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Formigine, l’Avis soffia su 50 candeline  

di Fabrizio Tosi
Formigine, l’Avis soffia su 50 candeline  

La presidente Franca Botti: «Fieri di quanto abbiamo costruito, ma servono ancora più iscritti»

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FORMIGINE. Cinquant'anni fa, 35 donatori, guidati dallo spirito d’iniziativa di Rodolfo Giusti, fondarono, a pochi metri dal Castello, la prima Sezione dell'Avis a Formigine, eleggendo Giusti presidente. Ebbe così inizio la storia dell’associazione, una sezione distaccata di Avis Modena che è cresciuta parallelamente al comune, registrando un grande numero di donatori che alla fine dello scorso anno risultavano 1878, per 3963 prelievi.
L’associazione domani alle 21, darà inizio, con un concerto in Sala Loggia, ai festeggiamenti del 50° anniversario .
«Cinquant'anni di lotte - dice il presidente uscente Franca Botti, da 32 anni tra le file dell’Avis - battaglie vinte grazie ai volontari e ai donatori, che hanno trovato in Avis, il posto giusto per poter aiutare il prossimo».
«L'Avis in Italia era presente sin dal 1946, a Modena invece venne fondata nel 1957 - prosegue Botti - Io ero un’infermiera che lavorava al Policlinico e, nonostante vivessi ancora a Modena, ricordo ancora il passaggio dell'automoteca che, dalla città, raggiungeva Piazza Calcagnini, ogni domenica. L’équipe sanitaria spiegava quali erano le loro mansioni e così alcuni cittadini si sono avvicinati all’Avis».
Un avvicinamento che pochi mesi dopo ha visto Formigine protagonista. «Pietro Giusti voleva rendere Formigine un comune donatore e nel mese di maggio ha avuto inizio questa grande avventura - continua la presidente - Un’avventura senza fine. In q1uesti decenni di cose ne sono cambiate tante. Abbiamo avuto anche noi un boom di iscritti, soprattutto negli anni d’oro del nostro paese ma adesso le cose sono cambiate».
Il cambiamento si nota anche dal numero di iscritti.«Fino a 10 anni fa - dice Botti - la stima contava il doppio dei valori. Ci sono giovani iscritti ma non sempre sono puntali con gli appuntamenti. La sede avrebbe bisogno di giovani per colmare alcune lacune interne. Avremmo bisogno di un ricambio sia in ambito generazionale che di donazione. Il sangue che dona un giovane è più promettente, rispetto a quello di un donatore anziano, i segni del tempo purtroppo iniziano a farsi sentire, anche sul fattore fisico e lavorativo. Avremmo bisogno anche di giovani collaboratori. La struttura è molto attiva sul territorio e realizziamo diverse iniziative. Non chiediamo molto tempo, basterebbero anche poche ore». Tra le soddisfazioni più grandi ricevute durante il mandato da presidente c’è stato «l’accreditamento da parte dell'Asl regionale - conclude la presidente uscente - per la qualità dei nostri servizi sia nel 2014, sia nel 2016».

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