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Rogo di notte in cantina: una famiglia all’ospedale 

Rogo di notte in cantina: una famiglia all’ospedale 

Deumidificatore in cortocircuito sprigiona fiamme e un denso fumo nella casa, anche al piano terra. Genitori e figli in salvo ma restano lievemente intossicati 

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Mentre la famiglia dorme, un cortocircuito in cantina fa scoppiare un incendio. I rumori attirano l’attenzione del capofamiglia appena in tempo. Che scende, apre le porte tagliafuoco e viene investito da una nuvola di fumo nero e denso. Lui, la moglie e i figli riusciranno a mettersi in salvo in tempo, mentre i vigili del fuoco spengono il rogo, ma dovranno andare al pronto soccorso per farsi visitare. Il capofamiglia è stato sottoposto a ossigenoterapia per cinque ore. E ora dovranno stare fuori casa per una settimana.
È accaduto nella notte tra lunedì e ieri in via dei Glicini. A San Damaso, a pochi passi dalla via Vignolese. Tutto si è svolto al chiuso, in una cantina di un appartamento ricavato da una serie di villette indipendenti a schiera.
A scatenare l’incendio è stato il cortocircuito a un deumidificatore che era rimasto attaccato alla presa nel corso della notte.
«Non avrei mai sospettato che potesse essere così pericoloso - spiega il proprietario dell’appartamento Gianfranco Malagoli, 48 anni - eravamo tutti a letto e dormivamo: io, mia moglie e i miei figli di 9 e 12 anni. Verso l’una e mezza ho sentito dei colpi, due “ciocchi” forti. Sono sceso per capire cosa stava succedendo, ma al piano terra non era successo niente. Allora ho fatto le scale e sono andato in cantina».
Per fortuna i Malagoli hanno montato porte tagliafuoco nei locali della parte interrata della casa. In questo modo il rogo è rimasto contenuto a una stanza.
«Quando ho aperto una porta tagliafuoco - racconta Gianfranco - mi ha investito una nuvola di fumo scuro. Ho visto anche delle fiamme. Era un incendio. Ho chiuso la porta e sono risalito».
Il padrone di casa ha svegliato i familiari che in fretta e furia si sono vestiti e sono scesi, ma il fumo aveva intanto risalito le scale e l’alta temperatura aveva allargato il campo dell’incendio. In pochi minuti tutti sono rimasti intossicati dall’odore fortissimo di bruciato che ormai aveva invaso il piano terra.
«Ho chiamato i vigili del fuoco che in pochi minuti sono arrivati. Mentre loro spegnevano le fiamme, ho chiesto di mandarci un’ambulanza. Col 118 siamo stati portato al pronto soccorso del Policlinico».
I quattro sono stati sottoposti ad accertamenti accurati: lastre, analisi del sangue e altri controlli hanno portato a constatare che per moglie e due figli l’intossicazione era particolarmente lieve. Diverso il suo caso.
«Ero rimasto esposto al fumo per alcuni minuti ed era fortissimo. Non stavo bene. Così i medici del Policlinico hanno deciso di sottopormi all’ossigeno per cinque ore. Alla fine mi sono ripreso e sono potuto tornare casa».
Il ritorno è stato però amaro. I vigili del fuoco avevano spento l’incendio impedendo che si propagasse al resto della casa, ma il conto sarà salato. I vani della cantina sono rimasti completamente bruciacchiati, il fumo ha incrostato le pareti e fatto saltare l’impianto elettrico. Al piano terra, danni visibili al bagno e alla sala, mentre la cucina è rimasta quasi esente da affumicature. Per sistemare dovrà chiamare una ditta di pulizie specializzata. E poi c’è un altra complicazione: «Per una settimana dovremo stare fuori casa, come ci hanno chiesto i vigili del fuoco - dice Gianfranco - ne approfitterò per iniziare a far sistemare la casa. Il danno è sicuramente di alcune migliaia di euro».
Carlo Gregori

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