oltre il 75% ma a Modena il Pd perde metà voti

In tutta la provincia netta affermazione dell’ex premier: Orlando fermo al 21,20% Emiliano al 3,48%. Preoccupa l’astensionismo rispetto alla consultazione 2013 

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MODENA. Renzi quasi sempre sopra il 70 per cento in tutti i Comuni, in una provincia che ha perso la metà dei votanti alle Primarie rispetto all’ultima tornata del 2013. Una vittoria, quella di Renzi, che si attesta al 75,33% con 35908 voti validi e un’affluenza che si ferma al 51,27 per cento dei votanti 2013. Orlando a Modena si ferma a 7611 voti, pari al 21,20 per cento, Michele Emiliano al 3,48 per cento con 1248 voti.
È questo, in sintesi, il bilancio della giornata ai seggi di ieri, dove anche in provincia di Modena i militanti e simpatizzanti del Pd erano chiamati a decidere il futuro segretario tra Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

IL DIBATTITO POST PRIMARIE NEGLI STUDI DELLA GAZZETTA DI MODENA

Renzi contro Orlando a Modena era una sfida più trasversale del passato, basti solo pensare che con Renzi c’era anche il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli, che certo non è il più antico renziano che Modena conosca. Non è trascurabile, però, nemmeno il fatto che la maggior parte degli amministratori e dei dirigenti del partito in Emilia Romagna fosse con Orlando. Qualcosa, visto il risultato, anche questo dovrà pur significare.
I numeri parlano chiaro: metà dei votanti del 2013 non è andato, una riduzione drastica, che alla vigilia non si pensava potesse assumere queste proporzioni anche a Modena, in alcuni casi più di altrove: certo, gli 8 presenti al confronto a tre di giovedì sera sono la cartina di tornasole non solo di un mondo cambiato ma anche di un linguaggio nuovo da adottare se si vuole allargare il consenso in una città come Modena, dove il centrosinistra ha sempre governato ma dove oggi è dichiaratamente in difficoltà.

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La disaffezione resta, infatti, sempre il problema principale del Pd, che ad ogni consultazione continua a perdere appeal, anche quando deve “battagliare” tra anime interne. È il segnale d’allarme che arriva da un “bacino rosso” come la nostra provincia da mettere sull’agenda di Renzi, nuovo segretario, che certamente, vittoria a parte, dovrà interrogarsi se accelerare per un nuovo voto sia davvero per il Pd una mossa azzeccata.
Stando a quanto si è visto nei numeri, nell’entusiasmo e nella situazione in cui versa il partito locale, Modena non ha certamente voglia di accelerare, ma piuttosto di capire.
Capire la strada, la direzione, la velocità. Modena ha anche bisogno di capire il contesto. Sul tavolo del Pd locale ci sono soprattutto due questioni: la chiarezza non ancora risolta sull’alleanza con Mdp, perchè tra il nazionale e il provinciale c’è una differenza di linguaggio che fa sostanza; il ruolo del prossimo segretario provinciale, che mai come ora è in discussione con una Lucia Bursi avviata alla fine del suo mandato.
Il risultato finale, su Modena e provincia, si traduce anche nell’attribuzione dei seggi. Sono dieci, rispetto ai 14 totali, quelli che la mozione Renzi porterà in assemblea nazionale in attesa di conoscere le attribuzioni ufficiali che potrebbero cambiare qualche seggio con la formula dei resti: Paolo Negro, Giulia Pigoni Fabio Braglia, Antonella Spada, Umberto Costantini, Ludovica Ferrari, Francesca Maletti, Simone Morelli, Andrea Bortolamasi, Patrizia Natali. Per la mozione Orlando certamente eletti Alberto Bellelli e Luciana Serri.

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