Galleria Estense: incassi ancora troppo modesti
di Stefano Luppi
Il pubblico è salito a 24mila presenze contro le 18mila pre-sisma, ma non basta Otto milioni l’anno per la gestione, 110mila euro i ricavi dai biglietti dei visitatori
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Un costo totale di 8 milioni di euro l’anno nel 2016, di cui 4 per il personale e ricavi da biglietteria di appena 110mila euro ogni dodici mesi quest’anno e quello scorso. Sono questi alcuni dei numeri principali che caratterizzano il bilancio delle Gallerie Estensi autonome, composte dalla Galleria Estense di Modena, Palazzo Ducale di Sassuolo e Pinacoteca di Ferrara. Numeri che, nonostante le innovazioni portate avanti dalla direttrice Martina Bagnoli, non sono ancora buoni, tenuto conto che il pubblico è giunto ora a 24mila presenze annue. Certo più delle 18mila che l’Estense “raccoglieva” prima della chiusura causa danni del terremoto 2012, ma lo stesso poche a fronte di ben altre crescite dei musei autonomi sparsi per l’Italia dopo la riforma Franceschini. I problemi, ma ciò riguarda soprattutto Ferrara, dipendono dalla carenza di personale: la Pinacoteca di Palazzo dei Diamanti resta per questo chiusa i primi tre giorni della settimana e per il resto è aperta a orario ridotto. I numeri del bilanci però permettono anche confronti con altri musei autonomi.
Vediamo anzitutto le cifre dell’ente che ha la sua “testa” sotto la Ghirlandina. I numeri sono contenuti in un dossier realizzato dall’associazione Civicum con gli esperti economici di “The Boston Consulting Group” che il Ministero per i Beni Culturali ha presentato due giorni fa. Partiamo dai ricavi. La voce “biglietti” prevede entrate per 110mila euro e la stessa cifra è stata indicata anche nel bilancio preventivo 2017 oltre che nel consuntivo 2016. Nei due bilanci, inoltre, non è indicato nulla alla voce “servizi aggiuntivi” (bookshop e caffetteria) e già questo è un problema non piccolo anche se a Palazzo dei Musei un bar e un piccolo bookshop a piano terra in effetti sono presenti anche se non dipendono dalle Gallerie Estensi. I canoni di concessione, come i diritti di riproduzione dei materiali e la concessione degli spazi è data in crescita: nel 2016 sono stati 17.700 euro che salgono a 44.900 nel preventivo di quest’anno. Una voce importante - almeno lo è nei principali musei del mondo e d’Italia - è quella relativa alla voce “Contributi da privati”, ossia le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni che il museo autonomo può e deve raccogliere.
Nel 2016 sono state pari a 203mila euro, ma stranamente nel bilancio in corso la cifra non è indicata. Poi c’è la voce che “pesa di più”, ossia i “Trasferimenti dalle Direzioni generali del Ministero” che da 3 milioni e 929mila euro precipitano a 2 milioni e 480mila euro. In questo modo la voce “ricavi” delle Gallerie passa da 4.263.034 euro a 2.637.806 dell’anno in corso. A tutto ciò va aggiunta una voce che non si modifica, pari a 3 milioni e 854mila euro relativo al costo del personale. Interessante anche considerare la voce “costi” del bilancio. I “Beni di consumo” del museo passano da 87mila euro a 37mila euro mentre crescono a 23mila i costi del personale, probabilmente quello non dipendente dal ministero. Il settore relativo a promozione e organizzazione mostre passa invece dai 234mila euro del 2016 ai 255mila di quest’anno e cresce anche la “Manutenzione ordinaria” che passa da 232mila a 291mila euro. Il costo delle utenze resta invece di mezzo milione di euro, mentre i costi degli allestimenti museali e della manutenzione degli immobili passano da 448mila euro a 381mila con un bel ribasso. I restauri, importanti in un museo che ha una collezione invidiabile in Europa, passano invece da 110mila euro a 250mila. Si ridimensiona invece il costo alla voce “Acquisto impianti, arredi, hardware” che passa da 2 milioni, dovuti a un importante intervento di aggiornamento, ai 470mila euro della normale amministrazione. I costi totali, escluso il personale passano quindi un dodici mesi da 4 milioni 263mila euro quasi alla metà, 2 milioni 637mila. Dal confronto dei numeri alla fine si evince che senz’altro uno dei problemi principali delle Gallerie modenese, sassolese e ferrarese riguarda proprio il motivo per cui sono state rese autonome. Ossia la possibilità di trovare soldi privati fuori dai finanziamenti pubblici. Alle Gallerie Estensi, su questo fronte, le Gallerie Estensi debbono ancora lavorare, visto che in un anno la provenienza dei denari per il sostentamento passa dal 95,9% del totale al 97,6%. Esattamente ancora come si trattasse di un “ufficio” ministeriale pre-riforma Franceschini.
