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Modena, multe a raffica per zerbini con pubblicità

di Saverio Cioce
Modena, multe a raffica per zerbini con pubblicità

In questi giorni stanno arrivando la sanzioni della ditta Ica ai negozi del centro. Salvatori (Confesercenti): «Gabella ingiusta, punizioni senza spiegazioni»

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MODENA. Uno zerbino con il nome dell’esercizio commerciale? Ecco pronta la multa, per centinaia e centinaia di euro. La ragione? Pubblicità non autorizzata e al di fuori dagli spazi autorizzati, già a pagamento.


È per che questo che la ditta privata che gestisce la riscossione dell’imposta della pubblicità per conto del Comune di Modena sta inviando decine di lettere agli esercenti, intimando il pagamento della sanzione, altrimenti la pratica andrà avanti sino alle estreme conseguenze. Per chi salda subito, in contanti, è invece previsto uno sconto del 50%.
«Ho ricevuto anch’io la lettera della concessionaria - racconta Mauro Rossi, titolare della blasonata Pasticceria Remondini, all’inizio di via Farini - All’inizio ho faticato a capire di che cosa venivamo accusati, anche perché io l’imposta della pubblicità la pago regolarmente. E per lo zerbino sul marciapiede pago regolarmente al Comune la tassa di occupazione del suolo pubblico. E invece niente, ho riletto e dopo aver chiesto spiegazioni ho capito che il mio sbaglio è stato quello di metter il nome della pasticceria. E io come facevo a sapere che la società concessionaria ha deciso, a sua discrezione, che il marchio sullo stuoino, dove i clienti si puliscono prima di entrare, era fuori legge?»

Se a lui è arrivata una multa di quasi mille euro, tenuto conto di un altro paio di irregolarità formali, in centro storico ci sono una trentina di negozi ed esercizi commerciali che hanno, per così dire, i tappetini griffati e che quindi si trovano nelle stesse condizioni.
Quello che molti ignorano dunque è che ogni richiamo del negozio all’esterno del locale viene giudicato come pubblicità. Negli anni la concessionaria di pubblicità ha preso di mira la grandezza delle insegna, i cartelli sugli stipiti esterni, le fioriere per quanto piccole, le scritte e i richiami sulle vetrine (dall’offerta dei prodotti ai listini sino alle silhouette con le figure delle prestazioni estetiche). La fantasia si è sbizzarrita in nome del principio “È proibito tutto ciò che non è permesso”.
C’è un problema però. La concessionaria privata che riscuote l’imposta della pubblicità non solo applica a suo modo il ginepraio del regolamento comunale, più di 50 pagine in totale, ma arriva dall’esercente già con la sanzione prima ancora di spiegare la regola. «Se c’è qualcosa che non va i vigili ci avvisano di metterci in regola promettendoci un controllo successivo - aggiunge Rossi - Qui arrivano con il bollettino da pagare».
«È come la tassa sul macinato dell’800 - tuona Mauro Salvatori (Confesercenti) - Una gabella del ventunesimo secolo, ingiusta e ridicola. Siamo preoccupati, e non da oggi, sulle modalità di accertamento da parte di ICA delle presunte irregolarità. Gli operatori che hanno ricevuto la sanzione non hanno visto nessun funzionario della concessionario che si sia formalmente presentato per formalizzare le contestazioni, in modo civile e corretto».

Chi ha telefonato per chiedere spiegazioni infatti si è sentito dire che c’erano le foto dell’illecito e che si doveva pagare. Punto e basta. Ieri sera il Comune ha fatto sapere di voler convocare un tavolo di confronto urgentemente.
 

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