Carpi, partita la petizione contro le trivelle
di Valeria Cammarota
Prima assemblea pubblica per spiegare perché si vuole sbloccare la concessione alle ricerche autorizzata dalla Regione. Raccolte già 500 firme
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A soli dieci giorni dalla nascita del Comitato No Fantozza sono 500 le firme raccolte per la petizione volta a chiedere la revoca dell’omonima concessione che autorizza la ricerca di idrocarburi da parte della ditta statunitense AleAnna Resources nell’area compresa tra i comuni di Carpi, Guastalla, Novellara, Fabbrico, Campagnola, Reggiolo e Rio Saliceto.
L’intento, considerato che l’area interessata si estende su 102 chilometri quadrati per un totale di 127 mila cittadini, è di portare la voce di questi ultimi in Regione, raccogliendo 50 mila firme nell'arco dei prossimi tre mesi, al termine dei quali dovrebbe iniziare l'attività di estrazione. Così, affinché quante più persone possibili possano conoscere ciò di cui si parla, venerdì sera presso la Sala Peruzzi, i rappresentanti dei comitati presenti nei sette Comuni hanno organizzato il primo di una serie di incontri pubblici. Alle parole della professoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, docente universitario presso la California State University Northridge (USA) e attivista ambientale, è stato affidato il compito - tramite la proiezione di un video - di spiegare nei dettagli i rischi cui si andrebbe incontro con la trivellazione del territorio, già martoriato nel 2012 dal sisma cui vanno imputati 27 morti e danni agli immobili per 11,5 miliardi nella sola Emilia Romagna, in particolare nelle province di Modena e Ferrara.
L’esecuzione di rilievo sismico tridimensionale effettuato con largo uso di vibratori meccanici - ha riferito la scienziata - prevede l’utilizzo di sostanze chimiche che, innanzitutto, non è dato sapere se contamineranno le falde acquifere nell’arco di 10-15 anni e, soprattutto, l’intero procedimento ha un suo rovescio della medaglia, che consiste in un fenomeno inarrestabile, cui nulla varrebbero le attività di monitoraggio previste in corso d’opera: la subsidenza indotta, ossia il lento e progressivo sprofondamento del suolo. Altro elemento cui si è dato risalto, il fatto che la ricerca rientri in un percorso denominato dalla Regione stessa Rete Natura 2000, tramite cui si riconosce il valore delle aree nelle quali si è mantenuto l’equilibrio tra la presenza dell’uomo, la conservazione della biodiversità e la tutela di specie animali e vegetali. All’incontro non erano presenti i sindaci, invitati dagli organizzatori, i quali ne hanno sottolineato l’assenza. Il sindaco di Carpi Alberto Bellelli, impossibilitato a presenziare, aveva tuttavia preventivamente inviato una lettera al comitato - di cui non è stata data lettura - per sottolineare la contrarietà del Consiglio comunale «a qualsiasi attività che preveda impatti ambientali negativi sul territorio».
L’intento, considerato che l’area interessata si estende su 102 chilometri quadrati per un totale di 127 mila cittadini, è di portare la voce di questi ultimi in Regione, raccogliendo 50 mila firme nell'arco dei prossimi tre mesi, al termine dei quali dovrebbe iniziare l'attività di estrazione. Così, affinché quante più persone possibili possano conoscere ciò di cui si parla, venerdì sera presso la Sala Peruzzi, i rappresentanti dei comitati presenti nei sette Comuni hanno organizzato il primo di una serie di incontri pubblici. Alle parole della professoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, docente universitario presso la California State University Northridge (USA) e attivista ambientale, è stato affidato il compito - tramite la proiezione di un video - di spiegare nei dettagli i rischi cui si andrebbe incontro con la trivellazione del territorio, già martoriato nel 2012 dal sisma cui vanno imputati 27 morti e danni agli immobili per 11,5 miliardi nella sola Emilia Romagna, in particolare nelle province di Modena e Ferrara.
L’esecuzione di rilievo sismico tridimensionale effettuato con largo uso di vibratori meccanici - ha riferito la scienziata - prevede l’utilizzo di sostanze chimiche che, innanzitutto, non è dato sapere se contamineranno le falde acquifere nell’arco di 10-15 anni e, soprattutto, l’intero procedimento ha un suo rovescio della medaglia, che consiste in un fenomeno inarrestabile, cui nulla varrebbero le attività di monitoraggio previste in corso d’opera: la subsidenza indotta, ossia il lento e progressivo sprofondamento del suolo. Altro elemento cui si è dato risalto, il fatto che la ricerca rientri in un percorso denominato dalla Regione stessa Rete Natura 2000, tramite cui si riconosce il valore delle aree nelle quali si è mantenuto l’equilibrio tra la presenza dell’uomo, la conservazione della biodiversità e la tutela di specie animali e vegetali. All’incontro non erano presenti i sindaci, invitati dagli organizzatori, i quali ne hanno sottolineato l’assenza. Il sindaco di Carpi Alberto Bellelli, impossibilitato a presenziare, aveva tuttavia preventivamente inviato una lettera al comitato - di cui non è stata data lettura - per sottolineare la contrarietà del Consiglio comunale «a qualsiasi attività che preveda impatti ambientali negativi sul territorio».
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