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Ragazzo mio, se fai il ribelle io non ti faccio la predica 

di Monica Tappa
Ragazzo mio, se fai il ribelle io non ti faccio la predica 

Lo psicanalista e scrittore Luigi Ballerini ha incontrato i genitori delle “Calvino” «Quando ci accorgiamo che non c’è più dialogo, è il momento di ascoltarli»

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“Stiamo vivendo non tanto un'epoca di cambiamenti, ma un cambio d'epoca… Se non impariamo a prendere la vita come viene, mai impareremo a viverla”. Le riconoscete? Sono frasi di un recente discorso di Papa Francesco. Le ha citate lo psicanalista e scrittore per ragazzi Luigi Ballerini per aprire l’incontro, organizzato da Sara e Giulia della libreria San Paolo, giovedì pomeriggio davanti a genitori e insegnanti alla scuola media Calvino di Modena. Come educare questa generazione ingestibile, arrogante, refrattaria alle regole, iperconnessa, fuori dalle righe? Ballerini legge una frase: “La nostra gioventù ama il lusso, è maleducata, se ne infischia dell’autorità e non ha nessun rispetto per gli anziani. I ragazzi d’oggi sono tiranni. Non si alzano in piedi quando un anziano entra in un ambiente, rispondono male ai loro genitori...”. Alza lo sguardo, osserva l’annuire delle teste del pubblico e sorride con gli occhi. “Questa frase è attribuita a Socrate, che visse dal 469 al 399 prima di Cristo”. Tana. Risate. “In fondo – dice sorridendo – il confronto tra generazioni è un po’ un test di vecchiaia: se uno pensa che i giovani d’oggi siano peggio di quelli di una volta, semplicemente, ragiona da vecchio”.
Usa un tono pacato, Luigi Ballerini, e il timbro caldo accarezza le parole, gioca con le pause, alterna momenti di riflessione ad aneddoti che prendono il nome e la voce di un Matteo o una Federica o un Riccardo nei quali però possiamo veder descritti i nostri figli, i nostri studenti e anche parti di noi, che magari non ricordavamo più. Usa un tono pacato e ci fa sorridere ma non ce le manda a dire. E’ qui per questo, in fondo.
“E’ che i giovani non ci piacciono – continua - anzi spesso ci nasce dentro proprio una feroce antipatia nei confronti di questi ragazzi. Si salvano finché son piccini ma quando diventano giovani uomini e giovani donne ci mettono in difficoltà, ci indispongono. Accade, spesso, perché dimentichiamo un fattore fondamentale: i ragazzi pensano. I bambini pensano. Sono un universo di grandezza e caratteristiche uniche, sono pieni di desideri, di curiosità, di entusiasmo, di sfumature e … a un certo punto anche di ormoni, sì. E a volte fanno di tutto per risultare antipatici. E soprattutto nel periodo adolescenziale ci riescono, spesso, proprio benissimo. E’ che spesso capita anche che quei ragazzi per noi siano il voto che prendono, le gratificazioni che ci regalano, le conferme al nostro essere buoni genitori. Non li ascoltiamo davvero. Non ci ricordiamo che pensano e “sono” un mondo che non è il voto che prendono o la soddisfazione che danno a noi. E se non c’è dialogo, se si interrompe la comunicazione, se arriva il momento in cui si esclama “non mi parla più” quello è proprio il momento in cui dovremmo fermarci a riflettere e vedere qual è la nostra vera posizione , se ci poniamo da giudici, insofferenti, o se li ascoltiamo con simpatia, al di là del giudizio, del giusto o sbagliato che possiamo pensare e attribuire a molti loro comportamenti”.
“Il fatto è – spiega - che se un ragazzo ad esempio inizia a comportarsi in un modo scorretto da qualche parte l’idea è nata e ha fatto breccia e allora è molto più utile capire come e perché piuttosto che scandalizzarsi e urlare o irrigidirsi”. Come si fa? “Un primo passo, conclude Ballerini, è trattar bene le parole dei ragazzi. Cosa significa? Significa ascoltarli davvero, cercare di capire invece di partire subito con le prediche. Accompagnarli a crescere, in fondo, significa imparare a guardarli con occhi nuovi e a … accettarli come sono, non come vorremmo fossero”.
Siete interessati ad approfondire questi argomenti? Ballerini ne parla in “E adesso cosa faccio? Ripensare il rapporto fra genitori e figli” ed. Lindau e “I bravi manager cenano a casa” ed EMI.

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