L’antica Modena rivisitata in 3D: tutti in fila per ammirare le opere
In cinque luoghi del centro storico artisti internazionali ridisegnano la città al tempo dei romani
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MODENA. La città sepolta affiora attraverso la street art 3D dello stutunitense Kurt Wenner, dell'olandese Leon Keer, del britannico Julian Beever, dell'argentino Eduardo Relero e dell''italiano Vito Mercurio che nel corso del fine settimana hanno, opererato, sotto lo sguardo del pubblico, in centro storico. Il loro lavoro ha permesso di vedere cinque siti di Mutina romana, grazie ad uno spettacolare effetto scenico tridimensionale che le loro opere, realizzate su tela o legno a terra, riescono a determinare per illusione ottica, se viste da un determinato punto. La tecnica è, quindi, quella dell'anamorfismo che genera stupore nel dare una piacevole dimensione a luoghi nascosti. Per gli artisti è un recupero oltre la realtà. E per i modenesi è stata una meravigliosa scoperta. In tanti si sono pazientemente messi in fila nei 5 siti per fotografare le opere e perdersi nell'iullusione ottica del 3d.
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«Queste opere sfondano illusoriamente strade e piazze della città mettendo in luce - sostiene Cristiana Zanasi, curatrice del Museo civico archeologico - ciò che conosciamo grazie archeologica, senza la quale non avremmo mai saputo quanto fosse grande Modena alla sua fondazione. La ricostruzione scientifica l'abbiamo mantenuta nelle riproduzioni vituali. Ora sono gli artisti ad offrirci una visione della città sepolta, aprendosi "Varchi nel tempo" che è il titolo di questo evento di fine settimana che fa parte del programma "Mutina Splendidissima" per il progetto "2200 anni lungo la via Emilia"».
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Un evento, a cura della stessa Zanasi e Alessia Pelillo, durante il quale Kurt Wenner ha lavorato a Palazzo Carandini, in via dei Servi, per dare l'immagine dell'anfiteatro; Eduardo Relero sotto il Palazzo della Provincia per reinventare le terme; Vito Mercurio in piazza Roma per ricostruire le mura romane; Julian Beever in piazza Grande per dare la dimensione della Domus; Leon Keer davanti alla chiesa di San Biagio per affrontare il Capitolium, il tempio della città.
C'è corrispondenza, come accertato da scavi archeologici in periodi diversi, tra i luoghi di lavoro degli artisti e quelli del passato che essi dovranno concepire come opera creativa, facendoli emergere con inteventi anamorfici. L'operazione consente di far dialogare la città attuale con quella antica «che era solida, fiorente in economia - dice Francesca Piccinini, direttrice dei Musei civici -, come vedremo anche nella mostra, a novembre, al Foro Boario. Abbiamo pensato ad un programma che possa rivolgersi ad un pubblico vasto e diversificato».
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E tra le iniziative spicca questa che vede protagonisti gli artisti. «Si può fare uso della pittura - evidenzia Wenner, inventore della forma 3D - per poter esprimere cose nuove. Faccio arte tridimensionale dal 1994, quando lavoravo a Roma. Ho iniziato come madonnaro, volevo studiare il classicismo italiano. Ho constatato, però, che i giovani italiani erano staccati dal loro patrimonio; anche il sistema educativo non riesce a penetrare nel proprio passato.
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L'invenzione di 3D ha determinato un movimento globale». Ma l'assessore alla cultura Cavazza ha sottolineato come «questa occasione, permetta il coinvolgimento attivo di studenti, soprattutto del Venturi, come assistenti degli artisti». Si tratta per Matteo Al Kalak, della Fondazione Cassa di Risparmio, di «una iniziativa che dà la possibilità di comunicare l'eredità antica attraverso le nuove tecnologie. Una ricorrenza straordinaria che ci riporta alla stratificazione nel tempo che fa rima con traformazione».
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