Modena, R-Nord: agguato nel fortino dei pusher
Modena. Sulla scala d’emergenza, rifugio degli spacciatori, in 4 aggrediscono un residente e lo accoltellano
MODENA Nella geografia dello spaccio di strada, alla Sacca la forte pressione degli spacciatori nigeriani e ghanesi che ormai stanno controllando la piazza e la continua presenza delle forze dell’ordine in via Attiraglio spingono gli spacciatori tunisini - finora padroni incontrastati della zona - a trovare rifugio nella scala di emergenza del condominio Errenord.
È da quel punto, il loro ultimo fortino, che contrastano ogni intrusione. Quella, ad esempio, che potrebbe arrivare da un residente che si lamenta o che crea fastidi. Ed è probabilmente quello che è accaduto l’altra sera. È finita con un pestaggio e un colpo di coltello così forte che ha spezzato la lama. La vittima si è procurata un taglio che ha sanguinato lungo le scale, prima che arrivassero i soccorsi.
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.15320230:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/modena-sangue-sulle-scale-dell-rnord/76864/77441]]
LA SCALA DEL DEGRADO Più che un regolamento di conti, è probabilmente da inquadrare in un contesto di liti tra spacciatori e residenti il fatto di sangue successo alle 22.30 di martedì all’Errenord nella scala del numero civico 21. Qui non siamo nello spazio condominiale del palazzone più controllato e “aiutato” di Modena. Se di giorno all’Errenord la presenza di polizia municipale e il passaggio di pattuglie delle forze dell’ordine è un fatto costante, di sera cala il controllo e lungo le scale possono avvenire anche agguati sanguinosi.
Siamo al quarto piano della scala di emergenza. Si tratta di una scala indipendente dal condominio e nella sua gestione. La pulizia è affidata a una cooperativa, ma girandola su e giù solo poche ore dopo l’aggressione sembra chiaro che i gradini non hanno visto il mocio da parecchi giorni.
Per tutta la scala d’emergenza si nota ogni sorta di presenza e di degrado. Urina tenuta in bottiglia - per tenere distrarre i cani antidroga, si dice - escrementi, vomito, rifiuti di cibo decomposti e stracci sono disseminati lungo ogni piano, dal terzo in poi. Ovunque ci sono scatole e pacchetti di bicarbonato di sodio che sicuramente non è usato per aiutare la digestione. I muri sono imbrattati da sporcizia e tracce organiche. Al settimo e ultimo livello il pianerottolo è ricoperto di cartoni coi giacigli di chi viene a dormire qui. «No, non sono dei poveri senzatetto - spiega severo il custode di tutta la scala condominiale - questa è terra di nessuno. Io qui non posso farci niente. Qui vengono spacciatori e tossicomani».
Come spiegano gli inquilini parlandone senza alcun problema, in questa terra di nessuno - una striscia di cemento armato fatta di scalini e corrimani - trovano rifugio pusher di strada e sbandati.
Siamo nell’ultimo ridotto di un gruppo di spacciatori nordafricani uniti da una comune origine nazionale, assediato dai giovani spacciatori di colore che pullulano dal Parco XXII Aprile fino altre l’Errenord a ogni ora. Quassù nessuno può discutere con loro.
Forse l’aggressione è stata dovuta a un qualche regolamento di conti. Forse, invece, la vittima aveva detto o fatto qualcosa di non gradito ai pusher-tossicomani. Lo si può ipotizzare dal fatto che l’aggredito abita proprio al settimo piano, dove c’è il quartiere generale degli spacciatori tunisini. Vicini loro malgrado, insomma. La vittima, poi, è un marocchino regolare, benvoluto e stimato da tutto il palazzo. Lavora in un negozio alimentare alla Sacca.
L'AGGUATO Alle 22.30 lo aspettano in quattro lungo le scale e lo trascinano. Lo gettano contro la parete molte volte. Poi compare un coltellaccio da cucina. Viene sferrato un colpo così forte che si spezza la punta. Escono grosse gocce di sangue che ricoprono la scala e un pezzo del corridoio del terzo piano. È il sangue dell’aggredito che scappa e cerca aiuto. Verrà soccorso ma non risulta ricoverato né al Policlinico né a Baggiovara. Evidentemente non ha riportato ferite gravi. Sulla dinamica del colpo, poi, non si sa nulla: è possibile che abbiano provato a colpirlo come è possibile che si sia ferito cercando di parare un colpo. Racconta la residente che ha dato l’allarme: «Sentivo le grida e le botte contro il muro quando lo gettavano. Le urla, la fuga.. Lo hanno accoltellato. C’era sangue... Lo conosco bene. È uno che lavora tutto il giorno...» I motivi dell’agguato, come detto, sono oggetto di indagini e quindi per ora si possono fare solo ipotesi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
