E Abbasi da Kabul ha scoperto Ungaretti
Si chiamano Irina, Najlaa, Osas, Cesario, Shakir. Sono i novelli poeti e attori del Cpia1 di Sassuolo. La loro età varia così come la loro storia e la loro cultura di origine. Vengono dall'Afghanistan...
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Si chiamano Irina, Najlaa, Osas, Cesario, Shakir. Sono i novelli poeti e attori del Cpia1 di Sassuolo. La loro età varia così come la loro storia e la loro cultura di origine. Vengono dall'Afghanistan, dall'Ucraina, dalla Nigeria, dal Benin, dal Marocco. Sono arrivati in Italia negli ultimi due anni con l'idea di studiare, di imparare la lingua italiana come requisito fondamentale per accedere al mondo del lavoro. C'è Abbasi, che viene da Kabul e che si è emozionato recitando le poesie di Ungaretti perché, lui, la guerra la conosce bene. C'è Bayeefall senegalese di 27 anni arrivato in Italia due 2 anni fa.
«Nel mio paese frequentavo una scuola coranica, una madrasa, poi ho completato gli studi superiori in un istituto francese ma per problemi economici non sono riuscito a continuare gli studi all'università. Così, su consiglio di un amico già emigrato, mi sono trasferito in Libia. Ma il paese era in guerra civile e sono scappato su un gommone verso Lampedusa. La barca era quasi alla deriva quando arrivarono i pescherecci siciliani a salvarci. Oggi vivo a Fiorano, faccio l'artigiano e frequento la scuola media del Cpia1».
Incontriamo anche Ludmila, una signora moldava arrivata in Italia nel 2015 per offrire cure migliori al figlio gravemente malato.
«Ho deciso di curarlo in Italia, ho mollato tutto per lui, ero medico pediatra nel mio paese - racconta - Ora mio figlio sta guarendo e si è iscritto all'università mentre io ho preso a studiare l'italiano al Cpia1. La mia vita è qui a Sassuolo ora». (g.gasp.)
«Nel mio paese frequentavo una scuola coranica, una madrasa, poi ho completato gli studi superiori in un istituto francese ma per problemi economici non sono riuscito a continuare gli studi all'università. Così, su consiglio di un amico già emigrato, mi sono trasferito in Libia. Ma il paese era in guerra civile e sono scappato su un gommone verso Lampedusa. La barca era quasi alla deriva quando arrivarono i pescherecci siciliani a salvarci. Oggi vivo a Fiorano, faccio l'artigiano e frequento la scuola media del Cpia1».
Incontriamo anche Ludmila, una signora moldava arrivata in Italia nel 2015 per offrire cure migliori al figlio gravemente malato.
«Ho deciso di curarlo in Italia, ho mollato tutto per lui, ero medico pediatra nel mio paese - racconta - Ora mio figlio sta guarendo e si è iscritto all'università mentre io ho preso a studiare l'italiano al Cpia1. La mia vita è qui a Sassuolo ora». (g.gasp.)
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