SAN FILIPPO NERI
Una sera con padre Solalinde, l’amico dei migranti latinos
Arriva a Modena uno dei più conosciuti difensori dei migranti al mondo. Lunedì alle 21 all’Ostello S. Filippo Neri (Via S. Orsola 52) interverrà padre Alejandro Solalinde, prete messicano candidato...
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Arriva a Modena uno dei più conosciuti difensori dei migranti al mondo. Lunedì alle 21 all’Ostello S. Filippo Neri (Via S. Orsola 52) interverrà padre Alejandro Solalinde, prete messicano candidato al Premio Nobel per la Pace 2017, minacciato più volte di morte dai narcotrafficanti per il suo impegno a difesa dei migranti che dal Centroamericano transitano in Messico verso gli Stati Uniti.
L’incontro avviene in occasione della pubblicazione de libro “I narcos mi vogliono morto” (Editrice missionaria italiana), il libro-verità di padre Solalinde scritto insieme alla giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi. Sulla sua testa pende una taglia di un milione di dollari: è questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso padre Solalinde, il più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde dal 2011 vive sotto scorta armata (4 uomini vegliano sempre sulla sua sicurezza) per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità.
Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua vicenda nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria ed ebook dal 4 maggio).
L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».
L’incontro avviene in occasione della pubblicazione de libro “I narcos mi vogliono morto” (Editrice missionaria italiana), il libro-verità di padre Solalinde scritto insieme alla giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi. Sulla sua testa pende una taglia di un milione di dollari: è questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso padre Solalinde, il più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde dal 2011 vive sotto scorta armata (4 uomini vegliano sempre sulla sua sicurezza) per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità.
Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua vicenda nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria ed ebook dal 4 maggio).
L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».
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