Montese: Vivono due anni nella casa inagibile
Montese. Esposto alla Procura di una coppia di inquilini «Ingannati dalla proprietà e anche il perito del tribunale...»
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MONTESE. «Decisa presenza di umidità rilevabile visivamente, con conseguente sviluppo di muffe diffuse; fenomeni che possono essere causati da vari fattori, quali scorretto isolamento della muratura e dei pavimenti, utilizzo di materiali non traspiranti o non idonei o cattiva conduzione dei locali». Così si esprimevano i tecnici dell’Ausl dopo il sopralluogo, avvenuto a febbraio 2014, in un appartamento di Maserno di Montese. Li avevano allertati i due inquilini, lei architetto e lui alle prese con diverse patologie, costretti a trasferirsi dalla città proprio per contrastare la presenza di agenti patogeni. Ma la scelta del complesso di Maserno, realizzato da una nota ditta di Pavullo, ha aperto una vertenza giudiziaria, ora sintetizzata in un esposto finito sui tavoli della Procura. Nelle 12 pagine si parla di mancata agibilità dell’edificio, di lavori effettuati soltanto a distanza di mesi dalle lamentele e dopo altre vicissitudini di salute della coppia di inquilini, ma anche di una perizia tecnica realizzata dal consulente del tribunale “artefatta”.
L’esposto, a cui vengono allegati diversi documenti a sostegno della tesi, compresa la relazione dell’Ausl, ripercorre tutta la snervante vicenda.
La famiglia entra nell’appartamento di 60 metri quadrati di largo Bernardoni a ridosso dell’estate 2012 dopo aver accettato di pagare 500 euro di affitto in vista del riscatto. I piccoli problemi di infiltrazioni nei battiscopa sono già evidenti, ma le rassicurazioni convincono la coppia. Anche perché tutto “è stato realizzato in conformità al Permesso di costruire e richiesta di certificato di conformità edilizia e agibilità”. Ma l’inverno è un disastro: freddo e umidità che gli inquilini cercano di contrastare con stufa e pellet e riscaldamento al massimo. La situazione si ripropone anche nell’inverno 2013 quando l’appartamento denota ormai “zone marce, parte dei muri si stonacavano ed erano comparse molte chiazze di muffa”.
Si decide quindi di effettuare una prova di termoigrometria, affidata a due tecnici di uno studio privato, che saranno poi coloro che interpreteranno - su indicazione del consulente tecnico del tribunale - i dati durante la vertenza in aula. Quei dati non arriveranno mai alla coppia, nonostante la loro richiesta esplicita. La convivenza è ormai impossibile e così la famiglia se ne va, non prima di aver subito ricoveri in ospedale, ottenuto il sopralluogo dell’Asl e parlato anche con il sindaco Mazza. E proprio il ruolo del Comune viene analizzato nell’esposto visto che l’architetto inquilino scopre come i lavori nel complesso residenziale siano ripresi dopo la loro partenza e che la comunicazione di fine lavori era stata depositata a metà maggio 2014, ossia due anni dopo l’affitto dell’immobile.
«Ho scoperto di essere stata ingannata - si legge nell’esposto - perché nonostante le rassicurazioni verbali e contrattuali, durante tutto il mio soggiorno mai era stata chiesta l’agibilità della casa. E tutto ciò è ancora più grave perché il proprietario sapeva dei motivi per cui ci eravamo trasferiti a Maserno, solo per questioni di salute di mio marito...». (fd)
L’esposto, a cui vengono allegati diversi documenti a sostegno della tesi, compresa la relazione dell’Ausl, ripercorre tutta la snervante vicenda.
La famiglia entra nell’appartamento di 60 metri quadrati di largo Bernardoni a ridosso dell’estate 2012 dopo aver accettato di pagare 500 euro di affitto in vista del riscatto. I piccoli problemi di infiltrazioni nei battiscopa sono già evidenti, ma le rassicurazioni convincono la coppia. Anche perché tutto “è stato realizzato in conformità al Permesso di costruire e richiesta di certificato di conformità edilizia e agibilità”. Ma l’inverno è un disastro: freddo e umidità che gli inquilini cercano di contrastare con stufa e pellet e riscaldamento al massimo. La situazione si ripropone anche nell’inverno 2013 quando l’appartamento denota ormai “zone marce, parte dei muri si stonacavano ed erano comparse molte chiazze di muffa”.
Si decide quindi di effettuare una prova di termoigrometria, affidata a due tecnici di uno studio privato, che saranno poi coloro che interpreteranno - su indicazione del consulente tecnico del tribunale - i dati durante la vertenza in aula. Quei dati non arriveranno mai alla coppia, nonostante la loro richiesta esplicita. La convivenza è ormai impossibile e così la famiglia se ne va, non prima di aver subito ricoveri in ospedale, ottenuto il sopralluogo dell’Asl e parlato anche con il sindaco Mazza. E proprio il ruolo del Comune viene analizzato nell’esposto visto che l’architetto inquilino scopre come i lavori nel complesso residenziale siano ripresi dopo la loro partenza e che la comunicazione di fine lavori era stata depositata a metà maggio 2014, ossia due anni dopo l’affitto dell’immobile.
«Ho scoperto di essere stata ingannata - si legge nell’esposto - perché nonostante le rassicurazioni verbali e contrattuali, durante tutto il mio soggiorno mai era stata chiesta l’agibilità della casa. E tutto ciò è ancora più grave perché il proprietario sapeva dei motivi per cui ci eravamo trasferiti a Maserno, solo per questioni di salute di mio marito...». (fd)
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