Gazzetta di Modena

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Quei prigionieri fantasma nell’ex Campo di Fossoli  

di Valeria Cammarota
Quei prigionieri fantasma nell’ex Campo di Fossoli  

Rintracciati nomi e biografie di 60 detenuti finora sconosciuti arrivati da Ferrara L’appello dei ricercatori: «Ne mancano ancora per arricchire questo elenco» 

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Tra il 1942 e il 1944, per il Campo di Fossoli passarono migliaia di prigionieri. Alla sua chiusura, nulla rimase dei registri d’ingresso. Da qui partì, nel 2008, l’impegno della Fondazione Fossoli che incaricò tre ricercatori affinché ricostruissero gli elenchi persi o distrutti. Gli studiosi, recatisi negli archivi italiani, inglesi, tedeschi e svizzeri consultarono quindi le fonti, arrivando a rintracciare oltre 7 mila nominativi di prigionieri. Dal poderoso lavoro di indagine ne risultò un database - disponibile sul sito www.centrostudifossoli.org - cui venne dato il nome di “I nomi di Fossoli”.
«Un lavoro che resta aperto, poiché tante sono le persone di cui ancora ignoriamo l’identità» hanno affermato ieri Marzia Luppi e Marika Losi della Fondazione Fossoli nel corso della presentazione del secondo step del progetto, denominato “I nomi di Fossoli 1942-44. Dalla banca dati alla ricerca in archivio”. Intrapreso dalla Fondazione in collaborazione con l’Archivio di Stato di Ferrara e la classe III G del liceo scientifico Roiti di Ferrara, esso rappresenta un innovativo percorso di lavoro didattico. Gli studenti, infatti, a partire dallo scorso anno scolastico, hanno lavorato su oltre 60 profili di persone che, nate nella provincia di Ferrara, internate nel Campo di Fossoli. Le storie riscoperte dalla lettura dei documenti sono state, poi, inserite nella banca dati dei nomi di Fossoli, l’anagrafe che la Fondazione ha realizzato. «Grazie alla prima serie di informazioni – ha aggiunto Luppi – abbiamo recuperato un dato quantitativo e restituito un nome a tante persone: ciò che, a questo punto, però mancava era che, oltre al nome, a noi interessava dare corpo alla biografia di queste persone». Da subito, è stato lanciato un appello per richiamare la collaborazione di quanti avessero avuto famigliari deportati o documenti di quel tempo e, nei giorni immediatamente successivi, calorosa fu la risposta di quanti riferirono le proprie storie. Da qui, ebbe origine il secondo progetto. Il dato importante è che, dal lavoro dei ragazzi, oltre 24 nominativi di ferraresi sono riemersi quali nuovi percorsi di vita. «I ragazzi hanno lavorato con passione – ha spiegato Luppi - cimentandosi con la difficoltà di lettura dei documenti e ricalcando il mestiere dello storico». L’appello, da Ferrara, arriva oggi nel territorio modenese: sul sito del centro studi è possibile segnalare documenti e indicare nomi che incrementino l’elenco. La documentazione del lavoro darà vita, in autunno, a una mostra on line permanente, supportata da un software fornito dal Mibact, che si avvarrà delle biografie e di un ingente appartato documentario: un percorso implementabile, dato che il progetto verrà esteso a un’altra classe del Roiti.

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