«Su e giù dal palco per raccontare Vasco»
Il fotografo Roberto Villani lo segue da 30 anni.è autore dell'immagine simbolo di Modena Park, racconta perchè è stata scelta e di Vasco Rossi dice:: «Bravo e professionista: come lui solo gli Stones E vi spiego perchè piace così tanto al pubblico»
Raccontare Vasco Rossi, quello che rappresenta, l'energia che trasmette, con una sola foto.
Era l'obiettivo degli organizzatori di “Modena Park - Vasco Rossi in concerto” quando si sono trovati a scegliere l'immagine per le locandine, i biglietti, il web e tutto il merchandising.
Alla fine la scelta è caduta sull'immagine rielaborata al computer che da alcuni mesi i fans di Vasco Rossi ben conoscono, e magari hanno già posizionato come salvaschermo su telefonini, o sul computer.
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L'autore di quella foto è Roberto Villani, 59 anni fotografo professionista bolognese, specializzato in foto di spettacoli dal vivo, entrato nel ristretto team di fotografi dell’agenzia francese “Dalle France”. Roberto, dagli anni Novanta è al seguito dei tour di Vasco Rossi, del quale è diventato anche fotografo ufficiale degli eventi live. Quasi 30 anni sotto il palco a seguire Vasco dal vivo, in quella che è una delle dimensioni che hanno contribuito a fare del rocker di Zocca il personaggio che è diventato.
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Roberto, cosa hai pensato quando hai visto l’immagine ufficiale di Modena Park?
«È stata ovviamente una piacevole sorpresa. Sapevo che quell’immagine era in “nomination”. E alla fine è stata scelta».
Come mai
«Serviva una foto che raccontasse i 40 anni di attività di Vasco. Quindi un Vasco non troppo giovane né troppo attuale. L’immagine di Modena Park racconta un Vasco di mezza età, quello che probabilmente è più impresso nell'immaginario collettivo: capello lungo, bandana, cinturoni, stivali. Il rocker allo stato puro, all'apice di una sua performance dal vivo. Che tutti sono in grado di riconoscere immediatamente».
Quando è stata scattata?
«Nel 1993 al debutto del tour “Gli spari sopra”, a Treviso al Palaverde. La canzone è “Siamo soli noi” quando canta “Siamo solo noi.... quelli che ormai non credono più a niente
e vi fregano sempre ...sì......”. E qui - vedi foto - alza il braccio mostrando ironicamente il dito medio. Nel tripudio generale: un classico ai suoi concerti».
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Quando hai iniziato a seguire in modo costante i tour di Vasco?
Più o meno nello stesso periodo. Entrai in contatto con “Chiaroscuro”, l'agenzia di comunicazione che segue Vasco e all'epoca curava la sua “fanzine” e webzine “Il Blasco”. Cercavano dei fotografi per la rivista. Andai all'incontro con Arturo Bertusi, il responsabile, con alcuni miei book, tra cui quello dei Queen, e mi incaricarono per le prove e qualche data. Da lì le cose si sono evolute. Fino al tour dell'anno scorso, con le quattro date di Roma, sono stato su e giù dal palco, per raccontare i concerti di Vasco».
Una bella soddisfazione
«Assolutamente. Per me era già un sogno il primo incarico; figurarsi quello che è venuto dopo, con le mie immagini che hanno finito per accompagnare tutti i momenti artistici di Vasco, tra cui numerose foto che per i fans sono già delle icone. Su tutte mi viene in mente quella diventata copertina di Rewind: Vasco che scende dal l'elicottero a Imola dove lo attendeva il concertone all’autodromo. Poi hanno utilizzato le mie foto per la foto grande della busta interna de “L'altra metà del cielo”, le canzoni per lo spettacolo della Scala, numerosi booklet ecc. ecc Inoltre mi ha fatto piacere essere stato l’unico fotografo al matrimonio di Vasco e Laura».
Che rapporto hai con Vasco?
«Molto buono, vedo che con me è molto tranquillo. Non lo metto in soggezione e ora, dopo anni, posso dire viceversa. Devo dire che lui è un grande professionista. Quando abbiamo sedute posate si dedica a questo. Per il resto, quando lavoro con lui, il mio compito è “diventare invisibile”. Nel senso che il fotografo, per far sì che le foto siano il più naturali possibili, non si deve notare. La mia soddisfazione è dargli le foto che gli piacciono; che poi utilizza».
La cosa che più ti ha soddisfatto?
«A parte l’esperienza professionale sin qui fatta, sul piano umano, quanto è accaduto dopo l'ultimo concerto all'Olimpico l'anno scorso. Erano le 3 di notte negli spogliatoi, io ero lì appoggiato al muro ripensavo al lavoro fatto. Arriva Vasco, c'era un gruppo di fans e amici. Lui mi vede, si ferma e davanti a tutti, mi mette una mano sulla spalla e dice “Il fotografo ufficiale...” Il tutto immortalato da uno dei fan. Per me è stato come vincere un Oscar, un’investitura ufficiale di cui vado orgoglioso».
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Qual è, secondo te, il segreto di Vasco?
«Io non ho alcun problema a collocarlo al pari dei Rolling Stones che a mio avviso sono i più grandi. Lui è un artista diretto, che arriva dritto al cuore della gente. La sua musica, i suoi testi, come quelli dei Rolling Stones, hanno saputo attraversare le generazioni. Il suo pubblico va di padre in figlio, fino ai nipoti. Provo a fare un esempio: se Baglioni lo ascolti, Vasco lo vivi. In questi anni ho avuto contatti con tanti fans che mi hanno spiegato come le sue canzoni abbiano rappresentato un appiglio, un aiuto a superare momenti difficili, dolori, problemi, depressione, ma anche abbiano accompagnato il bello della loro vita. Un supporto psicologico. Ci sono dei fans che mi scrivono: “Le tue foto di Vasco mi fanno star bene, le guardo, ascolto Vasco e sono contento”. Poi Vasco ha il pregio di aver sempre saputo rinnovarsi e di costruire con i fans un rapporto che altri non hanno».
Vasco su e giù dal palco...
«Sul palco è un professionista di grande spessore. Lui è il Kom, il “comandante” di soprannome e di fatto. Chi lavora con lui sa che deve dare il massimo sempre e migliorarsi, o puoi essere sostituito. Di insostituibile non c'è nessuno: solo Vasco. Sul palco e in studio non ci sono amici ma professionisti. Giù dal palco è una persona semplice, gradevolissima, ma sempre rockstar ovviamente...».
A Modena park ci sarai?
«Non ne abbiamo ancora parlato. Ma con la foto ufficiale... Posso dire che io ci sono già».
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