Gazzetta di Modena

Modena

Parliamoci. Quanto vale un sorriso

Enrico Grazioli
Parliamoci. Quanto vale un sorriso

L’editoriale del nostro direttore sulle emozioni suscitate dal disegno di Luciano Pavarotti apparso su un muro della città: “Il cuore ha parlato al cuore con il cuore”

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Quanto vale un sorriso? Quanto e cosa ci dicono migliaia di sorrisi che rispondono a un sorriso? Cosa cambia un sorriso? Magari nulla. Ma non è un caso che, nel momento in cui su un muro dimenticato compare lo sguardo dolcemente, eternamente, sinceramente, furbescamente complice di Luciano Pavarotti (in dimensioni tali che neppure lui, per quanto...), Modena si sciolga. E si riconosce. In un moto di semplice affetto, in un’impronta di nostalgia e di memoria, in un senso di identità ritrovata, anche solo passando in auto su e giù da un cavalcavia non distante dal centro né dal peggio che c’è in città.

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Un murale è bastato, un murale: con l’improntitudine della street art su commissione, senza pregiudizi né tabù, senza dogmi né canoni di bellezza precostituiti, pitturato non importa per conto di chi e per quale fine, senza bisogno di grandi investimenti o di buttare soldi pur di dar da mangiare a qualcuno, di campagne di marketing o esperti di comunicazione.

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Il cuore ha parlato al cuore con il cuore: e la gente ha sorriso. Ce ne ha mandati a valanga via web o per iscritto, con gli emoticon o con qualche parola serena che difficilmente quotidianamente si riscontra nella babele biliosa del nostro stare in relazione, sempre con qualcosa di cui recriminare.

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Lo sottolineiamo perché questo flusso spontaneo a noi dice che c’è una comunità che ha voglia e bisogno anche di simboli. Non da venerare, ma intorno a cui costruire qualcosa che abbia a che fare con l’emozione di vivere in questa città. Non importa tanto che quel murale sarà per anni il solo segno visibile della riconoscenza o almeno del legame con il suo cantore più popolare. Importa che di sorrisi, di spunti così, sparsi per Modena ce ne sono e ce ne possono essere infiniti: come nel copione di un film che attende un regista o almeno uno sceneggiatore all’altezza. Per sottrarsi al destino confuso di diventare un non luogo. A procedere. Senza direzione. Oppure all’indietro, restando fermi, magari a guardare qualche cantiere da bravi umarell brontolosi (oh, che bello, c’è un cantiere, la città è viva, si muove...)

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