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Posti letto per ricoveri, è guerra  

Posti letto per ricoveri, è guerra  

Mirandola. L’Ausl smentisce i tagli: «Solo fantasiose bugie». Ma Gibertoni insiste

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MIRANDOLA. «Nessun taglio di posti letto, né depotenziamento dell’Ospedale. La riorganizzazione dell'area medica, i cui posti letto erano e restano complessivamente 60, offrirà risposte più adeguate. Il differente modello adottato lascia invariata la ricettività dando – contrariamente a quanto si vuol far credere – maggiore flessibilità nell’utilizzo dei posti letto». È quanto replica l’Ausl alle preoccupazioni espresse da Giulia Gibertoni (consigliere regionale M5S) a proposito di una riorganizzazione che assorbirebbe altri dieci posti.
«La nuova area di degenza breve internistica dell’Ospedale di Mirandola - spiega l’Ausl - garantirà percorsi dedicati, con ricoveri più brevi per i casi meno complessi. Un iter diagnostico abbreviato, di norma non superiore ai 3 giorni, consentirà di inquadrare la patologia del paziente, formulare una diagnosi ed un piano terapeutico, usufruendo di prestazioni diagnostiche, di consulenza, o terapeutiche con tempistica analoga alle prestazioni urgenti di Pronto soccorso. L`area di degenza breve accoglierà pazienti di tutte le discipline internistiche inclusa la cardiologa, cosi come nella restante area medica la Medicina Interna, Cardiologia e Pneumologia manterranno la loro vocazione per accogliere pazienti che necessitano di degenza specialistica, ognuna con il proprio personale. Ogni disciplina disporrà quindi di un numero di posti letto che sarà legato al bisogno clinico del paziente, potendo, laddove necessario, ricoverare in ogni disciplina ben più di un rigido numero di posti letto, che rappresenta una visione oramai `medioevale` di qualsiasi ospedale».
«È sconcertante che un impegno così rilevante che parte proprio dai professionisti, venga svilito da affermazioni fantasiose, prive di conoscenza del tema e di qualsivoglia fondamento».
«È sconcertante - replica a stretto giro la Gibertoni - leggere nella risposta dell'Asl a una questione così grave come il depotenziamento di un ospedale le solite frasi scritte nel burocratese di una volta e i poveri paraventi lessicali dietro cui si nasconde la vera e costante sottrazione dei servizi. È sconcertante che un depotenziamento cosí rilevante - che parte dai "manager" e non dal personale ospedaliero - venga perpetrato in modo quasi indisturbato e contro l'interesse pubblico in una zona già duramente colpita dal sisma e ancora in attesa di 68 posti letto garantiti col Pal e mai concessi. Una unità di degenza breve va benissimo, ma solo se è in aggiunta e non se toglie posti già esistenti a pazienti seri che di ricovero rapido non hanno bisogno e necessitano di cure più lunghe. A meno non si pensi che la biologia debba adattarsi alle tabelle excel».

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