Vediamo anzitutto le cifre dell’ente che ha la sua “testa” sotto la Ghirlandina. I numeri sono contenuti in un dossier realizzato dall’associazione Civicum con gli esperti economici di “The Boston Consulting Group” che il Ministero per i Beni Culturali ha presentato due giorni fa. Partiamo dai ricavi. La voce “biglietti” prevede entrate per 110mila euro e la stessa cifra è stata indicata anche nel bilancio preventivo 2017 oltre che nel consuntivo 2016. Nei due bilanci, inoltre, non è indicato nulla alla voce “servizi aggiuntivi” (bookshop e caffetteria) e già questo è un problema non piccolo anche se a Palazzo dei Musei un bar e un piccolo bookshop a piano terra in effetti sono presenti anche se non dipendono dalle Gallerie Estensi. I canoni di concessione, come i diritti di riproduzione dei materiali e la concessione degli spazi è data in crescita: nel 2016 sono stati 17.700 euro che salgono a 44.900 nel preventivo di quest’anno. Una voce importante - almeno lo è nei principali musei del mondo e d’Italia - è quella relativa alla voce “Contributi da privati”, ossia le erogazioni liberali e le sponsorizzazioni che il museo autonomo può e deve raccogliere.
Nel 2016 sono state pari a 203mila euro, ma stranamente nel bilancio in corso la cifra non è indicata. Poi c’è la voce che “pesa di più”, ossia i “Trasferimenti dalle Direzioni generali del Ministero” che da 3 milioni e 929mila euro precipitano a 2 milioni e 480mila euro. In questo modo la voce “ricavi” delle Gallerie passa da 4.263.034 euro a 2.637.806 dell’anno in corso. A tutto ciò va aggiunta una voce che non si modifica, pari a 3 milioni e 854mila euro relativo al costo del personale. Interessante anche considerare la voce “costi” del bilancio. I “Beni di consumo” del museo passano da 87mila euro a 37mila euro mentre crescono a 23mila i costi del personale, probabilmente quello non dipendente dal ministero. Il settore relativo a promozione e organizzazione mostre passa invece dai 234mila euro del 2016 ai 255mila di quest’anno e cresce anche la “Manutenzione ordinaria” che passa da 232mila a 291mila euro. Il costo delle utenze resta invece di mezzo milione di euro, mentre i costi degli allestimenti museali e della manutenzione degli immobili passano da 448mila euro a 381mila con un bel ribasso. I restauri, importanti in un museo che ha una collezione invidiabile in Europa, passano invece da 110mila euro a 250mila. Si ridimensiona invece il costo alla voce “Acquisto impianti, arredi, hardware” che passa da 2 milioni, dovuti a un importante intervento di aggiornamento, ai 470mila euro della normale amministrazione. I costi totali, escluso il personale passano quindi un dodici mesi da 4 milioni 263mila euro quasi alla metà, 2 milioni 637mila. Dal confronto dei numeri alla fine si evince che senz’altro uno dei problemi principali delle Gallerie modenese, sassolese e ferrarese riguarda proprio il motivo per cui sono state rese autonome. Ossia la possibilità di trovare soldi privati fuori dai finanziamenti pubblici. Alle Gallerie Estensi, su questo fronte, le Gallerie Estensi debbono ancora lavorare, visto che in un anno la provenienza dei denari per il sostentamento passa dal 95,9% del totale al 97,6%. Esattamente ancora come si trattasse di un “ufficio” ministeriale pre-riforma Franceschini.
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