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Luca Spaggiari e la sua Modena

di LUCA SPAGGIARI
Luca Spaggiari e la sua Modena

Luca Spaggiari, musicista, poeta e compositore modenese racconta la sua città. Dai ricordi d’infanzia in piazza Roma fino all’agriturismo Cantoni, al Mercato Albinelli e alla tradizione culinaria...

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Luca Spaggiari, musicista, poeta e compositore modenese racconta la sua città. Dai ricordi d’infanzia in piazza Roma fino all’agriturismo Cantoni, al Mercato Albinelli e alla tradizione culinaria modenese, la “Trattoria Aldina” e “Danilo”.

1)Via Fonteraso - Piazza Roma. È il quadrato dove dal dopoguerra si è sviluppata la storia della famiglia. Il mio bisnonno era parcheggiatore in piazza Roma, dove viveva. I miei nonni avevano una importante Salumeria in via Fonteraso. Io stavo spesso nel loro retrobottega mangiando gli impareggiabili panini di mio nonno Luciano mentre aspettavo che nonna Tina mi portasse con lei per andare a cuocere i suoi celeberrimi bensoni nel forno a legna del vero San Giorgio. Uno spaccato della Modena autentica, cancellato da una moltitudine di locali privi di carattere e gestiti senza vocazione.
2) Rua frati minori. Una piccola via dove ho vissuto, dove la mia storia personale ha preso nuove e definite forme.
3) Agriturismo Cantoni. Alle porte di Modena, un luogo che mi ha accompagnato fin dalla mia gioventù. Il proprietario, Federico, uno dei miei più cari amici, un reduce come me della piazza Roma che non esiste più. Da sempre suoniamo, sognamo, lavoriamo ed inventiamo il futuro.
4) Bar Malagoli. Cesare non ha bisogno di presentazioni. L’imperatore di via Carteria. Il bar osteria più antico di Modena, gestito con la moglie Lina e la figlia Sandra, rappresenta quello che io chiamo “il mio ufficio”. Qui il tempo viene asciugato da ogni significato.
5) Studio Vetusta. Sempre via Carteria. Uno studio ma anche galleria d’arte e fucina creativa. Gestita dal caro amico Matteo Serri, raffinato fotografo d’arte e moda, con i suoi eventi, mostre e concerti, si distingue come unico angolo di autentico charme a Modena. Vista da qui, Parigi, non sembra molto lontana.
6) Trattoria Aldina. Chiudete gli occhi. Ecco gli anni 50. Al primo piano di uno storico edificio di fronte al Mercato Albinelli. A volte basta suonare un campanello, fare una rampa di scale per ritrovarsi indietro di 60 anni.
7) Mercato Albinelli. Il suo fascino è rappresentato dall’essere il cuore pulsante della città. Catalizzatore di tutti i modenese, quelli che parlano dialetto della Bassa fino ad arrivare a quelli che parlano quello potentino.
8) Ristorante da Danilo. Vi siete mai chiesti come mai uno dei piatti tipici della tradizione tipica modenese è pressoché introvabile? Io spesso, per fortuna, mi rifugio qui, con un carrello di bolliti ed una bottiglia di lambrusco di Sorbara, in buona o pessima compagnia, non importa.
9) Calzolaio Giuseppe di via Torre. L’uomo che ha avuto il coraggio di assecondarmi con otto risolature della stessa scarpa.
10) Art Cafè. Il buon ritiro, fuori dalla mondanità. Marci è un gestore premuroso ed attento che impara a conoscere i tempi e gli spazi del cliente. Il momento che preferisco è l’aperitivo di metà settimana con lo sguardo su Canalchiaro, culla della mia adolescenza e non solo.

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