Musicoterapia, una missione per gli altri
di Laura Solieri
Dal conservatorio alle associazioni: «È un modo per aprire i propri sentimenti e vivere meglio le emozioni della vita»
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Musica, poesia, volontariato e relazione. Oggi incontriamo Alessia Natillo, musicista di San Damaso, che ci racconta il suo impegno per gli altri attraverso la musicoterapia e non solo. Diplomata nel 1998 in pianoforte presso il Conservatorio Orazio Vecchi di Modena, dove ha successivamente frequentato un master in Composizione Didattica, Alessia si è formata con maestri di fama internazionale e ha frequentato Musicoterapia presso la Pro Civitate Christiana di Assisi, specializzandosi in questa disciplina. «Ho iniziato approcciandomi per diversi anni all’attività di volontariato, inizialmente presso il Ceis di Modena (Casa Mimosa) e successivamente al Caritas, approdando al Centro Diurno Pisano di Modena (Scuole per portatori di handicap) e decidendo irrevocabilmente di impegnarmi per gli altri. Un percorso che mi ha fortificata e donato consapevolezza».
Un percorso fatto di incontri ed emozioni, che hanno contribuito ad alimentare quel vissuto che Alessia racconta così bene nelle sue poesie. «Emozionata ed incredula mi sono approcciata nel vedere concretizzare la realizzazione del mio primo libro. Nella mia vita la poesia si è imposta. Mi ha aiutato a comunicare in maniera più esplicita ed a concedermi un po’ più di spazio. Ci sono i non detto e si lascia molto all’interpretazione. Da qui l’apprensione dell’usare i miei scritti come vettori di emozioni. Se queste emozioni raggiungono i lettori il poeta ha raggiunto la sua meta. La voglia di fare poesia è una conseguenza del mio modo di vivere e di cogliere le verità nascoste. Apprendo in profondità vere suggestioni facendo emergere, nelle pagine, quella razionalità talvolta sospesa come strumento di interpretazione insostituibile. La mia inclinazione forse eccessiva verso l’esagerata passione per la musica, nascendo infatti come musicista e musico terapeuta, hanno fatto sì che gli scritti acquisissero musicalità attraverso una composizione lirica poco convenzionale ed un ritmo salmodiante. Il titolo Embrione Selvatico nasce dalla mia primissima poesia scritta vent’anni fa. Questa voleva descrivere il genere umano partendo da un lavoro di scoperta e consapevolezza dell’io virando con incoscienza verso la più difficile delle consegne: l’abilità esistenziale. Lo scrivere mi ha aiutata ad improvvisare, ad analizzare, educandomi ad una vita più autentica».
A proposito di vita ed esperienze autentiche, da più di tredici anni i ragazzi con cui Alessia lavora, interagiscono con lei e con il suo modo di esplorare e riflettere la presenza del suono e della musica in musicoterapia. «Parto con un lavoro individuale di scoperta del proprio corpo come strumento sonoro-musicale. L’unione di musica ascoltata e improvvisata intende stimolare la diretta capacità di vissuti sulla base di sentimenti, integrando le parti divise della persona in un’unità di corpo-mente-anima. La musicoterapia mi ha insegnato a dire grazie – dice Alessia con un sorriso – E le esperienza di lavoro e volontariato che ho avuto la fortuna di fare mi hanno cambiato la prospettiva, educandomi ad una vita più autentica». Dopo il successo di Buk festival Alessia presenterà il suo libro in giro per l’Italia. «Il mio futuro vedrà anche il debutto della prima nazionale dell’Unicità del caos, monologo teatrale scritto e diretto da me con in scena l’attrice Stefania Delia Carnevali. Descriverà la vita di Leonarda di Lilla Bio una donna di circa 40 anni che denuncerà quella che è divenuta la malattia del secolo ovvero l’internet dipendenza ed i princìpi di cui ella stessa è portavoce. L’ossessione clinica e i rischi smuoveranno in lei la necessità di allontanarsi da quel rifugio divenuto essenziale ma privo di autonomia. Oltre al teatro un romanzo dal titolo “Finalmente Lunedì” che ho iniziato a scrivere da poco e che descriverà la vita di mio padre morto un mese fa di leucemia. Dal coraggio nel mettersi a disposizione di una terapia sperimentale sapendo che tutto era irreversibilmente reale e tristemente già chiaro fino al bacio dell’addio».
Un percorso fatto di incontri ed emozioni, che hanno contribuito ad alimentare quel vissuto che Alessia racconta così bene nelle sue poesie. «Emozionata ed incredula mi sono approcciata nel vedere concretizzare la realizzazione del mio primo libro. Nella mia vita la poesia si è imposta. Mi ha aiutato a comunicare in maniera più esplicita ed a concedermi un po’ più di spazio. Ci sono i non detto e si lascia molto all’interpretazione. Da qui l’apprensione dell’usare i miei scritti come vettori di emozioni. Se queste emozioni raggiungono i lettori il poeta ha raggiunto la sua meta. La voglia di fare poesia è una conseguenza del mio modo di vivere e di cogliere le verità nascoste. Apprendo in profondità vere suggestioni facendo emergere, nelle pagine, quella razionalità talvolta sospesa come strumento di interpretazione insostituibile. La mia inclinazione forse eccessiva verso l’esagerata passione per la musica, nascendo infatti come musicista e musico terapeuta, hanno fatto sì che gli scritti acquisissero musicalità attraverso una composizione lirica poco convenzionale ed un ritmo salmodiante. Il titolo Embrione Selvatico nasce dalla mia primissima poesia scritta vent’anni fa. Questa voleva descrivere il genere umano partendo da un lavoro di scoperta e consapevolezza dell’io virando con incoscienza verso la più difficile delle consegne: l’abilità esistenziale. Lo scrivere mi ha aiutata ad improvvisare, ad analizzare, educandomi ad una vita più autentica».
A proposito di vita ed esperienze autentiche, da più di tredici anni i ragazzi con cui Alessia lavora, interagiscono con lei e con il suo modo di esplorare e riflettere la presenza del suono e della musica in musicoterapia. «Parto con un lavoro individuale di scoperta del proprio corpo come strumento sonoro-musicale. L’unione di musica ascoltata e improvvisata intende stimolare la diretta capacità di vissuti sulla base di sentimenti, integrando le parti divise della persona in un’unità di corpo-mente-anima. La musicoterapia mi ha insegnato a dire grazie – dice Alessia con un sorriso – E le esperienza di lavoro e volontariato che ho avuto la fortuna di fare mi hanno cambiato la prospettiva, educandomi ad una vita più autentica». Dopo il successo di Buk festival Alessia presenterà il suo libro in giro per l’Italia. «Il mio futuro vedrà anche il debutto della prima nazionale dell’Unicità del caos, monologo teatrale scritto e diretto da me con in scena l’attrice Stefania Delia Carnevali. Descriverà la vita di Leonarda di Lilla Bio una donna di circa 40 anni che denuncerà quella che è divenuta la malattia del secolo ovvero l’internet dipendenza ed i princìpi di cui ella stessa è portavoce. L’ossessione clinica e i rischi smuoveranno in lei la necessità di allontanarsi da quel rifugio divenuto essenziale ma privo di autonomia. Oltre al teatro un romanzo dal titolo “Finalmente Lunedì” che ho iniziato a scrivere da poco e che descriverà la vita di mio padre morto un mese fa di leucemia. Dal coraggio nel mettersi a disposizione di una terapia sperimentale sapendo che tutto era irreversibilmente reale e tristemente già chiaro fino al bacio dell’addio».
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