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Modena

Ecco la scuola multietnica che non conosce età e lingua 

di Gaetano Gasparini
Ecco la scuola multietnica che non conosce età e lingua 

Festa di fine anno per il Cpia1 che da otto anni unisce profughi, esuli, ragazzi italiani con un passato difficile e adulti che vogliono completare studi interrotti 

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«Possono esistere problemi lessicali, ma la poesia è un linguaggio universale che parla al cuore e non ha bisogno di intermediari», dice Edoardo Ricci, insegnante di lingua italiana per stranieri al Cpia1 (Centro Provinciale Istruzioni Adulti) di Sassuolo, sede di San Francesco, dove studenti, famiglie, docenti e bidelli si sono ritrovati insieme per festeggiare la conclusione dell'anno scolastico.
Attivo dal 1999, il Cpia1 di Sassuolo è una delle sedi storiche dell'alfabetizzazione, dell'Italiano L2 e dei corsi di scuola media per adulti della provincia di Modena.
Oggi conta oltre 600 iscritti. «I percorsi che offre questo Cpia e le esperienze che, negli anni, ha portato avanti, lo rendono un laboratorio di cittadinanza, intercultura e confronto civile tra persone con storie, vissuti, religioni, lingue e competenze diversificate, accomunate dalla volontà di avere un ruolo attivo nella società in cui vivono»,, dice Simona Salierno, coordinatrice del Cpia locale che conta varie sedi dislocate sul territorio.
Erano due i saggi presentati dagli studenti, a compimento dei laboratori di teatro e poesia che hanno caratterizzato la didattica della scuola più multietnica di Sassuolo. Inziative che l'istituto ha realizzato in collaborazione con la Compagnia delle Lucciole di Modena e con l'Associazione Poeti Erranti” di Terracina. Temi portanti delle due rappresentazioni, a cui hanno partecipato studenti di età e origini diverse, il sogno, il viaggio e la speranza di un futuro migliore. «L'età degli studenti è varia, ci sono richiedenti asilo ma anche ragazzi italiani con un passato difficile e adulti che sono ripartiti dalle scuole medie per completare studi interrotti in precedenza», spiega Simona Salierno. La festa è cominciata nel pomeriggio con la messa in scena teatrale: «Abbiamo chiesto a ciascuno dei partecipanti di scrivere un breve testo sulla propria vita, sul proprio passato e sui sogni personali per farne un copione unico, è emersa tanta energia e voglia di riscatto soprattutto per coloro che sono giunti in Italia in condizioni di povertà», dice Francesco Farioli, operatore teatrale. Studenti e docenti hanno poi presentato il saggio di poesia, curato dal poeta Elvio Ceci, con testi originali e molto personali scritti dagli stessi corsisti. «La scoperta della poesia ha aperto il cuore a tutti gi studenti, quell'autenticità dei sentimenti che solo la poesia è in grado di restituire», racconta Edoardo Ricci, docente e collaboratore del laboratorio di poesia. «Le poesie che gli studenti hanno più apprezzato sono quelle di Ungaretti e “Milano, agosto 1943” di Quasimodo; per molti alunni stranieri la guerra non è concetto astratto come per la gioventù italiana, sono temi con i quali hanno purtroppo confidenza e sanno cosa significa rinascere dalle proprie macerie», conclude Ricci. La festosa inziativa si è chiusa, oltre che con la promessa da parte dei docenti di ripetere l'esperimento poetico-teatrale sin dall'anno prossimo, con un buffet e i balli e la musica dei percussionisti africani.

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