Tutta Sassuolo in piazza: «Grazie padre Sebastiano»
di Alfonso Scibona
Seicento persone presenti alla consegna della cittadinanza onoraria al frate In dono anche una maglia neroverde personalizzata. Applausi e commozione
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«Non si può non voler bene ad un frate così».
Le parole, spontanee, sono uscite dalla bocca di alcune tra le centinaia e centinaia di persone presenti ieri pomeriggio in piazza Garibaldi, quando a padre Sebastiano Bernardini da Verica, fondatore ed anima del ricreatorio San Francesco, è stata concessa la cittadinanza onoraria.
Un cerimoniale semplice e concentrato, con il quale la Sassuolo buona ha celebrato una persona che ha mescolato sapientemente la sua origine umile ai fasti della televisione (partecipazioni a quiz ed altri programmi), la sua fede da frate ai fasti degli stadi come San Siro ed altri templi del calcio assoluto. Tutto questo accadeva alcuni decenni or sono, quando il Sassuolo galleggiava in quarta serie, e non nel paradiso della serie A o addirittura dell’Europa League come avviene nei giorni nostri.
Ieri pomeriggio, come allora, il piglio di padre Sebastiano è lo stesso, decennio più, decennio meno, anche se i 90 anni compiuto lo scorso mese hanno aggiunto tanto al suo fisico, ancora in grande forma. La piazza era colma come per le grandi occasioni, oltre 500/600 persone a sedere e tanti sotto i portici. Tra le persone che hanno portato messaggi di saluto per l’evento il parroco dell’Unità pastorale del centro don Giovanni Rossi (che sta lavorando tanto per la riapertura delle varie strutture del ricreatorio, in primis il bar, un nuovo campo ed un’area giochi); poi il presidente del Sassuolo Carlo Rossi, che ha donato una maglia neroverde con il 90 ed un simpatico “Seb” scritto dietro alle spalle; il direttore della casa di riposo “Francesco e Chiara” di Pavullo Rino Bellori; Alberto Ansaloni (al posto del padre Pippo, indisposto) che ha ricordato alcuni eventi organizzati in collaborazione; “Nano” Casarotti, anima della San Francesco calcio (insieme al compianto “Jack” Bellei) con il quale sono stati organizzati una miriade di eventi.
Padre Sebastiano alla fine è sembrato meno presente e pimpante del solito quando gli hanno lasciato il palco, dove è rimasto da solo e non gli sono mancati momenti di commozione che hanno interrotto il discorso che si era preparato “per non dimenticare nulla”.
«Voi mi premiate – ha detto – con questo riconoscimento che mi rende cittadino di Sassuolo. In verità personalmente non ho fatto nulla, sono stato solo uno strumento della Provvidenza, che si è servita di me sia nello sport per i ragazzi del ricreatorio, sia per gli eventi che abbiamo organizzato insieme a tanti volontari, tra cui un’ottantina di pellegrinaggi a Roma, in udienza da diversi pontefici, sia per gli eventi che sono costati tanti soldi, come la chiesa, il campo da calcio, la casa di riposo “Francesco e Chiara” ed altro ancora. Tutto questo è stato possibile grazie soprattutto alla magnanimità di tanti industriali sassolesi, che vedo qui in piazza oggi e che colgo l’occasione per ringraziare. Spero che questo continui e che si dia seguito ad un nuovo progetto che ho lanciato, da realizzarsi nell’ex convento, ormai chiuso, di Pavullo e che abbiamo denominato “Dopo di noi”. Ringrazio tutti e vi do la mia benedizione».
Le parole, spontanee, sono uscite dalla bocca di alcune tra le centinaia e centinaia di persone presenti ieri pomeriggio in piazza Garibaldi, quando a padre Sebastiano Bernardini da Verica, fondatore ed anima del ricreatorio San Francesco, è stata concessa la cittadinanza onoraria.
Un cerimoniale semplice e concentrato, con il quale la Sassuolo buona ha celebrato una persona che ha mescolato sapientemente la sua origine umile ai fasti della televisione (partecipazioni a quiz ed altri programmi), la sua fede da frate ai fasti degli stadi come San Siro ed altri templi del calcio assoluto. Tutto questo accadeva alcuni decenni or sono, quando il Sassuolo galleggiava in quarta serie, e non nel paradiso della serie A o addirittura dell’Europa League come avviene nei giorni nostri.
Ieri pomeriggio, come allora, il piglio di padre Sebastiano è lo stesso, decennio più, decennio meno, anche se i 90 anni compiuto lo scorso mese hanno aggiunto tanto al suo fisico, ancora in grande forma. La piazza era colma come per le grandi occasioni, oltre 500/600 persone a sedere e tanti sotto i portici. Tra le persone che hanno portato messaggi di saluto per l’evento il parroco dell’Unità pastorale del centro don Giovanni Rossi (che sta lavorando tanto per la riapertura delle varie strutture del ricreatorio, in primis il bar, un nuovo campo ed un’area giochi); poi il presidente del Sassuolo Carlo Rossi, che ha donato una maglia neroverde con il 90 ed un simpatico “Seb” scritto dietro alle spalle; il direttore della casa di riposo “Francesco e Chiara” di Pavullo Rino Bellori; Alberto Ansaloni (al posto del padre Pippo, indisposto) che ha ricordato alcuni eventi organizzati in collaborazione; “Nano” Casarotti, anima della San Francesco calcio (insieme al compianto “Jack” Bellei) con il quale sono stati organizzati una miriade di eventi.
Padre Sebastiano alla fine è sembrato meno presente e pimpante del solito quando gli hanno lasciato il palco, dove è rimasto da solo e non gli sono mancati momenti di commozione che hanno interrotto il discorso che si era preparato “per non dimenticare nulla”.
«Voi mi premiate – ha detto – con questo riconoscimento che mi rende cittadino di Sassuolo. In verità personalmente non ho fatto nulla, sono stato solo uno strumento della Provvidenza, che si è servita di me sia nello sport per i ragazzi del ricreatorio, sia per gli eventi che abbiamo organizzato insieme a tanti volontari, tra cui un’ottantina di pellegrinaggi a Roma, in udienza da diversi pontefici, sia per gli eventi che sono costati tanti soldi, come la chiesa, il campo da calcio, la casa di riposo “Francesco e Chiara” ed altro ancora. Tutto questo è stato possibile grazie soprattutto alla magnanimità di tanti industriali sassolesi, che vedo qui in piazza oggi e che colgo l’occasione per ringraziare. Spero che questo continui e che si dia seguito ad un nuovo progetto che ho lanciato, da realizzarsi nell’ex convento, ormai chiuso, di Pavullo e che abbiamo denominato “Dopo di noi”. Ringrazio tutti e vi do la mia benedizione».
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