Gazzetta di Modena

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Padre Solalinde a Modena: «Siamo tutti migranti»

di Luca Gardinale
Padre Solalinde a Modena: «Siamo tutti migranti»

Il celebre sacerdote odiato dai narcos parla di confini, droga e anche speranza

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MODENA. Fa fatica a parlare del Messico. Fa fatica a parlare di quel mondo tanto lontano da noi, e soprattutto tanto lontano dall’immagine riflessa in Europa, quella del Paese dalle spiagge da sogno.
Ma alla fine lo fa: lo fa per i tanti modenesi che sono venuti a sentirlo, lo fa perché «davanti a me vedo tante mamme e tanti papà, e penso che ognuno di voi starebbe malissimo se fosse suo figlio a trovarsi in una situazione del genere…»


La situazione, drammatica, è quella dei migranti che attraversano il Messico per raggiungere gli Stati Uniti, e a raccontarla è padre Alejandro Solalinde, che lunedì sera ha presentato il suo libro “I narcos mi vogliono morto - Un prete contro i trafficanti di uomini” all’ostello San Filippo Neri di via Sant’Orsola.
Figura leggendaria in Centro America, da sei anni sotto scorta armata, padre Solalinde è responsabile del centro di accoglienza di Ixtepec, nel sud del Paese, dove ogni anno transitano 20mila migranti.
E davanti a più di cento persone, padre Alejandro ha raccontato una realtà agghiacciante, fatta di rapimenti, omicidi e traffico di organi: «La situazione dei migranti è molto difficile - ha spiegato - perché le persone che arrivano non hanno un posto in cui stare, ma se tornassero indietro probabilmente verrebbero uccise».
«Tutto il Messico è una lunga frontiera pericolosissima - ha detto ancora padre Alejandro - e i migranti che lo attraversano per raggiungere gli Usa rischiano il rapimento e l’uccisione».


Nell’ “albergue” gestito a Ixtepec, “Hermanos en el camino”, padre Solalinde e i suoi collaboratori assistono i migranti con medici, infermieri e psicologi, dando loro anche la possibilità di lavorare temporaneamente.
«Il fatto - ha spiegato ancora il sacerdote messicano - è che siamo tutti migranti, perché siamo tutti di passaggio in questa vita. Siamo fratelli nel cammino, come spiega il nome dell’albergue, e siamo tutti indigenti, nel senso che abbiamo tutti le stesse necessità basiche. Spesso dimentichiamo che potremmo anche avere tutti i soldi del mondo, ma prima o poi dovremo lasciarli».


Tornando alla brutalità dei narcos messicani, padre Alejandro ha spiegato che «nel primo semestre del 2009 ci sono stati quasi 10mila sequestri di immigrati, anche se poi la criminalità ha scoperto che esiste un modo più efficace per fare soldi, ovvero il traffico di organi».
Un impegno che ha portato il sacerdote messicano a finire nel mirino dei narcos: «Sei anni fa il crimine organizzato avrebbe potuto uccidermi - ha spiegato ancora padre Solalinde - ma mi ha lasciato vivere. Ancora non so per quale motivo non mi abbiano eliminato: poi, un pentito spiegò che quella notte aveva chiamato il suo capo per avere conferma sull’ordine di uccidermi, ma il capo disse “torna al tuo lavoro e lascia stare il prete per ora”. Tuttora non so perché mi abbiano tenuto in vita, anche perché il ragazzo che raccontò questa cosa, pentendosi, venne ucciso due mesi dopo. Del resto, lui stesso era passato dal nostro ‘albergue’…»

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