Scontro sul balsamico Dop Tensioni e battaglie legali
Consorzi a confronto per il monopolio delle attività di controllo sulla produzione Il Tar dà ragione al gruppo della Camera di commercio: «Riservatezza e qualità»
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SPILAMBERTO. L’intento, di tutti, è quello di garantire al massimo la qualità dell’aceto balsamico tradizionale Dop, ossia con disciplinari di produzione rigorosi, tali per cui l’oro nero possa restare nella costosa nicchia della gastronomia di livello assoluto. Ma gli obiettivi comuni diventano fonte di confronto - e scontro - quando si va a discutere su chi realmente debba vigilare sulla qualità e la produzione del prodotto. Perché avere l’incarico di “consorzio di tutela” del Dop - documento firmato dal ministero per le Politiche agricole e forestali - significa poter gestire non solo le verifiche (affidate all’organismo indipendente Kiwa Cermet Italia) e il rispetto delle regole, ma anche la promozione dell’aceto balsamico tradizionale, la tutela e la vigilanza. Ecco allora che due consorzi, i più importanti del territorio modenese, capaci di condensare le esigenze e le aspettative di oltre 300 produttori, arrivano persino a chiedere il parere di un giudice per sciogliere i dubbi su chi abbia il diritto-dovere di tutelare il prodotto al massimo.
Di fronte si sono quindi trovati il Consorzio Produttori Antiche Acetaie, di fatto il gruppo meno numeroso, rappresentato dall’avvocato Giorgio Fregni e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, difeso dagli avvocati Massimo Piazza e Massimo Francesco Dotto, che ha in Enrico Corsini il proprio presidente. La diatriba appare una piccineria - i Produttori Antiche Acetaie volevano avere la possibilità di un accesso agli atti per valutare le le dichiarazioni presentate dal consorzio rivale e delle attestazioni rilasciate dall’organo incaricato a svolgere le attività di controllo sulla Dop “aceto balsamico tradizionale di Modena” - ma nasconde una situazione di tensione latente che si trascina da anni. Ossia da quando il Consorzio Tutela, che ha sede in Camera di commercio, ha ottenuto - siamo nel 2009 - il monopolio delle verifiche e del rispetto del disciplinare di produzione.
«Ma al di là di quanto accaduto - spiega Corsini, che rappresenta il 66% dei produttori - il confronto tra le parti è costante e continuo per dare un valore assoluto al balsamico tradizionale Dop. Non a caso il comitato che supervisiona tutta l’attività del marchio ha una rappresentanza paritaria proprio a dimostrare come l’intento sia analogo. Il mio Consorzio è chiamato a tutelare tutti, ci confrontiamo ma alla fine la responsabilità è nostra. Allo stesso tempo è necessario garantire la massima tutela ad ogni singolo produttore, il loro modo di lavorare il balsamico Dop di fatto lo conosco soltanto io in quanto presidente: la riservatezza è necessaria se vogliamo tutti mantenere certi standard qualitativi, garantendo il marchio Dop soltanto a chi davvero lo merita».(fd)
Di fronte si sono quindi trovati il Consorzio Produttori Antiche Acetaie, di fatto il gruppo meno numeroso, rappresentato dall’avvocato Giorgio Fregni e il Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, difeso dagli avvocati Massimo Piazza e Massimo Francesco Dotto, che ha in Enrico Corsini il proprio presidente. La diatriba appare una piccineria - i Produttori Antiche Acetaie volevano avere la possibilità di un accesso agli atti per valutare le le dichiarazioni presentate dal consorzio rivale e delle attestazioni rilasciate dall’organo incaricato a svolgere le attività di controllo sulla Dop “aceto balsamico tradizionale di Modena” - ma nasconde una situazione di tensione latente che si trascina da anni. Ossia da quando il Consorzio Tutela, che ha sede in Camera di commercio, ha ottenuto - siamo nel 2009 - il monopolio delle verifiche e del rispetto del disciplinare di produzione.
«Ma al di là di quanto accaduto - spiega Corsini, che rappresenta il 66% dei produttori - il confronto tra le parti è costante e continuo per dare un valore assoluto al balsamico tradizionale Dop. Non a caso il comitato che supervisiona tutta l’attività del marchio ha una rappresentanza paritaria proprio a dimostrare come l’intento sia analogo. Il mio Consorzio è chiamato a tutelare tutti, ci confrontiamo ma alla fine la responsabilità è nostra. Allo stesso tempo è necessario garantire la massima tutela ad ogni singolo produttore, il loro modo di lavorare il balsamico Dop di fatto lo conosco soltanto io in quanto presidente: la riservatezza è necessaria se vogliamo tutti mantenere certi standard qualitativi, garantendo il marchio Dop soltanto a chi davvero lo merita».(fd)
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