Il web, lo psicoterapeuta e i giovani sbandati
Marco Franchini ospite a San Michele: «Mancano i riferimenti classici e i soloni da tastiera proliferano»
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Si prepara l’incontro di questa sera alla sala civica di San Michele, dove l’associazione “Amici di San Michele” ospiterà, a partire dalle ore 20.45, lo psicologo Marco Franchini, per la conferenza “Il falso sé: l’Io si è perso? Impersonalità e ricerca d’identità nell’individuo contemporaneo”.
Lo psicoterapeuta, trattando il tema della perdita della propria identità nell’era digitale, analizzerà anche il recente, e gravissimo, episodio di Carpi, dove alcuni giovani hanno rubato 5 autobus e, dopo una notte brava, li hanno distrutti contro l’ingresso di una scuola, causando circa mezzo milione di euro di danni.
«È assolutamente sbagliato, e semplicistico - ha spiegato Franchini - parlare di noia. Il problema è un altro: si tratta, senza dubbio, di ragazzi problematici con aggressività e pulsioni difficili da controllare, che la nostra società non consente di canalizzare adeguatamente. Estremizzando potrei dire che 30 anni fa quegli stessi giovani problematici avrebbero canalizzato le loro pulsioni nelle ideologie e nei contenitori sociali, ben definiti, del tempo. Sarebbero stati brigatisti o estremisti neri. La cosa non sarebbe stata meno grave, ma oggi quei contenitori sociali, la politica, la religione, sono scomparsi e quei ragazzi problematici si sono identificati in Gta, in un videogame, riuscendo far parlare di sé, ad essere qualcuno, come volevano. La travolgente evoluzione della tecnologia ci pone di fronte a due problemi complessi: da un lato è difficilissimo crearsi una propria identità, dato che i riferimenti sono stravolti e ci troviamo, ogni giorno, a identificarci in qualcosa di diverso; dall’altro proliferano, grazie alla tecnologia, guru che vogliono darci risposte semplici a problemi complessi, che ci spingono ad identificarci in qualcosa di effimero».
Lo psicologo, analizzando i recenti episodi, si scaglia anche contro i “soloni moralisti da tastiera”. «Per affrontare questi mutamenti - spiega - serve l’impegno congiunto di tutti, per creare nuovi punti di riferimento, non più monolitici ovviamente. Chi si scaglia contro Facebook e le nuove generazioni, passando poi il suo tempo tra like e commenti, ha solo paura e vuole comprendere il mondo illudendosi che “noi eravamo meglio”. Sono belle le idee dei vari Mauro Corona che vorrebbero tornare all'antico, all’eremo in montagna, ma non sono una risposta. Dobbiamo capire il mondo che cambia e cercare di crearci un'identità dentro a questo mondo». (a.g.)
Lo psicoterapeuta, trattando il tema della perdita della propria identità nell’era digitale, analizzerà anche il recente, e gravissimo, episodio di Carpi, dove alcuni giovani hanno rubato 5 autobus e, dopo una notte brava, li hanno distrutti contro l’ingresso di una scuola, causando circa mezzo milione di euro di danni.
«È assolutamente sbagliato, e semplicistico - ha spiegato Franchini - parlare di noia. Il problema è un altro: si tratta, senza dubbio, di ragazzi problematici con aggressività e pulsioni difficili da controllare, che la nostra società non consente di canalizzare adeguatamente. Estremizzando potrei dire che 30 anni fa quegli stessi giovani problematici avrebbero canalizzato le loro pulsioni nelle ideologie e nei contenitori sociali, ben definiti, del tempo. Sarebbero stati brigatisti o estremisti neri. La cosa non sarebbe stata meno grave, ma oggi quei contenitori sociali, la politica, la religione, sono scomparsi e quei ragazzi problematici si sono identificati in Gta, in un videogame, riuscendo far parlare di sé, ad essere qualcuno, come volevano. La travolgente evoluzione della tecnologia ci pone di fronte a due problemi complessi: da un lato è difficilissimo crearsi una propria identità, dato che i riferimenti sono stravolti e ci troviamo, ogni giorno, a identificarci in qualcosa di diverso; dall’altro proliferano, grazie alla tecnologia, guru che vogliono darci risposte semplici a problemi complessi, che ci spingono ad identificarci in qualcosa di effimero».
Lo psicologo, analizzando i recenti episodi, si scaglia anche contro i “soloni moralisti da tastiera”. «Per affrontare questi mutamenti - spiega - serve l’impegno congiunto di tutti, per creare nuovi punti di riferimento, non più monolitici ovviamente. Chi si scaglia contro Facebook e le nuove generazioni, passando poi il suo tempo tra like e commenti, ha solo paura e vuole comprendere il mondo illudendosi che “noi eravamo meglio”. Sono belle le idee dei vari Mauro Corona che vorrebbero tornare all'antico, all’eremo in montagna, ma non sono una risposta. Dobbiamo capire il mondo che cambia e cercare di crearci un'identità dentro a questo mondo». (a.g.)
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