Villa Chierici, nasce l’orto per i poveri
di Serena Arbizzi
Nel terreno di cinque ettari della Diocesi i ragazzi della Nazareno fanno crescere frutta e verdura consegnati ai bisognosi
2 MINUTI DI LETTURA
Oltre 5 ettari di terreno - per l’esattezza 5,6 - accanto a Villa Chierici, giovani volenterosi che attraverso la sistematica coltivazione di frutta e verdura possono trovare riscatto alla propria disabilità e offrire, allo stesso tempo, un servizio utile alla società.
Questa la filosofia del progetto “L’orto del vescovo”, nato dalla collaborazione fra la Diocesi e la cooperativa sociale Nazareno. L’idea si è concretizzata con la trasformazione del grande spazio verde che domina le campagne di Santa Croce in un orto prima convertito al biologico e successivamente al biodinamico. L’orto è stato disegnato dai ragazzi ed è pensato come luogo aperto alla cittadinanza, «per accudire e non soltanto per essere accuditi». Basti pensare che sono già arrivate richieste di visite da parte di scuole materne.
«Il primo appezzamento di due ettari - spiegano Claudia Caffagni, Alessandro Ricci, Giacomo Bortolotti e Diego Marazzi della coop Nazareno - consentirà, già dalla prossima settimana di raccogliere bietole. Poi arriveranno insalate, finocchi, patate, piselli, spinaci, pomodori e carciofi. Senza dimenticare la frutta, con meloni e angurie. Il contatto con la natura limita le esternazioni di disagio degli ospiti». I ragazzi diventano così “mezzadri” sul terreno di proprietà della Diocesi. Il raccolto verrà consegnato tramite sporte a famiglie con figli individuate da Caritas e parrocchie. Il bacino d’utenza è potenzialmente elevato, se si considera che i Servizi sociali del Comune seguono 900 famiglie. «Il progetto nasce dalla volontà della chiesa di adempiere alla carità evangelica - ha sottolineato i lvescovo Francesco Cavina - Questo con la coltivazione di frutta e verdura, particolarmente indicate per i bambini».
A beneficiare maggiormente del progetto saranno gli ospiti del Nazareno che soffrono d’ansia. «Negli Usa vengono utilizzate le farm anche per chi soffre di autismo» ha aggiunto il presidente della coop Nazareno Sergio Zini. L’assessore alle politiche sociali del Comune, Daniela Depietri, ha poi ricordato che «sia noi che il vescovo ci occupiamo degli “ultimi”. L’amministrazione, con progetti come “Carpi non spreca”, collabora con la Caritas». Il fiduciario economico vescovile Paolo Ranieri ha ribadito ce la consegna delle sporte create ad hoc, «avverrà una volta alla settimana. Il progetto è possibile grazie alla disponibilità del vescovo». Il vice presidente della cooperativa Nazareno, Marco Viola, ha ricordato come «con l’orto si seguano le orme di don Ivo Silingardi, con il quale abbiamo vissuto a stretto contatto». All’iniziativa collabora anche la Fondazione Cattolica di Verona.
Questa la filosofia del progetto “L’orto del vescovo”, nato dalla collaborazione fra la Diocesi e la cooperativa sociale Nazareno. L’idea si è concretizzata con la trasformazione del grande spazio verde che domina le campagne di Santa Croce in un orto prima convertito al biologico e successivamente al biodinamico. L’orto è stato disegnato dai ragazzi ed è pensato come luogo aperto alla cittadinanza, «per accudire e non soltanto per essere accuditi». Basti pensare che sono già arrivate richieste di visite da parte di scuole materne.
«Il primo appezzamento di due ettari - spiegano Claudia Caffagni, Alessandro Ricci, Giacomo Bortolotti e Diego Marazzi della coop Nazareno - consentirà, già dalla prossima settimana di raccogliere bietole. Poi arriveranno insalate, finocchi, patate, piselli, spinaci, pomodori e carciofi. Senza dimenticare la frutta, con meloni e angurie. Il contatto con la natura limita le esternazioni di disagio degli ospiti». I ragazzi diventano così “mezzadri” sul terreno di proprietà della Diocesi. Il raccolto verrà consegnato tramite sporte a famiglie con figli individuate da Caritas e parrocchie. Il bacino d’utenza è potenzialmente elevato, se si considera che i Servizi sociali del Comune seguono 900 famiglie. «Il progetto nasce dalla volontà della chiesa di adempiere alla carità evangelica - ha sottolineato i lvescovo Francesco Cavina - Questo con la coltivazione di frutta e verdura, particolarmente indicate per i bambini».
A beneficiare maggiormente del progetto saranno gli ospiti del Nazareno che soffrono d’ansia. «Negli Usa vengono utilizzate le farm anche per chi soffre di autismo» ha aggiunto il presidente della coop Nazareno Sergio Zini. L’assessore alle politiche sociali del Comune, Daniela Depietri, ha poi ricordato che «sia noi che il vescovo ci occupiamo degli “ultimi”. L’amministrazione, con progetti come “Carpi non spreca”, collabora con la Caritas». Il fiduciario economico vescovile Paolo Ranieri ha ribadito ce la consegna delle sporte create ad hoc, «avverrà una volta alla settimana. Il progetto è possibile grazie alla disponibilità del vescovo». Il vice presidente della cooperativa Nazareno, Marco Viola, ha ricordato come «con l’orto si seguano le orme di don Ivo Silingardi, con il quale abbiamo vissuto a stretto contatto». All’iniziativa collabora anche la Fondazione Cattolica di Verona.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
