video e audio in sala biasin
Storie di guerra al femminile grazie agli studenti del Volta
“Storie Femminili sul finire della guerra- appunti e riflessioni”, è l'evento tenutosi in sala Biasin. Sono stati proiettati videoclip e audioracconti realizzati dagli studenti dell’ Itis Volta,...
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“Storie Femminili sul finire della guerra- appunti e riflessioni”, è l'evento tenutosi in sala Biasin. Sono stati proiettati videoclip e audioracconti realizzati dagli studenti dell’ Itis Volta, protagonisti di un progetto pilota ideato da Metella Montanari dell’istituto storico di Modena e Caterina Liotti del centro documentazione donna.
L’Italia del 1945 era un paese martoriato, figlio della sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale, nulla di paragonabile all’Italia di oggi dove anche i bambini più piccoli combattono la noia con uno smartophone. Tuttavia, in un paese in cui le città erano da ricostruire e la fiducia nelle istituzioni da ritrovare, era possibile percepire la speranza, la convinzione che domani sarebbe stato migliore di oggi, e dopodomani migliore di domani. Questa certezza, che apparentemente è andata scemando col tempo, può comunque essere assorbita e coltivata, alle volte armandosi di un po’ pazienza, ascoltando i racconti dei nostri nonni, ovvero di chi ha vissuto direttamente o indirettamente questo periodo, ripercorrendo così alcune delle tappe fondamentali della storia della nostra Repubblica.
Le interviste, proiettate durante l’incontro, hanno rivelato singolari analogie tra l’emozione delle prime donne che andarono a votare il 2 giugno 1946 e la possibile impreparazione dei neo maggiorenni che dovranno presentarsi al seggio nel prossimo futuro; hanno anche messo in luce alcune importanti differenze riguardanti le possibilità di informazione di oggi e di ieri. Inoltre è stato possibile ricordare le battaglie e i successi ottenuti dal gentil sesso nel corso della storia attraverso i quali si è potuto superare la discriminazione di genere dal punto di vista politico e professionale.
Infine è opportuno sottolineare l’emozione offerta da questo evento a chi purtroppo non può più confrontarsi con i propri anziani: sorrisi, e un po' di malinconia che oltre a dar forza al detto “un anziano che muore è una biblioteca che brucia”, ha fatto sentire tutti più vicini, più italiani e parte attiva di una comunità in evoluzione.
Davide Vanni
L’Italia del 1945 era un paese martoriato, figlio della sconfitta subita nella Seconda guerra mondiale, nulla di paragonabile all’Italia di oggi dove anche i bambini più piccoli combattono la noia con uno smartophone. Tuttavia, in un paese in cui le città erano da ricostruire e la fiducia nelle istituzioni da ritrovare, era possibile percepire la speranza, la convinzione che domani sarebbe stato migliore di oggi, e dopodomani migliore di domani. Questa certezza, che apparentemente è andata scemando col tempo, può comunque essere assorbita e coltivata, alle volte armandosi di un po’ pazienza, ascoltando i racconti dei nostri nonni, ovvero di chi ha vissuto direttamente o indirettamente questo periodo, ripercorrendo così alcune delle tappe fondamentali della storia della nostra Repubblica.
Le interviste, proiettate durante l’incontro, hanno rivelato singolari analogie tra l’emozione delle prime donne che andarono a votare il 2 giugno 1946 e la possibile impreparazione dei neo maggiorenni che dovranno presentarsi al seggio nel prossimo futuro; hanno anche messo in luce alcune importanti differenze riguardanti le possibilità di informazione di oggi e di ieri. Inoltre è stato possibile ricordare le battaglie e i successi ottenuti dal gentil sesso nel corso della storia attraverso i quali si è potuto superare la discriminazione di genere dal punto di vista politico e professionale.
Infine è opportuno sottolineare l’emozione offerta da questo evento a chi purtroppo non può più confrontarsi con i propri anziani: sorrisi, e un po' di malinconia che oltre a dar forza al detto “un anziano che muore è una biblioteca che brucia”, ha fatto sentire tutti più vicini, più italiani e parte attiva di una comunità in evoluzione.
Davide Vanni
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