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No gender, please

di CRISTIANA MINELLI
No gender, please

No gender, locuzione contemporanea per definire ciò che in realtà una vera definizione non ha. In ossequio alla prassi già consolidata in diversi atenei in Italia e all’estero, anche l’Università di...

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No gender, locuzione contemporanea per definire ciò che in realtà una vera definizione non ha.
In ossequio alla prassi già consolidata in diversi atenei in Italia e all’estero, anche l’Università di Modena e Reggio Emilia si è da poco dotata del doppio libretto universitario, uno strumento che consente agli studenti transgender e transessuali di sostenere e vedersi riconoscere gli esami anche se l’iter per la nuova identità sessuale non è ancora stato completato.
Ci sono i bagni no gender e c’è la moda gender free, che produce capi unisex e si propone come veicolo culturale perché profumi, bretelle, pizzi, e pellicce possano dare un contributo alla consapevolezza e diventare paladini della libertà di espressione.
Per l’Università di Princeton invece della parola “uomo” meglio utilizzare”persona” o “individuo”. No anche a “marito” o “moglie”, sì a “coniuge” o “partner”.
Il contesto amministrativo del nostro Paese, direi in controtendenza, ha invece introdotto sindaca, magistrata, prefetta, e il terribile assessora, per dare un genere femminile a incarichi da sempre espressi al maschile, ma assolutamente percepiti, da anni, come neutri.
Ci sono movimenti, teorie, lessico, perfino bambini no gender. Come Leo che a 10 anni ha dichiarato alla stampa inglese di non sentirsi né maschio né femmina, di non avere scelto ancora il suo genere, anzi, di sentirsi parte di entrambi. “Non ho bisogno che la gente capisca – ha detto – solo che le persone non siano scortesi”.
A proposito di questo tema si interrogano intellettuali ed educatori, si è di recente espresso il Papa, si schierano posizioni opposte. Affrontarlo non è facile, ma ignorarlo è impossibile.
Anche la nostra Potta, uno dei misteri del Duomo di Modena, viene chiamato dagli studiosi il Potta o la Potta e nonostante gli attributi scolpiti, che sia un antico ermafrodito non ci sono dubbi, pare si tratti di tale Antonia, vissuta nel 1227, che partorì ben 42 figli.
Mi viene in mente Spike, coinquilino di William Thacker in Notting Hill. Quando scende in cucina indossando una muta da sub Hugh Grant gli chiede perché sia vestito così. Lui risponde “non ho vestiti puliti, comunque è forte, genere… spaziale”.

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