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Gli regala il cellulare, ma è rubato 

Gli regala il cellulare, ma è rubato 

Profugo “assolto”: il telefono era stato rapinato ad un ragazzino

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Trenta aprile 2011: un 14enne carpigiano viene avvicinato da tre balordi che, minacciandolo, si fanno consegnare il telefono cellulare, intimando alla giovane vittima di non chiamare le forze dell’ordine. Nello stesso momento un ragazzo tunisino, dopo essere sbarcato a Lampedusa con uno dei tanti barconi di disperati alla ricerca di una vita più dignitosa, sta risalendo l’Italia per raggiungere Levico Terme, dove vive uno zio. Dall’isola siciliana va a Cagliari, poi a Genova, arriva a Roma il 25 aprile dove acquista una scheda telefonica e poi giunge a Carpi, tappa necessaria in attesa del rientro dello zio dalla Tunisia. Perché nella città dei Pio vive un cugino, che lo ospita volentieri e che addirittura gli regala un telefono cellulare. L’apparecchio è però quello rapinato da qualcuno, che non sarà mai individuato, qualche giorno prima al 14enne e sulle cui tracce ci sono già gli investigatori. Hanno il codice Imei, che rintraccia il telefonino e appena il profugo lo accende viene rintracciato. È già a Levico, viene raggiunto dalle forze dell’ordine, consegna il cellulare e spiega la sua storia. Ma quelle giustificazioni non bastano tanto che viene denunciato per rapina, poi derubricata in incauto acquisto. Ieri, però, si è concluso un incubo giudiziario perché l’avvocato Patrizia Tassello, che difende il ragazzo, ha convinto il giudice ad emettere una sentenza di “non luogo a procedere” visto che il reato è comunque destinato alla prescrizione.
Ma quel procedimento penale ha creato non pochi problemi al suo assistito, che si è visto negare il permesso di soggiorno. E adesso, alla luce della decisione del tribunale, potrebbe anche chiedere di restare in Italia in regola, senza più vicende giudiziarie a cui fare fronte.

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