FEDERALBERGHI MODENA E il caso ‘Airbnb’
«Affittacamere sul web Qui l’abusivismo dilaga»
La tentazione, per il primo di luglio, è venuta a tanti modenesi: «E se affittassi casa mia? Dopotutto i fan di Vasco dovrebbero essere tranquilli…». Ma al di là delle opportunità legate al maxi...
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La tentazione, per il primo di luglio, è venuta a tanti modenesi: «E se affittassi casa mia? Dopotutto i fan di Vasco dovrebbero essere tranquilli…». Ma al di là delle opportunità legate al maxi evento che attende Modena tra un mese e mezzo, il tema si pone tutti i giorni, anche in una città non propriamente turistica. Perché, tra annunci ‘fai da te’ e siti web, negli ultimi anni è esploso il fenomeno degli alloggi privati messi in affitto abusivamente ad uso turistico. A fare i conti per la provincia di Modena è stata Federalberghi, la sigla di settore di Confcommercio, secondo la quale sono più di 600 gli alloggi affittati da privati attraverso i portali internet dedicati al turismo. Un numero importante, che equivale a circa duemila posti letto, e che sfrutta in gran parte (70%) il sito ‘Airbnb’, uno dei punti di riferimento per la ricerca di alloggi alternativi agli hotel. L’indagine ha permesso di evidenziare la grande varietà di alloggi privati messi in affitto in città: «Si va dal caratteristico e accogliente bilocale in centro storico - spiega Federalberghi - alla dimora tipica e centrale, passando per la villa con piscina a dieci minuti da Modena». Una questione che non riguarda solo le grandi città turistiche, insomma, ma anche la nostra provincia: ad aprile, il solo sito ‘Airbnb’ proponeva ben 402 alloggi a Modena, di cui 193 (il 48%) riguardavano appartamenti interi. Affitti non occasionali, dal momento che quasi tre quarti di questi annunci (293) erano disponibili per più di sei mesi, mentre quasi la metà (171) sono gestiti da proprietari che hanno in affitto diversi alloggi. «Numeri - riprende l’associazione - che confermano come il sommerso nel turismo, anche nella nostra provincia, abbia raggiunto livelli di guardia. Quelli raccolti sono dati oltremodo importanti - continua la sigla degli albergatori - perché smascherano definitivamente le quattro grandi bugie della cosiddetta ‘sharing economy’: non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare, visto che la maggior parte degli annunci si riferisce all'affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno; inoltre, non è vero che si tratta di attività occasionali, visto che la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi all'anno. Ancora, non è vero che si tratta di forme integrative del reddito, dal momento che si tratta di attività economiche a tutti gli effetti; infine, non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta, visto che gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle località turistiche, dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali. Di conseguenza, il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un'esperienza autentica e si eludono le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. Chiediamo dunque e per l'ennesima volta - conclude l’associazione - che venga messa in campo una attività di controllo e verifica ad hoc, capace contrastare gli abusi, e che l'attività di vigilanza venga esercitata con efficacia».
Luca Gardinale
Luca Gardinale
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