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Il sindacato di polizia «Bugie dal Governo sul caso Mirandola» 

Il sindacato di polizia «Bugie dal Governo sul caso Mirandola» 

Risposta all’interrogazione parlamentare bocciata dal Siulp: «Si basa su dati falsi ed edulcorati, situazione ben più grave»

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MIRANDOLA. La risposta in politichese del governo scatena la rabbia dei sindacati di polizia per la situazione che si è creata a Mirandola. In una nota il Siulp, il principale sindacato di categoria, boccia - tra domande, repliche ironiche e dati - i contenuti della posizione istituzionale espressa dal sottosegretario agli Interni, Bocci, innescata da una interrogazione del parlamentare finalese Ferraresi.
«Non senza stupore - recita il lungo comunicato del Siulp - apprendiamo che le varie riunioni “in loco” del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, possano essere considerate una soluzione più o meno valida alle lamentate carenze sollevate sia dal Siulp che da vari esponenti politici, mentre non risulta in alcun modo che le iniziative dei Sindaci dell’Area Nord, riguardo l’ammodernamento e potenziamento delle telecamere, abbiano avuto particolare impulso dalle Autorità Provinciali».
«Men che meno risulta al Siulp che sia stata promossa una maggiore interazione tra le Forze di Polizia e le Polizie Municipali. Anzi, è stato più volte segnalato da questa e altre organizzazioni sindacali un grave stop imposto dal Questore Fassari alla collaborazione tra le due forze», attacca il sindacato, ripassando le linee guida del nuovo questore, con il quale le collaborazioni sono di fatto precipitate.
«Stupisce anche che vengano segnalate trenta unità in servizio presso il Commissariato, mentre già da mesi sono in realtà solo ventotto (28), per cui le unità mancanti all’appello non sono sei, ma otto: tutto questo, naturalmente, omettendo di dire che la carenza di personale è riferita ad una pianta organica che risale al 1989, quando le situazioni nazionali e locali erano ben diverse da quelle odierne».
Per il sindacato, Mirandola necessita disperatamente di agenti e assistenti.
«Non appare comprensibile, poi, il perché si rimarchi che la Questura di Modena possa contare su quattro operatori in più rispetto alla pianta organica (sempre del 1989…): quegli agenti prestano servizio a Modena e non possono essere trasferiti d’imperio a Mirandola, né dal Questore e né dal Ministero».
Il sindacato invece conferma che che dal 1° gennaio 2016 vengono inviati a Mirandola equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine di Reggio Emilia. «Ma si dimentica di dire che ciò, in oltre 16 mesi, è avvenuto per non più di dieci volte in totale e mai in orario serale e/o notturno», è la replica. «Crea sconcerto l’affermazione secondo la quale i servizi di prevenzione generale (le pattuglie sul territorio) vengano di volta in volta rimodulati nel corso di riunioni tecniche, secondo strategie che garantiscono sempre un’adeguata presenza di operatori sul territorio. Ma se la presenza sul territorio è sempre adeguata, perché allora ci sono state “in loco” diverse riunioni del Comitato Per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica? Perché i sindaci hanno elaborato un piano di interventi riguardo telecamere e impianti d’allarme? Perché dal 1° gennaio 2016 vengono inviati a Mirandola gli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine? Perché politica, sindacati, cittadini e mass media segnalano il problema sicurezza e criminalità?».
Sulla sede del Commissariato di Mirandola, il sindacato sottolinea il silenzio del Governo a proposito del debito sinora accumulato per il mancato pagamento del canone di locazione della attuale sede (un appartamento), mentre si ipotizza per la primavera del 2019 (slittando di mesi) la consegna dell’ex “Casa del Fascio”. «In conclusione, possiamo affermare che la risposta fornita in sede d’interrogazione parlamentare contiene imprecisioni, inesattezze e omissioni e ci impone di chiedere pubblicamente chi e perché abbia fornito al Ministero dell’Interno dati e considerazioni che non rispondono a verità. Crediamo che non solo gli operatori di polizia ma tutti i cittadini e i rappresentanti delle istituzioni locali, abbiano il diritto di sapere se il quadro edulcorato che scaturisce in esito a questa interrogazione, sia figlio dell’improvvisazione o della malafede», chiude la nota sindacale, invitando la politica a darsi da fare per prendere atto e rispondere alla realtà attuale. (ase)

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