Maxi sequestro di beni a Rocco Baglio
Fiorano. La Dia mette i sigilli all’impresa edile di famiglia, capannoni e conti. Due anni di obbligo di soggiorno al boss
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FIORANO. È un soggetto pericoloso con così tante vicende opache che caratterizzano la sua vita tali per cui l’unico modo per prevenire ulteriori azioni criminali è quello di disporre il sequestro - preventivo alla confisca - dei beni in suo possesso. Ecco le motivazioni che hanno portato il giudice relatore Andrea Scarpa ad autorizzare l’imponente operazione della Direzione Investigativa Antimafia, da tempo sulle tracce di Antonio Rocco Baglio. Ma non ci sono soltanto i beni a finire nel provvedimento del tribunale, bensì viene anche disposta la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza ossia Fiorano, salvo nuove comunicazioni, dove Baglio vive da oltre trent’anni, arrivato al confino dalla Calabria.
La confisca ha interessato tre capannoni industriali, due appartamenti, cinque appezzamenti di terreno a Castelnuovo, Fiorano e Formigine, nonché un autoveicolo, un autocarro e vari rapporti bancari ancora in corso di quantificazione da parte degli investigatori. In sostanza si mette nelle mani di un amministratore giudiziario tutto il patrimonio della “Edil Manuela srl”, la cassaforte della famiglia Baglio, azienda fondata dal boss e poi spartita con figli ed ex moglie fin dal 1993 quando arrivò l’arresto. L’impresa che ha sede a Fiorano venne finanziata dai vari soci con quasi un miliardo di vecchie lire, soldi che secondo gli inquirenti, date le loro dichiarazioni dei redditi, la famiglia Baglio non poteva avere se non tramite qualche attività illecita.
Ma perché si procede al sequestro se Rocco Antonio Baglio non risulta più socio della “Edil Manuela”?. La tesi della Dia, confermata dal provvedimento del giudice, sostiene che Baglio sia ancora il padre-padrone e che tutto il business giri intorno a lui. L’impresa ha infatti sede nello stabile dove il 74enne originario di Polistena (Reggio Calabria) tuttora risulta residente e Baglio, in una delle tante intercettazioni ambigue e al vaglio dei giudici, utilizza un’utenza intestata alla cassaforte di famiglia. Proprio attraverso l’ascolto di quelle conversazioni emerge la pericolosità di un uomo già arrestato a più riprese per reati che vanno dall’associazione mafiosa fino all’estorsione, passando per gli incendi e il traffico di armi, anche da guerra. Ci sono alcune intercettazioni che danno uno spaccato del capo, a cui nell’ultimo processo non viene contestato il metodo mafioso, elemento che il giudice evidenzia senza però esimersi dall’analizzare la sua pericolosità sociale. “Ventimila euro per tutti i mesi che ho lavorato... se no lo meno... Lo sparo nelle gambe, parola mia d’onore”. Questo è il Baglio che l’Antimafia insegue da tempo e che ora vede togliersi sia i gioielli di famiglia sia parte della libertà visto che la sorveglianza speciale lo obbligherà a restare a Fiorano e a non uscire di casa dopo le 22. (fd)
La confisca ha interessato tre capannoni industriali, due appartamenti, cinque appezzamenti di terreno a Castelnuovo, Fiorano e Formigine, nonché un autoveicolo, un autocarro e vari rapporti bancari ancora in corso di quantificazione da parte degli investigatori. In sostanza si mette nelle mani di un amministratore giudiziario tutto il patrimonio della “Edil Manuela srl”, la cassaforte della famiglia Baglio, azienda fondata dal boss e poi spartita con figli ed ex moglie fin dal 1993 quando arrivò l’arresto. L’impresa che ha sede a Fiorano venne finanziata dai vari soci con quasi un miliardo di vecchie lire, soldi che secondo gli inquirenti, date le loro dichiarazioni dei redditi, la famiglia Baglio non poteva avere se non tramite qualche attività illecita.
Ma perché si procede al sequestro se Rocco Antonio Baglio non risulta più socio della “Edil Manuela”?. La tesi della Dia, confermata dal provvedimento del giudice, sostiene che Baglio sia ancora il padre-padrone e che tutto il business giri intorno a lui. L’impresa ha infatti sede nello stabile dove il 74enne originario di Polistena (Reggio Calabria) tuttora risulta residente e Baglio, in una delle tante intercettazioni ambigue e al vaglio dei giudici, utilizza un’utenza intestata alla cassaforte di famiglia. Proprio attraverso l’ascolto di quelle conversazioni emerge la pericolosità di un uomo già arrestato a più riprese per reati che vanno dall’associazione mafiosa fino all’estorsione, passando per gli incendi e il traffico di armi, anche da guerra. Ci sono alcune intercettazioni che danno uno spaccato del capo, a cui nell’ultimo processo non viene contestato il metodo mafioso, elemento che il giudice evidenzia senza però esimersi dall’analizzare la sua pericolosità sociale. “Ventimila euro per tutti i mesi che ho lavorato... se no lo meno... Lo sparo nelle gambe, parola mia d’onore”. Questo è il Baglio che l’Antimafia insegue da tempo e che ora vede togliersi sia i gioielli di famiglia sia parte della libertà visto che la sorveglianza speciale lo obbligherà a restare a Fiorano e a non uscire di casa dopo le 22. (fd)
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