Sbronze, risse e pestaggi: il lato oscuro dei Giardini di Modena
Una lite tra nordafricani ubriachi degenera in botte e urla davanti ai passanti Lo spaccio ora è gestito da giovani di colore ai cancelli di corso Vittorio Emanuele
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MODENA. L’ingresso è spettacolare: scorre lungo il vialone ghiaioso e col suo colpo prospettico porta lo sguardo alla Palazzina Vigarani che si apre ai lati, uno spiazzo assolato circondato da prati ben rasati e orlati da cespugli di rose. Dietro la palazzina, la realtà si rivela meno idilliaca. I Giardini Ducali restano sempre in bilico tra bellezza e degrado, tra zona turistica da cartolina e un ambiente di squallore, alcol, rifiuti e prepotenza. L’altra sera, ad esempio.
Erano le 19.30 ed è scoppiata una rissa attorno a una delle “panchine calde”, quelle nello spiazzo in direzione dei bagni pubblici. Un gruppo di sfaccendati che tanti conoscono ha alzato il gomito arrivando a sbronzarsi. Uno di loro, un tunisino, si è scolato un’intera bottiglia di whisky - che ieri faceva bella vista di sé su una panchina vicina - e durante una discussione con gli “amici” marocchini ha attaccato briga urlando, solo contro tutti. È venuto alle mani. Subito dopo si è scatenato un pestaggio sotto gli occhi dei passanti. C’è chi ha infatti visto quell’uomo a terra sbronzo urlare e prendere calci su calci. Una scena di violenza che è proseguita alcuni minuti. Quelle panchine sono il ritrovo dei soliti gruppetti che passano le ore a bere e fumare “canne”. «Li conosciamo tutti - dice una signora che abita in zona e porta il cane a girare - sono sempre quelli. Si ubriacano e diventano pazzi se arriva uno nuovo e si intromette tra loro».
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«A volte basta un solo elemento etnico diverso - dice un frequentatore assiduo del parco - e si scatena la rissa. Come ieri sera: un tunisino contro dei marocchini. Figurarsi se arriva un italiano e si mette vicino a loro».
La zona delle panchine è di fatto isolata. Nessuno si avvicina né di giorno né di notte: è la loro riserva. Come alcuni cespugli dove alcuni sostengono che avvengono traffici strani. Ogni mattina cinque o sei panchine sono circondate da rifiuti: cibo, bottiglie di alcolici, stracci, cicche. Di droga se ne consuma poca, ai Giardini. Tra i cespugli si nota qualche busta di siringa, ma siringhe sporche non se ne vedono. Un custode dei bagni assicura che il consumo di eroina dentro i giardini è in forte calo, che non è più un ritrovo per i tossicomani che arrivano dalla stazione. La droga però si vende e oggi il punto di riferimento è il cancello di corso Vittorio Emanuele II. Il ritrovo sono le panchine ai lati, sulle quali stazionano dei giovani di colore incappucciati. Vicino a loro ci sono disoccupati e senza tetto. Dormono sulle panchine: ogni mattina presto si vedono ancora rannicchiati, coperti da un cappotto logoro, con la testa appoggiata a un sacco da supermercato che contiene le loro cose. È in mezzo a questa umanità di gente sofferente e senza più nulla che si mescolano gli spacciatori di strada arrivati da poco. Tutti trovano rifugio ai Giardini di notte. Dal lato di Corso Canalgrande i Giardini sono sempre aperti, a quanto pare. Sul cartello all’ingresso non si leggono più gli orari: sono cancellati. Ma un cartellino sul portone dice che per uscire (ed entrare) basta spingere il pulsante del cancelletto di via Cavour. È l’ingresso, si apre a tutte le ore.
Il giorno scorre tranquillo. La giostrina è chiusa. I laghetti sono già coperti di fiori e “mucillaggini”. Le galline scorazzano libere dando una nota di allegria. Le pattuglie della polizia municipale girano in auto sui vialetti di ghiaia dei Giardini. Gli agenti guardano ma non si fermano. Abbiamo incontrato alcune pattuglie nell’arco di due giri da un’ora ciascuno in orari diversi. I vigili osservano e passano. Tutto a posto.
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