Gianluca Magnani: "La mia musica per parlare con i bambini di ogni età "
«Da piccolo passavo ore ad ascoltare dischi - ricorda la voce dei Flexus Mai avuto motorini, computer o videogiochi, ma la prima chitarra...»
CARPI, «Sono nato nel 1977, l’anno del punk e delle contestazioni studentesche ma a Carpi forse i tumulti di Londra e di Bologna risultavano solo un’eco lontana» racconta Gianluca Magnani, voce e chitarra dei Flexus di Carpi, tra i fondatori dell’Associazione Culturale Caotica Musique e autore, con Giuliano della Casa e Fabio Bonvicini, di un libro cd con canti per l’infanzia della tradizione popolare uscito proprio in questi giorni. «Abitavo in un appartamento a nord della città, i miei genitori erano impiegati e per 6 anni sono stato figlio unico, poi è arrivata Francesca a scuotere gli animi. Ero un bimbo abbastanza solitario e la musica è diventata, da subito, strumento di comunicazione con l’esterno. Passavo ore a riascoltare i dischi e ancora non sapevo leggere ma riconoscevo ogni canzone dal colore dell’etichetta impressa sui 45 giri, quasi tutti senza copertina. Un giorno qualcuno mi fece un regalo inaspettato: il “mangiadischi” un piccolo giradischi da viaggio a pile. Non so esattamente cosa successe, ma quando mi spiegarono il funzionamento io scoppiai in un pianto dirotto, terrorizzato dal fatto che quella orribile macchina si potesse inghiottire per sempre i miei piccoli tesori in vinile».
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«Più grandicello - ricorda - quando i noiosi pomeriggi passati in cortile a giocare a pelota sembravano ripetersi all’infinito, si inforcava la bicicletta alla ricerca di luoghi dove poter far cavalcare la nostra fantasia di bambini. Ogni tanto si finiva al Campo di Concentramento di Fossoli. Negli anni ‘80 quel luogo era in stato di completo abbandono e si poteva entrare senza alcun tipo di protezione: le baracche erano mucchi di macerie senza tetto e dal pavimento crescevano alberi ed erbacce; sui muri si trovavano strati di scritte di epoche diverse e spesso per terra si inciampava in qualche oggetto strano. Sapevamo che stavamo giocando in un posto diverso da tutti gli altri, che aveva avuto a che fare con le storie di guerra che ci arrivavano dai nonni o dalla maestra, ma sembravano così lontane, in bianco e nero. A quell’età non potevamo proprio capire. Tra quelle mura scrostate dal tempo e dagli eventi ci giocavamo anche a nascondino. Dopo la guerra era diventato centro di raccolta profughi e prima sede della comunità “Nomadelfia”, ma lì la storia si era affacciata, con tutta sua forza, più volte e ne subivamo il fascino«.
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«Quando imparai a leggere - continua Magnani - mi si aprì davvero un nuovo mondo. Ero un grande appassionato di storie ma amavo ancor più sentirle raccontate dalle voci, accompagnate dalla musica. Ascoltavo “I Raccontastorie”, fascicoli di storie illustrate con un’audiocassetta, in cui le letture erano affidate a personaggi del calibro di Ugo Pagliai, Ottavia Piccolo, Giorgio Gaber, Paolo Poli e tanti altri. Anche le musiche, stupende, hanno sicuramente stimolato la mia grande passione per le colonne sonore. Credo che proprio lì ci sia la radice di quello che è diventato un pezzo del mio lavoro di oggi: quello di essere un musicista “per ragazzi” che si occupa di sonorizzazione di storie, fiabe, canzoni per bambini di ogni età».
Poi, le medie. «Passavo metà giornata a scuola e l’altra metà al Conservatorio dove mi ero iscritto al corso di chitarra classica - conclude - Praticamente ero sempre fuori di casa. In quegli anni cominciai a suonare con un amico, fondando la prima band: a 13/14 anni già facevamo i primi concerti e ricordo che spesso finivamo a suonare in locali che non avremmo ancora potuto frequentare perché eravamo davvero troppo piccoli. Non ho mai avuto un motorino, un computer o un videogioco (e probabilmente non mi è mai interessato veramente), ma il giorno che mio padre mi regalò la prima chitarra elettrica fu sicuramente il giorno più ricco di aspettative della mia vita». (m.t.)
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