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San Dalmazio: Da Kandinskij fino a Bosso Per scoprire di sentirsi un seme di albero di violini

San Dalmazio: Da Kandinskij fino a Bosso Per scoprire di sentirsi un seme di albero di violini

“I bambini della classe seconda della Scuola Primaria di San Dalmazio – spiega Daniela Settili – sono stati accompagnati ad osservare e sentire le sperimentazioni di Kandinskij cercando di farle...

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“I bambini della classe seconda della Scuola Primaria di San Dalmazio – spiega Daniela Settili – sono stati accompagnati ad osservare e sentire le sperimentazioni di Kandinskij cercando di farle proprie, hanno poi ascoltato a occhi chiusi il secondo movimento della sinfonia nr. 2 del compositore italiano Ezio Bosso e cercato dentro se stessi le immagini, le forme, i colori e i suoni che li caratterizzavano, che facevano parte della loro personale sinfonia per arrivare a creare un pentagramma personale”.
“La capacità dei bambini di accogliere e sperimentare è sempre sorprendente – continua Daniela – le opere di Vasilij Kandinskij hanno provocato inizialmente incredulità, stupore, risatine ma si sono lasciati avvolgere da quelle macchie di colore che danzano o si scontrano sulla tela, dai fondi azzurri e dai lampi di giallo, rosso, arancione tanto che ognuno alla fine vedeva qualcosa danzare all’interno del quadro e c’era quasi l’urgenza, da parte loro, di dover esprimere cosa avesse provocato quella visione, e le loro considerazioni sono state trascritte. Secondo Kandinskij di un colore si può sentire il suono, le forme racchiudono l’interiorità dell’artista, creando questa o quella forma il pittore tocca i tasti di un pianoforte interiore, fa vibrare la propria anima. Allo stesso modo il suono musicale giunge direttamente all’anima e vi trova un’eco perché l’uomo ha la musica in sé”.

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“Ho quindi coinvolto i bambini nell’ascolto di un brano del compositore italiano Ezio Bosso, Growing as a tree , il secondo movimento della sinfonia n. 2. Sono stati invitati a chiudere gli occhi, cercare i colori dentro se stessi, immaginare, comporre e disegnare. Agli «scarabocchi» nati ascoltando la musica ad occhi chiusi abbiamo poi unito il colore. Kandinskij ci ha insegnato che il colore dà voce alle emozioni, non rimane in superficie, ma è qualcosa che risplende all’interno, qualcosa da sentire con la mente e con il corpo, qualcosa da odorare, da immaginare, da toccare. Ed ecco che, a quel punto forme e colore suonano insieme. Compongono una sinfonia”.
“Mi sembra di essere un seme di albero di violini … cresco e parlo con gli altri e la natura mi parla come se fossi loro amica. Dico agli alberi che sto crescendo piano piano, divento più alta e affronto la pioggia, il freddo e i doni della natura che fa anche bellissimi suoni. Sento tutto ciò che mi circonda , gli uccelli costruiscono il nido sui miei rami, mi svegliano al mattino e mi danno il buongiorno. Il vento soffia sul mio tronco e si sente un suono di violino. Io continuo a crescere… a crescere … nella mia vita…”.

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Così descrive Valentina, sette anni, le sensazioni e le immagini che le ha provocato l’ascolto di un brano di Ezio Bosso a occhi chiusi. “Ho sentito degli spaghetti cadere dal cielo, poi sono caduti dei cubi-giocattolo e poi tutti e due insieme, piano, poi fortissimo. Ho sentito dei passi e tanti spaghetti cadere, di nuovo tutte le cose insieme. Poi si è sentito come se stesse scendendo il sole e… sempre più giù… tanti, tanti passi, poi il fumo. Tutto questo è successo in un bosco. E tutte, tutte le cose insieme…” vede invece Veronica, stessa età.

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“Nella fase successiva, infine, i bambini hanno creato le note per la propria sinfonia, forme morbide provando a liberare la mente, scegliendo i colori che li rappresentavano, dipingendo con le tempere e creando le proprie mescolanze e, con dei fogli lucidi ma usando anche cartone e spago da arrosto anche due pentagramma per le “note”. Il colore della cornice ha dato vigore alla musica interiore. Ogni bambino ha infine descritto il proprio pentagramma e quello degli altri. E’ stato un lavoro intensissimo, portato avanti anche grazie a Maria Rosaria, la maestra di italiano, Roberta, atelierista ed Ersilia, insegnante di sostegno”.
(m.t.)
 

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