Gazzetta di Modena

Modena

I ragazzi e i pericoli della Rete Figlio mio, quanto sei bello... Ma attenti a usare quelle foto

di Monica Tappa
I ragazzi e i pericoli della Rete Figlio mio, quanto sei bello... Ma attenti a usare quelle foto

I social network e il rischio grave di esporre i minori a pedopornografia e stalking Meggiato, autore di “Spia nella Rete”: le appendereste a un muro in stazione?

3 MINUTI DI LETTURA





Qualche settimana fa è stata aperta una pagina su Facebook che ha scatenato numerose polemiche. Il nome è “Incubo”. In questa pagina gli amministratori condividono foto di bambini. Ahi. Numerosissimi e infuriati i commenti. Ovvio, no? Eppure gli amministratori utilizzano il tasto di Facebook sotto a immagini e post per condividere foto già visibili a tutti e non “rubano” le immagini.
In buona sostanza: la visione da parte di tutti, in un gruppo o in un diario, di un post o di una immagine “condivisa” è possibile (per noi normali utenti) solo ed esclusivamente se per quel post o quell’immagine la privacy è impostata su “pubblica” che per simbolino ha il mondo e che significa proprio “tutti possono vedere”.
Invece i commenti si sono scagliati sugli amministratori. A parte le polemiche, è forse utile e opportuno saperne un po’ di più. Meglio chiedere a uno dei massimi esperti di informatica e social, che lavora, nell’ombra e in silenzio, anche fianco a fianco con le istituzioni contro la pedopornografia. Lui è Riccardo Meggiato e ha risposto in modo semplice e chiaro, che poi è un po’ il suo marchio di fabbrica e si ritrova anche nei suoi testi, alle domande sui veri pericoli di Facebook.
La prima grande obiezione che viene rivolta da molti genitori è: ma cosa vuoi che ci facciano anche volendo con delle foto. Quali sono i veri pericoli?
«Le foto sono utilizzabili su due livelli. Il primo possiamo definirlo "sessuale". Alcuni soggetti con patologie mentali, perché di questo parliamo, usano le foto per puro piacere sessuale. Il discorso può esaurirsi a questo, e comunque non trovo entusiasmante che le foto di un bimbo siano usate per questo scopo; oppure può dare il via a una morbosità verso quel bambino specifico. E così si arriva al secondo livello. Le foto forniscono una moltitudine di informazioni, che usate singolarmente o in combinazione con altre offrono riferimenti precisi a dove si trova il bambino in dati momenti. E questo può essere utilizzato per azioni di stalking o per approcciarlo in modo ancora più diretto».
Ci sono cifre, dati che spiegano la realtà della pedopornografia "da Fb"?
«Ci sono dati ma tutti molto discordanti tra loro. I motivi sono molteplici. Facebook è ormai parte integrante dei canali pedopornografici, inteso come fonte o primo contatto con potenziali vittime. Del resto, molta pedopornografia si consuma senza arrivare a denunce e procedimenti formali. Quel che vi posso dire dai casi che seguo, però, è che moltissimi pedopornografi sono parenti diretti che, fino a quel momento, non hanno mai mostrato tendenze di questo tipo. Si accende la miccia proprio guardando le foto da account Facebook dei parenti».
Qual è il suggerimento che si potrebbe dare ai genitori?
«Prima di postare la foto di vostro figlio, immaginatela stampata su carta, come un volantino. Lo attacchereste sulla parete della stazione? Perché Facebook è molto peggio. Pensate che impostare le opzioni di privacy risolva il problema? Non avete idea di quanto sia semplice scavalcarle. Se proprio non resistete a questa tentazione (ma davvero "apparire" e "mostrare" è più importante della sicurezza dei vostri figli?), almeno assicuratevi che i bimbi nelle foto siano vestiti e che ci siano pochi riferimenti sul luogo dove la foto è stata scattata».
«Insisto: davvero avete questa esigenza? Allora ricordate, infine, che una foto caricata su Facebook smette di essere vostra: di fatto, diventa di Facebook».
Quale dei libri di cui è autore, potrebbe essere di aiuto?
«”Il lato Oscuro della Rete” vi mostra degli ambiti e luoghi molto poco noti della Rete, mentre “Spia nella Rete” vi mostra moltissime tecniche utilizzate per violare la privacy altrui. Vi mostro come si fa, per insegnare a difendervi».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google