Cemento scadente, inchiesta a Piacenza
Il giudice trasferisce, per competenza territoriale, l’indagine sui quattro capannoni. Lucia Musti: «Ne prendiamo atto»
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MIRANDOLA. Sarà la Procura e un giudice del tribunale di Piacenza a decidere come proseguire l’inchiesta sul calcestruzzo depotenziato. Il giudice di Modena, Andrea Romito, che già aveva sollevato questioni di competenza territoriale - analisi che aveva trovato il sostegno anche dei vari avvocati delle difese - ha sciolto il dubbio, disponendo il trasferimento degli atti d’indagine a Piacenza dove ha sede la Betonrossi (accusata di associazione a delinquere, ossia il reato più grave rispetto alla truffa ai danni dello Stato) e dove sono approdati i soldi delle forniture di calcestruzzo.
Semplificando: il fascicolo, finora curato dalla Procura di Modena e dal pm Claudia Ferretti, finirà ai colleghi piacentini. Che dovranno quindi valutare come operare sui reati ipotizzati nella realizzazione dei capannoni industriali di Marchesini Group a Carpi, Zimor di Finale, Agritecnica di San Felice, Acetum di Cavezzo e due fienili nel Ferrarese. Saranno i magistrati di là a valutare se chiedere un incidente probatorio - come aveva fatto la dottoressa Ferretti al giudice Romito - e a curare gli eventuali sviluppi dell’indagine, che resterà (salvo sorprese) affidata alla polizia della Squadra Mobile della Questura modenese e al Nucleo problematiche del territorio della municipale di Modena, che insieme - intercettando uno spacciatore di droga - si erano imbattuti nei “cubetti” di calcestruzzo depotenziato, avviando una delle indagini più complesse degli ultimi anni.
Indagini che coinvolgono Betonrossi, colosso nella fornitura di calcestruzzo, e anche in parte la mirandolese A&C, rappresentata dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini. «Siamo soddisfatti della decisione del Gip Romito - dicono per conto della A&C - relativamente ad un tema, quello della competenza territoriale, che avevano sollevato anche noi. Siamo ben disposti a confrontarci con l’autorità giudiziaria per spiegare la nostra posizione e per dimostrare come l’azienda abbia costruito nel migliore dei modi».
«Prendiamo atto della valutazione del giudice Romito relativamente alla competenza - commenta il procuratore capo di Modena, Lucia Musti - su cui peraltro la giurisprudenza è discordante. Il lavoro fin qui fatto sarà proseguito, tenuto in considerazione e valutato dalla Procura di Piacenza. Con riferimento al troncone d’indagine relativo alle scuole medie “Frassoni” di Finale, in ordine alle quali la Procura ha dato precedenza, attendiamo il deposito della perizia tecnica disposta dal Gip, Eleonora Pirillo».
La Procura si era opposta al trasferimento dei fascicoli sui capannoni privati a Piacenza, ma ora spetterà a quel tribunale decidere come agire anche se inevitabilmente i tempi si allungheranno e - come evidenziato dal parlamentare Vittorio Ferraresi (M5s) - la prescrizione di certi reati si avvicinerà ancora di più. (fd)
Semplificando: il fascicolo, finora curato dalla Procura di Modena e dal pm Claudia Ferretti, finirà ai colleghi piacentini. Che dovranno quindi valutare come operare sui reati ipotizzati nella realizzazione dei capannoni industriali di Marchesini Group a Carpi, Zimor di Finale, Agritecnica di San Felice, Acetum di Cavezzo e due fienili nel Ferrarese. Saranno i magistrati di là a valutare se chiedere un incidente probatorio - come aveva fatto la dottoressa Ferretti al giudice Romito - e a curare gli eventuali sviluppi dell’indagine, che resterà (salvo sorprese) affidata alla polizia della Squadra Mobile della Questura modenese e al Nucleo problematiche del territorio della municipale di Modena, che insieme - intercettando uno spacciatore di droga - si erano imbattuti nei “cubetti” di calcestruzzo depotenziato, avviando una delle indagini più complesse degli ultimi anni.
Indagini che coinvolgono Betonrossi, colosso nella fornitura di calcestruzzo, e anche in parte la mirandolese A&C, rappresentata dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini. «Siamo soddisfatti della decisione del Gip Romito - dicono per conto della A&C - relativamente ad un tema, quello della competenza territoriale, che avevano sollevato anche noi. Siamo ben disposti a confrontarci con l’autorità giudiziaria per spiegare la nostra posizione e per dimostrare come l’azienda abbia costruito nel migliore dei modi».
«Prendiamo atto della valutazione del giudice Romito relativamente alla competenza - commenta il procuratore capo di Modena, Lucia Musti - su cui peraltro la giurisprudenza è discordante. Il lavoro fin qui fatto sarà proseguito, tenuto in considerazione e valutato dalla Procura di Piacenza. Con riferimento al troncone d’indagine relativo alle scuole medie “Frassoni” di Finale, in ordine alle quali la Procura ha dato precedenza, attendiamo il deposito della perizia tecnica disposta dal Gip, Eleonora Pirillo».
La Procura si era opposta al trasferimento dei fascicoli sui capannoni privati a Piacenza, ma ora spetterà a quel tribunale decidere come agire anche se inevitabilmente i tempi si allungheranno e - come evidenziato dal parlamentare Vittorio Ferraresi (M5s) - la prescrizione di certi reati si avvicinerà ancora di più. (fd)
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