FURTO DEL GUERCINO
Corte d’Appello: «Può fuggire Tahir deve restare in carcere»
Mustapha Tahir può fuggire e nascondersi da chi lo vuole estradare in Marocco. Per questo motivo è necessario tenerlo in carcere come misura di custodia cautelare. Questa la decisione presa ieri dal...
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Mustapha Tahir può fuggire e nascondersi da chi lo vuole estradare in Marocco. Per questo motivo è necessario tenerlo in carcere come misura di custodia cautelare. Questa la decisione presa ieri dal presidente della Corte d’Appello di Bologna davanti alla quale è comparso il cosiddetto “quinto uomo” della banda del Guercino. Tahir - difeso dagli avvocati Domenico Ippolito e Luca Brezigar- è sospettato di essere uno degli autori materiali del furto dalla chiesa di San Vincenzo, avvenuto prima del 14 agosto 2014 (abita nel palazzo accanto) e di aver organizzato la spedizione fuori dall’Italia della tela facendola arrotolare dentro un tappeto.
L’udienza di convalida di ieri era solo l’apertura di una udienza ben più vasta che prelude alla richiesta di estradizione in Marocco, dove la Procura di Casablanca attende Tahir per incriminarlo di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione dell’opera d’arte, reato che potrebbe portare a una sua condanna fino a vent’anni di carcere. Proprio perché la difesa sostiene che non scapperebbe, dato che ha una famiglia con due figli piccoli, ha chiesto di cambiare la misura di custodia cautelare e trasformarla in arresti domiciliari. «Anche con il braccialetto elettronico, se necessario», ha spiegato l’avvocato Ippolito al termine dell’udienza. La Corte d’Appello ha annunciato che deciderà il 16 maggio.
Quanto all’udienza di rogatoria, dopo l’identificazione i giudici hanno chiesto al sospettato per il furto della tela se era consenziente al suo rimpatrio come chiesto dalla Procura di Casablanca. Tahir ha detto di non essere consenziente. Ora si dovranno aspettare i documenti ufficiali della procura marocchina, attesi al Ministero di Grazia e Giustizia, per conoscere le accuse esatte e le prove raccolte contro di lui in vista dell’udienza che porterà i giudici di Bologna a decidere se estradarlo oppure no. (c.g.)
L’udienza di convalida di ieri era solo l’apertura di una udienza ben più vasta che prelude alla richiesta di estradizione in Marocco, dove la Procura di Casablanca attende Tahir per incriminarlo di associazione a delinquere finalizzata alla ricettazione dell’opera d’arte, reato che potrebbe portare a una sua condanna fino a vent’anni di carcere. Proprio perché la difesa sostiene che non scapperebbe, dato che ha una famiglia con due figli piccoli, ha chiesto di cambiare la misura di custodia cautelare e trasformarla in arresti domiciliari. «Anche con il braccialetto elettronico, se necessario», ha spiegato l’avvocato Ippolito al termine dell’udienza. La Corte d’Appello ha annunciato che deciderà il 16 maggio.
Quanto all’udienza di rogatoria, dopo l’identificazione i giudici hanno chiesto al sospettato per il furto della tela se era consenziente al suo rimpatrio come chiesto dalla Procura di Casablanca. Tahir ha detto di non essere consenziente. Ora si dovranno aspettare i documenti ufficiali della procura marocchina, attesi al Ministero di Grazia e Giustizia, per conoscere le accuse esatte e le prove raccolte contro di lui in vista dell’udienza che porterà i giudici di Bologna a decidere se estradarlo oppure no. (c.g.)
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