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Modena, il profugo: ho aiutato chi chiedeva aiuto

di Stefano Totaro
Modena, il profugo: ho aiutato chi chiedeva aiuto

Il nigeriano Frank: «Ho subito rincorso lo scippatore, mi è venuto spontaneo. Cerco lavoro, in attesa chiedo l’elemosina»

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MODENA. «È stata una reazione spontanea, non ho dovuto decidere: c’era una persona che aveva bisogno di aiuto e allora io l’ ho aiutata. È naturale che sia così. Anche io sono stato aiutato tanto in questi anni e chi ora mi dà qualche moneta non fa che aiutarmi. Non ci sono differenza tra chi ha bisogno e per quello che posso io do una mano». È contento Osadieduwa Agbonlahor, o meglio Frank, il giovane mendicante che l’altra mattina è intervenuto in occasione di uno scippo in corso Canalchiaro: ha sentito le grida della anziana derubata della borsetta, ha visto il ladro che scappava e si è messo all’inseguimento. E tanto ha fatto che lo scippatore, ormai braccato, ha buttato la borsa contro l’inseguitore. Lui l’ha raccolta e l ha riconsegnata all’anziana che era disperata. Frank, giubbottino chiaro, crocefisso al collo e berretto con visiera in testa, da qualche tempo ha una sua postazione in corso Canalchiaro. Si appoggia educatamente ad una colonna del porticato vicino all’edicola, all’inizio del corso partendo dalla chiesa e quando passa qualcuno mostra il cappello. Non ferma, non blocca i passanti: «Loro mi vedono e se capiscono che ho bisogno allora mi danno qualcosa».

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Frank è un profugo venuto dalla Nigeria. «Sono ormai cinque anni che sono in Italia - racconta facendo il classico gesto della mano per indicare che si sente una specie di veterano - Sono arrivato con le barche, un viaggio terribile e mi hanno portato subito in Sicilia. Lì sono stato qualche anno, ho lavorato, ho ottenuto il permesso poi il lavoro ha iniziato a scarseggiare. Facevo lo stagionale, nei campi, poi aiutavo nei cantieri».
«Un mio connazionale, un mio amico - prosegue- mi ha proposto di venire a Modena: “Perchè non vieni qui” mi ha detto, “in casa mia c’è posto e qui c’è da lavorare anche per te”. Non mi pareva vero. Ho lasciato la Sicilia e sono arrivato a Modena. Grazie al mio amico ho iniziato subito a lavorare ma piano piano c’era sempre meno da fare, il lavoro del cantiere con il tempo era finto e allora ho iniziato a cercare qua e là. Ma è difficile trovare».
«Io vivo nella casa del mio amico, con la sua famiglia - spiega - e sento dentro di me che devo aiutare anche io. E allora, finché non trovo qualcos’altro, chiedo l’elemosina. Verranno tempi migliori».
Sorride, descrive la sua situazione in scioltezza, senza piagnistei, senza “trucchi” da mendicante. Racconta e basta, in modo semplice ma con anche con una venatura di entusiasmo, forse per la sua inaspettata notorietà lungo la “sua” strada.


«Ho sentito una donna urlare, ho guardato in strada uscendo dal porticato è e ho visto uno che correva, che scappava e allora mi sono messo a correre anche io. Non ho avuto paura, non ho proprio pensato che quel ladro potesse farmi del male. Dovevo intervenire e l’ho fatto. Ho urlato di fermarsi, in inglese e nella mia lingua. Mi ero avvicinato molto, l’avevo quasi preso. Lui si è voltato e mi ha tirato la borsa addosso. E allora l’ho raccolta, fine dell’inseguimento». Intanto, a duecento metri di distanza, l’anziana sconvolta era stata soccorsa dai negozianti e passanti. Lui l’ha raggiunta e le ha ridato la borsetta e per poco non è scattato l’applauso. Ma tanti abbracci e strette di mano.
«Ricompensa? Ma no - dice - e poi perché? Tanti mi hanno ringraziato, mi hanno fatto sentire “bene”. Un signora mi ha dato anche cinque euro...»

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