«Scuola-lavoro: il sistema va migliorato»
Dibattito promosso dalla Rete fa emergere problemi per l’esperienza dei ragazzi nelle aziende: «Serve un monitoraggio»
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Un tavolo per monitorare sull’alternanza scuola-lavoro. È la promessa con cui si conclude l’assemblea di ieri pomeriggio nella sede della Rete degli Studenti Medi al Windor Park. Silvia Menabue, responsabile dell’Ufficio scolastico provinciale, è «assolutamente disponibile a ricevere la percezione, il clima di quanto si respira nelle scuole». Quando? «A cominciare da settembre», specifica la provveditrice. In futuro si attendono risultati, in passato vi sono stati spesso problemi. «Un’azienda mi ha contattato dicendo che dovevo avere un computer durante l’alternanza - denuncia una rappresentante del Cattaneo-Deledda, in nome di una compagna di classe - poi hanno ritenuto di spostarmi in filiale a Castelfranco “perché siete in troppi”, senza neanche chiamare la scuola. A causa del mio rifiuto ricevetti un sette e non ho ancora avuto il credito relativo all’alternanza». «Sono andata a lavorare in un'agenzia di viaggi - replica una studentessa del Paradisi di Vignola - che non ha usato le mie capacità. Non avevo una scrivania. Mi hanno detto di fare le fatture, pensando fossi di ragioneria. Ne ho parlato con la tutor scolastica e il giorno dopo non ho fatto niente. Svuotavo i pattumi, mi sorbivo i fumi». «Mi sembra di sognare», replica un’incredula Menabue, chiedendo di «far emergere le situazioni negative».
Detto, fatto. «Al liceo San Carlo-Muratori mi hanno chiesto di pulire per terra e lavare le pentole - riprende Claudia Scarpa, esponente della Rete - un percorso che capita a moltissimi ragazzi». Quanti? Le istituzioni non hanno portato cifre certe. «Abbiamo fatto qualche rilevazione - commenta Gianpietro Cavazza, assessore alla Scuola - e qualche criticità è venuta fuori, ma ciò sarà oggetto di programmazione per i prossimi anni». Dal Provveditorato si apprende che gli studenti che fanno alternanza sono circa 12mila e saranno 18mila a regime. Gli studenti hanno interrogato circa quattrocento ragazze e ragazze di nove istituti (Muratori-San Carlo, Tassoni, Selmi, Corni, Cattaneo-Deledda, Sigonio, Paradisi, Allegretti, Venturi). Dalle risposte ai dieci quesiti emerge, per esempio, come il 60% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla sicurezza. Ancora, il 45% non ha seguito un percorso confacente agli studi e il 44% non conosceva il docente referente. Il 30% degli intervistati non sapeva di avere un’assicurazione e il 51% ha svolto pochi incontri sui diritti. Materiale per i sindacati. «L’azienda è un luogo alle cui porte non si ferma la democrazia», ricorda Claudio Riso, rappresentante della sezione Scuola della Cgil. Il problema per il sindacalista è che «nel nostro tessuto vi sono aziende piccole e piccolissime in cui non c’è il sindacato e non si sa quello che succede. È facile che la scuola non abbia i filtri per sapere quale sia seria e quale no».
Riso critica anche scelte ministeriali, visto che «siglare accordi con Autogrill, Zara e McDonald’s dubito possa portare a progetti coerenti». Stefano Lupi, responsabile delle risorse umane della Bosch, cita casi positivi della sua azienda. Docenti del Sigonio, del Fanti di Carpi e dell’ex Magnani di Sassuolo rilanciano con altri esempi di successo. Essi sfociano in libri didattici, convegni, progetti per il restauro della biblioteca (a Carpi), opzioni per assunzioni… «Mi aspetto un livello concreto di monitoraggio e modelli propositivi», conclude Francesco Martinelli, presidente della Consulta provinciale.
Gabriele Farina
Detto, fatto. «Al liceo San Carlo-Muratori mi hanno chiesto di pulire per terra e lavare le pentole - riprende Claudia Scarpa, esponente della Rete - un percorso che capita a moltissimi ragazzi». Quanti? Le istituzioni non hanno portato cifre certe. «Abbiamo fatto qualche rilevazione - commenta Gianpietro Cavazza, assessore alla Scuola - e qualche criticità è venuta fuori, ma ciò sarà oggetto di programmazione per i prossimi anni». Dal Provveditorato si apprende che gli studenti che fanno alternanza sono circa 12mila e saranno 18mila a regime. Gli studenti hanno interrogato circa quattrocento ragazze e ragazze di nove istituti (Muratori-San Carlo, Tassoni, Selmi, Corni, Cattaneo-Deledda, Sigonio, Paradisi, Allegretti, Venturi). Dalle risposte ai dieci quesiti emerge, per esempio, come il 60% dichiara di non aver ricevuto informazioni sulla sicurezza. Ancora, il 45% non ha seguito un percorso confacente agli studi e il 44% non conosceva il docente referente. Il 30% degli intervistati non sapeva di avere un’assicurazione e il 51% ha svolto pochi incontri sui diritti. Materiale per i sindacati. «L’azienda è un luogo alle cui porte non si ferma la democrazia», ricorda Claudio Riso, rappresentante della sezione Scuola della Cgil. Il problema per il sindacalista è che «nel nostro tessuto vi sono aziende piccole e piccolissime in cui non c’è il sindacato e non si sa quello che succede. È facile che la scuola non abbia i filtri per sapere quale sia seria e quale no».
Riso critica anche scelte ministeriali, visto che «siglare accordi con Autogrill, Zara e McDonald’s dubito possa portare a progetti coerenti». Stefano Lupi, responsabile delle risorse umane della Bosch, cita casi positivi della sua azienda. Docenti del Sigonio, del Fanti di Carpi e dell’ex Magnani di Sassuolo rilanciano con altri esempi di successo. Essi sfociano in libri didattici, convegni, progetti per il restauro della biblioteca (a Carpi), opzioni per assunzioni… «Mi aspetto un livello concreto di monitoraggio e modelli propositivi», conclude Francesco Martinelli, presidente della Consulta provinciale.
Gabriele Farina
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